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Nobel per la pace, la presidente liberiana Sirleaf impegnata nella lotta ai diamanti insanguinati

Tre i Nobel per la pace assegnati cinque giorni fa a Oslo. A tre donne: le due liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee, e la yemenita Tawakkol Karman, tutte protagoniste di profonde lotte a favore dei diritti femminili.

Tra loro, la prima, dal 2005 presidente della Liberia (la prima donna a guidare uno Stato africano e oggi in lizza per la rielezione), nel suo lungo percorso civile e politico si è particolarmente distinta anche nella questione dei diamanti insanguinati.

Oratrice alla Conferenza di Anversa sul Diamante nel 2007 – nel suo passato anche una lunga lotta contro l’ex presidente Charles Taylor, chiamato “il signore della guerra” e oggi sotto processo dalla Corte Speciale della Sierra Leone per crimini di guerra e delitti contro l’umanità – è stata in prima fila anche nel contrasto al fenomeno dei diamanti insanguinati. In quella occasione la Sirleaf, infatti, parlò di una “risorsa maledetta” e dei conflitti che tale risorsa aveva provocato nel paese attraverso l’utilizzo dei ricavi per alimentare conflitti e disordini ai confini. Specificò poi di essere lì con lo scopo di mostrare al mondo dei diamanti che la Liberia era recentemente diventata membro del Kimberley Process e questo rappresentava un netto cambiamento di rotta.

Durante la visita ad Anversa, l’Idi, Israel Diamond Institute, avviò inoltre un protocollo di intesa con la Liberia per favorire la cooperazione strategica tra le industrie diamantifere dei due paesi. Già all’epoca il presidente dell’Idi Moti Ganz così parlò della figura di Johnson Sirleaf: “Un nuovo spirito dell’Africa, che porta grande speranza a tutti i paesi dell’area. È una donna la cui visione è determinata a migliorare il destino della propria terra e della sua gente”. Oggi, in occasione dell’assegnazione del Nobel per la pace alla presidente liberiana, Ganz ha confermato il giudizio: “È un modello per le donne di tutta l’Africa e del mondo”.

Ellen Johnson Sirleaf, nata nella capitale liberiana di Monrovia, ma in seguito trasferitasi negli Stati Uniti dove ha conseguito una laurea in Contabilità presso il Madison College of Economy e un Master in Amministrazione Pubblica alla Kennedy School dell’Università di Harvard, ha trascorso più di un anno di carcere per mano della dittatura militare del generale liberiano Samuel Doe, poi scalzato, torturato e ucciso da Charles Taylor. Ha condotto una campagna senza sosta per rimuovere Taylor e svolto un ruolo attivo e di sostegno nel governo di transizione della Liberia.

In apertura, la visita della Sirleaf in Israele nel 2007


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