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Nanoshapes, gioielli a forma di nanoparticelle per finanziare la ricerca

Ciondoli e orecchini a forma di… nanoparticelle. In una parola “Nanoshapes”, che è anche il nome del brand fondato da Paola Dal Zotto Ferrari, neofita del mondo orafo, ma con le idee molto chiare sul suo scopo: finanziare le iniziative dell’Accademia di Gagliato delle Nanoscienze e con esse la diffusione della cultura scientifica, anche tra i ragazzi.


Paola Dal Zotto Ferrari

Paola, del resto, ha sempre saputo bene cosa voleva, fin da ragazza, quando a Udine aspirava a lavorare all’Onu e ci riuscì, guadagnandosi borse di studio in America. Ma il destino aveva altri progetti e durante un master a Berkley rincontrò e sposò un amico d’infanzia, Mauro Ferrari, riconosciuto come uno dei fondatori delle nano e microtecnologie biomedicali, in particolare applicate al rilascio di farmaci nella terapia anticancro, ricerca intrapresa dopo la morte per tumore della prima moglie.



Come siete arrivati a Gagliato?
Mauro è uno dei massimi esperti in nanotecnologia applicata alla ricerca medica e nel 2003 l’università della Magna Grecia gli chiese di far partire il dipartimento di bioingegneria. La prima volta che mi ha portata in Calabria mi sono innamorata e ci hanno suggerito di prendere casa a Gagliato.

Dove è nata l’accademia
Sì. Nell’estate del 2008 ho suggerito di invitare qualche amico scienziato: quante idee sarebbero potute scaturire confrontandosi in un clima così rilassato? Sono venuti in sette da Francia, Giappone, Usa, Regno Unito e Italia e quella è stata la scintilla da cui sono nati l’accademia, NanoGagliato, il festival di cinque giorni dedicati alle nanotecnologie, per incoraggiare la discussione e la collaborazione tra esperti di fama mondiale e far conoscere queste tematiche al pubblico e NanoPiccola, il cui scopo è insegnare queste tematiche in modo informale a bambini e ragazzi dai 4 ai 18 anni. Abbiamo rivitalizzato il paese, portando ogni anno un centinaio di persone tra cui nobel ma anche artisti, sportivi e designer, perché il nostro approccio è multidisciplinare.


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E i gioielli? Come sono nati?
I nostri progetti necessitano di fondi e ci reggiamo solo sugli sponsor. Mi chiedevo come fare a trovare ulteriori fonti di finanziamento e una sera guardando le foto delle nanoparticelle ho pensato: Le voglio indossare! Da lì è nata l’idea di creare una linea di gioielli sfruttando quelle forme. Mi sono quindi rivolta a due artigiane di Matera, Elisa e Janna, cioè l’orafa Elisa Tummillo e la gemmologa svedese Johanna Curti. Loro hanno realizzato la prima collezione in argento, rame e bronzo. Chi acquista i nostri gioielli vuole fare parte del nostro viaggio e dell’impegno che mio marito si è preso con i nostri cinque figli, curare il cancro.

A VicenzaOro, però, avete portato pezzi in oro e diamanti
Sì, dopo la prima linea mi è stato suggerito di passare all’alta gamma e ho ricevuto la proposta di presentare i nostri gioielli alla Galleria Italia a Milano. Dovevo fare in fretta e un’azienda americana ha realizzato i prototipi in oro e diamanti, con le stesse forme smussate che sono il tratto distintivo di Nanoshapes e che ho intenzione di mantenere anche in futuro, pur combinandola in molti modi diversi


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Perché VicenzaOro?
Ho partecipato perché era il posto giusto per conoscere il mondo del gioiello, del quale sono nuova e che è molto complesso e affascinante. Inoltre, il mio scopo era di farmi conoscere e trovare contatti, perché voglio che torni ad essere un prodotto Made in Italy anche nella sua versione in oro».

Ha detto che chi compra i gioielli fa parte del vostro viaggio. Ma non finanziano direttamente la ricerca.
No, perché negli Usa è già adeguatamente supportata, ma vogliamo ispirare i ragazzi e le ragazze a conseguire carriere in ambito scientifico e tecnologico, dando loro dei modelli di riferimento. Saranno loro, nei laboratori, a curare le malattie del futuro.


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