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No ai redditometro-robot. Esemplare sentenza della Ctp Torino

Una cristallina sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Torino (N. 39/4/13 del 18 marzo  2013)  censura ancora una volta l’applicazione “meccanica” degli indicatori di capacità contributiva e degli strumenti di ricostruzione del reddito presunto, come gli studi di settore, incubo di tanti contribuenti. Nonostante vi sia una copiosa Giurisprudenza, anche da parte della Cassazione, che sostenga che l’applicazione di parametri e studi di settore deve essere confrontata con la reale situazione del contribuente e con i dati di fatto che questi è in grado di dimostrare, molti contribuenti sono ancora costretti ad impegnarsi in dispute giudiziarie con il Fisco o ad adattarsi malvolentieri alle risultanze dei parametri pur di evitare contenziosi.

Eppure la Giurisprudenza, tanto nelle Commissioni Tributarie quanto in Cassazione, negli ultimi anni ha sempre ribadito l’interpretazione più favorevole al contribuente, secondo la quale “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.
In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.” Quest’ultima citazione è tratta dalla sentenza della Suprema Corte n. 3349 del 12 febbraio 2013.

La CTP di Torino affronta un caso di determinazione del reddito basato sull’applicazione di alcuni “indicatori di capacità contributiva” : in questo caso, il possesso di una particolare autovettura.

Dice la CTP che gli indici ed i coefficienti stabiliti dalla legge per la determinazione sintetica del reddito “sono rigidi e calcolati in modo statistico, mentre quelli che attengono alle singole specie vissute dai contribuenti sono doverosamente flessibili, caso per caso”. 

Pretendere di dimostrare la capacità contributiva di un cittadino semplicemente applicando indici e coefficienti “non assicura la ragionevolezza dell’effettiva idoneità del prelievo al soggetto che, ai sensi dell’art. 53 della Costituzione, deve contribuire in base alle proprie capacità contributive e non in riferimento a presunzioni statistiche di tipo rigido.”

Addirittura, secondo i giudici tributari, “il sistema di valutazione basato sul redditometro, esprime un abuso del diritto, poiché impone l’uso di indici e coefficienti astrattamente applicati (previsti nelle tabelle preconfezionate) al fine di far scaturire un presunto valore di reddito non supportato da ragionevolezza e duttilità, che invece deve essere esaminato volta per volta e caso per caso, così come il contribuente lo prospetta ed avvalora attraverso la documentazione prodotta a difesa.”

Come abbiamo accennato prima, la Cassazione ha più volte ribadito che redditometro, parametri e studi di settore possono costituire al massimo “presunzioni semplici” che devono obbligatoriamente passare il vaglio del contraddittorio con il contribuente, senza il quale ogni atto di accertamento basato solo su studi e parametri sarebbe nullo.

La CTP Torino riafferma con parole diverse il medesimo principio di garanzia per il contribuente : l’applicazione acritica e tabellare dei parametri costituisce … ormai solo presunzione semplice di maggior capacità reddituale, e quindi contributiva, e che per trovare efficace applicazione ai fini del recupero di imposta deve essere accompagnato e sostenuto da verifiche di fatto circostanziate e documentate circa l’effettiva e reale capacità reddituale del soggetto verificato.”

 

 

 

 


3 commenti

  1. mi piacerebbe che le associazioni di categoria fossero più combattive nel rivendicare i diritti costituzionali e non accondiscendere restando alcune volte apatiche nei confronti di alcune problematiche che riguardano la categoria ,lasciando i propri iscritti in balia di ingiustizie più o meno camuffate x esempio “”lotta all’evasione””
    colpendo i soliti noti dimostrando una scarsa capacità dell sistema dei controlli in ambiti dove l’evasione è chiara ed evidente vedi criminalità organizzata o collusioni varie dove non si capisce come mai molte volte ci arrivano le inchieste dei giornalisti e non arrivano le istituzioni .
    vorrei sapere la vostra l’opinione e magari essere illuminato da qualche esperto o la testimonianza di qualche imprenditore che ha vissuto qualche esperienza in materia. grazie


  2. Pasqualina says:

    Risulta importante costruire elementi di prova da esibire in fase di contestazione,anche se diventa oneroso per il contribuente difendersi in giudizio,.L’anno scorso abbiamo subito un accertamento da parte dell’ag delle entrate ,non potendo contestarci la percentuale di ricarico in quanto concordata precedentemente con lo stesso ufficio,ci hanno contestato le giacenze . In questo caso i conteggi sono stati fatti dagli stessi operatori e solo a distanza di alcuni mesi allorquando abbiamo organizzato un gestionale ci siamo resi conto che il nostro inventario era conforme e che quindi i loro calcoli errati.Intanto avendo fatto un accordo con l’ufficio,considerato che sarebbe stato incerto e dispendioso adire le vie legali,oggi stiamo continuando a pagare………


    • grazie Pasqualina della tua testimonianza ,ancora una volta LE NORME DIMOSTRANO CHE NON SEMPRE SI FANNO LE COSE CON GIUSTIZIA SOPRATUTTO QUANDO LE FORZE IN CAMPO NON SONO UGUALI.
      AUGURI A TE E AL LA TUA ATIVITTA’.


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