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Notizie e smentite, opinion leader e gente comune: a chi credere? Ma, soprattutto, perché?


Stavolta è di comunicazione in generale che intendo parlare. E anche se nel mio lavoro ho sempre cercato di mantenere equilibrio nei giudizi che ho espresso, ora, pur rischiando di cadere nell’esagerazione, dico: Mi sono categoricamente stufata di leggere i giornali e guardare la tv. E non mi riferisco soltanto alla discutibile proliferazione dei reality show – dai quali forse produttori ed emittenti si stanno lentamente allontanando (e per fortuna!) – ma a tutto il contenuto televisivo, telegiornali e trasmissioni di informazione inclusi. È una continua rincorsa alla smentita: un attimo prima una notizia, un attimo dopo il suo contrario. Vien quasi voglia di rimpiangere Emilio Fede: di lui, almeno, avevamo certezza ed era noto a tutti il suo orientamento. Insomma, non ci confondeva.
Ma gli altri: assisto impotente a trasmissioni in cui non mi si lascia la facoltà di capire qual è l’ideologia o la corrente che nasconde, in un’ambiguità pericolosa. L’importante, a quanto pare, è esserci. Per non parlare poi degli opinionisti: non riesco ancora, alla mia età e con il mio background, a capire chi li qualifica come tali. Chi li legittima? Pur di apparire, parlano di tutto. Soubrette che parlano di delitti, comunicatori che parlano di politica. Come direbbero a Roma, «Ma de che?».
Si è persa l’elegante coincidenza tra essere e apparire. Quello che credo è che quelli che “sono”, oggi più che mai, non hanno bisogno di apparire. E questo non è in conflitto con ciò che faccio da decenni: la comunicazione, malgrado i luoghi comuni e le correnti di chi si proclama maestro, non è affatto soltanto apparire. Ricapitolando, ieri guardavo una trasmissione e di fronte all’ennesimo opinion leader, ho premuto Off e sono andata a fare una passeggiata sul lungolago con il cane.
Un’ultima postilla, ma sempre in tema: sono letteralmente sorpresa dalla capacità di tante persone comuni di muoversi e parlare davanti alla telecamera. Ancor di più resto stupita quando, negli approfondimenti su fatti di cronaca piuttosto drammatici, compaiono i parenti colpiti dalla disgrazia. Tolta naturalmente l’eccezione di qualcuno, che resta confinato nella propria dignità, tutti corrono in tv.
Ma l’aspetto che più di tutti mi colpisce è che sembrano attori consumati. Quando sono stata invitata al Poli.Design a parlare di comunicazione, ritrovarmi di fronte a una platea così ampia mi ha emozionata, eppure non sono proprio quella che si definirebbe una neofita. Bah, restano due ipotesi: o sono rimbambita, o sono invecchiata. Ma, mentre cerchiamo la risposta – se ci interessa -, cerchiamo di essere, più che di apparire.


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