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INCHIESTA / NICHEL: a rischio le giacenze in cassaforte

 

È un cambiamento epocale, un passaggio dovuto ma che, di fronte ad alcune lacune, rischia di provocare non poche difficoltà al settore orafo: è l’entrata in vigore della nuova norma sulle cessioni di nichel, a partire dal prossimo primo aprile. Manca davvero poco: produttori, distributori, dettaglianti, tutti gli operatori della filiera sono tenuti a conformarsi alla EN 1811:2011 – che sostituisce quella del 2008 – relativa alle leghe 18 carati negli oggetti a contatto con la pelle come i gioielli. I limiti, in realtà, sono rimasti gli stessi (0.5 microgrammi per centimetro quadrato a settimana per gli oggetti a contatto, 0.3 microgrammi per centimetro quadrato a settimana per oggetti su parti perforate): ad essere cambiati sono altri requisiti che rendono di fatto più frequente il raggiungimento della soglia prevista dalla legge.

La nuova norma indica i criteri attraverso i quali determinare se gli articoli che ne sono oggetto sono conformi all’allegato XVII – punto 27 del regolamento CE 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio (il cosiddetto regolamento REACH, o regolamento in tema di restrizioni). Le sanzioni per chi viola le prescrizioni contenute sono pesanti: in violazione degli obblighi derivanti dall’articolo 67 del regolamento e, salvo che il fatto costituisca più grave reato “il fabbricante, l’importatore, il rappresentante esclusivo o utilizzatore a valle che fabbrica, immette sul mercato o utilizza una sostanza in quanto tale o in quanto componente di un preparato o di un articolo non conformemente alle condizioni di restrizioni previste (…) è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 40.000 a 150.000 euro”. Fino al marzo del 2011, la quantità di nichel rilasciato veniva diviso per 1/10 a fini correttivi; inoltre, sulla percentuale di sostanza influiscono non soltanto le altre sostanze presenti (silicio, in particolare) ma anche lo stato fisico: tecnicamente, la “forma” dell’oggetto e le tecniche di lavorazione.

Resta il problema delle giacenze di magazzino: se da un lato è vero che fino al 31 marzo il produttore potrebbe fornire al dettagliante prodotti non conformi dal giorno seguente, cosa accade alle casseforti delle gioiellerie?

“Ad oggi (24 febbraio, ndr) Federpreziosi unitamente alle Associazioni di categoria sta intervenendo nelle sedi opportune (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute e, soprattutto, Commissione Europea) – si legge in una nota della Federazione nazionale dettaglianti orafiper cercare di “congelare” l’entrata in vigore della norma tecnica aggiornata EN 1811:2011. che disciplina i metodi di prova per i test di cessione del Nickel e non i limiti che devono essere rispettati dai prodotti, ma, ad oggi, non ci sono novità in proposito. L’unica possibilità di intervento sembrerebbe quella di avviare un’azione di lobby presso il Governo italiano – sia pure con la difficoltà di contemperare le ragioni d’urgenza dettate dall’ormai prossima entrata in vigore del nuovo regime con l’inevitabile avvicendamento, a seguito delle scadenze elettorali di questi giorni dei soggetti da investire della questione. Una simile azione, finalizzata ad attivare gli eventuali possibili strumenti di contrasto/sospensione di un provvedimento comunitario (ad es., ove percorribile, il ricorso alla clausola di salvaguardia), presuppone una forte volontà politica a livello nazionale e necessita di sponde adeguate a livello comunitario (ad es. associazioni di categoria europee) oltre che di un supporto di carattere tecnico che abbia fondamento sulla base di adeguati studi scientifici. A tal fine Federpreziosi ha avviato contatti con le altre associazioni di rappresentanza imprenditoriale del settore sia nazionali che europee rappresentando l’opportunità di una azione comune sulla problematica nichel”.

“Per i prodotti rimanenti le soluzioni sono essenzialmente due – spiega Elio Poma, direttore tecnico Laboratorio Metalli Preziosi Camera di Commercio di Vicenza -: fondere il prodotto recuperando l’oro puro oppure effettuare rodiatura o trattamento galvanico equivalente in modo tale da non permettere il rilascio del nichel. Anche in questo caso sarà necessario fare dei test per capire lo spessore del trattamento galvanico necessario e si dovrà fare molta attenzione a non abbassare il titolo legale del metallo prezioso. A questo proposito si ricorda che sugli oggetti in metalli preziosi sono ammessi esclusivamente rivestimenti in iridio, osmio, rutenio e rodio”.


La norma di riferimento a livello europeo sull’uso del nichel è il Regolamento Europeo 1907/2006 – REACH – e integrazioni, il quale stabilisce che valori corretti di rilascio del nichel sono:

  • entro il limite 0,5 microgrammi/cm2 /settimana – per i prodotti che vengono a contatto con la pelle con uso prolungato,
  • entro il limite di 0,2 microgrammi/cm2/settimana per i prodotti inseriti in parti perforate del corpo.

Da questo discende che rientrano nel campo di applicazione di questa regolamentazione non solo piercing e perni degli orecchini, ma anche a tutti i gioielli che vengono a contatto con la pelle. Non rileva la preziosità o meno del metallo predominante ma solo la presenza di nichel nella lega.

Da un punto di vista tecnico sono interessate tutte le leghe con presenza di nichel, ed è il caso soprattutto di quelle usate per produrre gioielli e loro parti in oro bianco. La novità non è nelle soglie ma nel metodo di prova del rilascio del nichel, infatti dal 1° aprile 2013 entra in vigore in tutto il territorio comunitario la norma EN 1811:2011 (che sostituisce la vecchia norma EN 1811:2008). Questa norma tecnica introduce un nuovo metodo di prova per la determinazione della cessione del rilascio del nichel ed elimina il fattore correttivo 10 con cui nel passato si dividevano i dati analitici riscontrati in sede di analisi perciò, in termini più semplici, la nuova soglia di rilascio è 10 volte più bassa. Questa modifica comporta che i campioni che avevano valori corretti, ora sono da considerarsi fuori dai limiti di legge e non potranno essere immessi sul mercato dal 1° aprile prossimo.

Leghe in commercio per produrre gioielli in oro bianco
Le Associazioni di Categoria grazie ad Unionfiliere, hanno commissionato uno studio per verificare la compatibilità delle leghe attualmente in uso con il nuovo metodo di analisi e dallo studio emergono dati interessanti come il fatto che su 34 leghe testate una sola rispetta il limite di cessione in tutti gli stati e nessuna quello per le parti perforate.
Si fa presente che oltre al nichel, anche la presenza di silicio e argento influenzano la cessione, nonché la forma geometrica e la lavorazione subita dalla lega: ad esempio è stato empiricamente dimostrato che i pezzi provenienti da lavorazione meccanica hanno un valore di rilascio basso, mentre quelli provenienti da microfusione hanno un rilascio elevato.
Le aziende produttrici di leghe stanno cercando soluzioni conformi al nuovo metodo di analisi.

Momenti di attenzione
Si consiglia di prestare particolare attenzione in alcuni momenti distinti del processo produttivo:

  • acquisto e uso di leghe e pre-leghe,
  • trattamenti di rivestimento superficiale, galvanici e non,
  • assemblaggio di componenti non di propria produzione che vanno a contatto con la pelle.

È necessario farsi rilasciare le dichiarazioni dai fornitori di leghe e pre-leghe, dalle imprese che eseguono i trattamenti di rivestimento superficiale e dai fornitori di componenti che attestino che i prodotti acquistati/lavorazioni eseguite sono in regola con la norma tecnica EN 1811:2011. Si ricorda che le leghe devono essere usate come da istruzioni, infatti usi diversi ne cambiano la resa.

Inoltre il REACH stabilisce che le soglie suddette  non debbono essere superate neanche durante la produzione, impedendo di fatto di produrre gioielli non conformi anche per mercati che non hanno tali limiti qualitativi.

Possibili soluzioni per la produzione

  • Utilizzare ove possibile leghe nickel free;
  • Al momento la soluzione conosciuta benché costosa e benché non abbia la stessa resa del nichel è la sua sostituzione con il palladio.
  • Un’altra soluzione è una rodiatura o trattamento galvanico equivalente tale da impedire il rilascio del nichel per almeno due anni dall’acquisto (infatti le prove a cui vengono sottoposti i gioielli sono sia l’abrasione, cioè l’usura, che il rilascio). A questo proposito si ricorda che la rodiatura di pezzi in oro giallo non è ammessa.
  • In ogni caso si consiglia di fare qualche test sulla produzione e sul magazzino per capire se i prodotti sono a norma oppure di quanto si discostano dai valori limite. Si consiglia di prelevare campioni di forme geometriche diverse e provenienti da lavorazioni diverse.

I prodotti a magazzino
Tendendo presente che dal 1° aprile 2013 non sarà più possibile produrre né commercializzare prodotti non conformi alla norma EN 1811:2011, si consiglia di esportare eventuali gioielli in magazzino verso paesi extraCE che non richiedono leghe nichel free prima  di tale data. Dopo infatti,  essendo vietata la produzione tout court di tali prodotti, essi non sono più nemmeno esportabili.
Per i prodotti rimanenti le soluzioni sono essenzialmente due:

  • La rodiatura o trattamento galvanico equivalente in modo tale da non permettere  il rilascio del nichel. Anche in questo caso sarà necessario fare dei test per capire lo spessore del trattamento galvanico necessario e si dovrà fare molta attenzione a non abbassare il titolo legale del metallo prezioso.  A questo proposito si ricorda che sugli  oggetti in metalli preziosi sono ammessi esclusivamente rivestimenti in iridio, osmio, rutenio e rodio (art. 38, comma 2, DPR 30 maggio 2002, n. 150).
  • Fondere il prodotto recuperando l’oro puro.

le allergie da nichel. Intervista a Gianpiero Patriarca, già Professore Associato di Allergologia e Immunologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Nei soggetti colpiti da allergia si scatenano sintomatologie diffuse come orticaria, eczemi, cefalea e persino disturbi gastrointestinali

Negli Stati Uniti ne soffre il 20 per cento delle donne

La prima dermatite da nichel fu descritta per la prima volta addirittura nel 1889: a spiegarlo a Preziosa magazine è il Prof. Gianpiero Patriarca, già Professore Associato di Allergologia e Immunologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, già Primario del Servizio di Allergologia al Policlinico Universitario A. Gemelli e già Direttore della Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica. A poche settimane dall’introduzione della norma EN 1811:2011 sulle cessioni di nichel in leghe 18 carati negli oggetti a contatto con la pelle – che entrerà in vigore il prossimo primo aprile – è doveroso un approfondimento su ciò che questo elemento può provocare in alcuni soggetti.

Prof. Patriarca, come si caratterizza l’allergia da nichel?

“È un’allergia di tipo ritardato, non anticorpo-mediata. Sostanzialmente viene rilevata tramite un patch test: viene applicato sulla cute un cerotto che contiene una piccola quantità di nichel e si osserva la reazione nelle successive 48-72 ore. In caso di reazione positiva si diagnostica una allergia da contatto, che purtroppo è molto diffusa: negli Stati Uniti ne soffre il 20 per cento delle donne. In Italia, invece, purtroppo non abbiamo stime aggiornate. Addirittura in uno studio che abbiamo pubblicato sul British Journal of Dermatology è stato dimostrato che persino la moneta dell’euro può scatenare la reazione in soggetti allergici, perché contiene nichel in quantità superiori a quelle consentite”.

Come si manifesta?

“In corrispondenza dei punti a contatto con la pelle – gancetti, bottoni o eventualmente gioielli – si scatena la reazione che è di tipo eczematoso e pruriginoso, eritema, con conseguente desquamazione e formazione di vescicole ripiene di liquido chiaro; successivamente le vescicole si possono rompere e trasformarsi in crosticine. Va detto anche la sudorazione favorisce il passaggio delle molecole accentuando la sensibilizzazione dell’area. C’è poi un altro tipo di allergia, chiamata ‘sistemica’, una condizione clinica che oltre alla patologia cutanea presenta anche l’interessamento di altri organi ed apparati, dovuta all’ingestione di piccole quantità di nichel presenti in natura in alimenti di uso comune, come i funghi o il cioccolato. Se assunti da soggetti sensibili possono scatenare sintomatologie diffuse come orticaria, eczemi, cefalea e persino disturbi gastrointestinali”.

Qual è la terapia?

“Per il primo tipo, quella da contatto, non c’è terapia eziologica ma soltanto locale: generalmente vengono prescritte creme cortisoniche. Nel secondo caso si affronta con una terapia a base di piccole dosi di nichel da assumere, come se fosse un vaccino. In proporzione, il 20 per cento di chi soffre di allergia da contatto sviluppa la sindrome sistemica che in taluni casi può essere una malattia invalidante”.


11 commenti

  1. gli artigiani del settore ringraziano:
    siamo sprovvisti di adempimenti burocratici da parte dei vari governi nazionali .
    sentivamo la mancanza di un ulteriore adempimento , grazie europa…….. controllassero bene ciò che viene importato x aiutarci a stare in piedi.
    ( il problema eventualmente dovranno affrontarlo chi produce leghe , i quali anno gli strumenti e le conoscenze per immettere sul mercato leghe che siano a norma.
    ritengo comunque giusto che i provvedimenti x la salute vengano presi : a patto che i controlli riguardino sopratutto gli sciacalli……………….
    grazie.


  2. emilio longo says:

    Un’altra normativa europea (che come sempre)trova Noi operatori del settore non adeguatamente informati e giuridicamente attaccabili.


  3. Lucas says:

    Premettendo che le categorie di settore avrebbero dovuto informare per tempo gli operatori del settore, sono favorevole ad un aggiornamento della normativa, sperando che faccia non poca pulizia tra tutti questi artigianetti e azienducce che lavorando con materiali scadenti hanno invaso il mercato portando il cliente finale ad una confusione non indifferente. Troppe gioiellerie sono diventate “ferramenta”, purtroppo la colpa è anche nostra che non abbiamo mai avuto una rappresentanza forte, come ad esempio i farmacisti. Essere gioiellisti non è per tutti.


  4. Gino Spadaro says:

    Io sono assolutamente in contrasto con moltissime norme della Comunità Europea e non sto in questa sede a commentare le mie motivazioni, però – a proposito di questa norma – come si comporteranno i paesi ( tipo l’Olanda) che vendono l’oro a 9 o 12 o 14 carati dove la quantità di nichel è talmente bassa che non sarà facile controllarla?


  5. remo says:

    la norma è gravissima e in mancanza di soluzioni valdide e veloci si ripercuoterà fortemente, come al solito ,sull’ eccellenza artigiana italiana, (in ogni caso non credo sia giusta l’interpretazione che sia vietata la rodiatura dell’ oro giallo che – se la legge lo permettesse- potrebbe essere un soluzione per i perni degli orecchini)


    • ciao remo sono d’accordo con te ,ma ti dirò di più c’e molta gente che pratica questo sistema anche sugli anelli infatti mi capita ogni tanto di appurare questa pratica quando mi capita qualche riparazione.
      E trovo che non ci sia alcun pericolo per la salute. vorrei se qualcuno è a conoscenza del contrario che mi mandi una nota x conoscenza vi ringrazio sin da ora.


  6. Arnaldo says:

    Vorrei sapere che cosa accade a chi come me. Fa l’antiquario e quindi vende gioielli che nessuno potrà certificare che faccio li fondò?


  7. Penso alla moneta € alle attrezzature ospedaliere al cibo ai vestiti ecc, tutto con nichel, per non parlare del piombo ,amianto , cadmio ,gas tossici ,radioattività ecc ecc .
    Sappiamo tutti come fanno le grandi lobby per rientrare nei parametri : alzano i parametri , problema risolto,oppure le multe sono ridicole,(per loro). Poveri artigiani…..


  8. … art. 2 c.p.), si ritiene non sussista responsabilità penale a carico delle imprese produttrici o importatrici per gli oggetti da queste venduti prima del 1° aprile 2013 ed eventualmente commercializzati da terzi (distributori, dettaglianti, ecc.) dopo tale data.
    Le eventuali sanzioni potrebbero, quindi, essere comminate solo a quest’ultimi soggetti …


  9. […] prova per i test di cessione del Nichel introdotti dalla norma, Preziosa magazine ha dedicato uno speciale di approfondimento, poche settimane prima dell’entrata in vigore. Ma dieci giorni dopo, qual è la situazione? […]


  10. laura says:

    salve. domanda. per chi come me che disoccupata crea bijoux e li vende ai mercatini…. per quanto io acquisti materiale base in negozi specializzati… nessuno mi darà mai certificazione che i materiali siano veramente nichel free. ho solo le etichette sulle confezioni a testimoniare cosa ho comprato ma non certo una indicazione specifica sulla realtà dei fatti. chi fa mercatini… è tenuto a indicare tali obblighi? quando mi chiedono dico che i metalli usati li ho presi come privi di nichel e cadmio ma… non posso garantire o certificare. non so nemmeno dove vengano prodotti. inoltre x evitare casini in caso di allergie uso x le monachelle o filo d’acciaio inox o niobio o titanio. ma garanzie e certificazione… nisba. che dovrei fare? grazie


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