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“Multum in parvo”, la magia del cameo

Da un'idea di Gino di Luca, Artem pubblica il nuovo saggio di Cristina del Mare

“Se gli occhi sono stati fatti per vedere, allora la bellezza è la nostra scusa per essere

sosteneva il filosofo Ralf Waldo Emerson.

Ergo, l’uomo ha bisogno di bellezza, di una bellezza che, imperitura, diventa essa stessa memoria.

E quale migliore testimonianza di un manufatto, se non il cameo, che con grazia ed esclusività sfida il mondo contemporaneo collocandosi in contesti meno irreggimentati semplicemente sgravandosi dell’attributo ancien – affibbiatogli da qualche effimera moda, e continuare poi a competere con il lusso più aristocratico così quanto con il mondo del fashion, esibendo in un piccolo bassorilievo una duplice fascinazione: arte e storia. Storia scritta non dalle parole ma dai solchi di un bulino mosso da mani talentuose.

In essi non c’è alcuna traccia di serialità, sono oggetti di pregio lavorati uno ad uno.

Tazza Farnese, cameo in sardonica a quattro strati, II o I secolo a.C

Da generazioni è questa la specificità della famiglia di Gino di Luca – artefice della Cameo Italiano, dedita a piccoli capolavori che né secoli né mode potranno mai intaccarne la seduzione.

Il cammino del cameo, prodotto di eccellenza artigianale, è senza intoppi, senza sbandamenti e si rinnova in esemplari la cui unicità è diventata oggetto di ricerca di artisti contemporanei, come Cindy ShermanCatherine Opie – alcuni esemplari sono stati esposti per Cameo Italiano alla galleria Larry Gagosian.

Cameo in onice a soggetto mitologico (Luigi Saulini) 1860 ca

Di questa narrazione, Cristina Del Mare antropologa ed etnografa, nonché esperta del gioiello, che al cameo ha già dedicato numerose mostre e pubblicazioni – ne coglie i tratti salienti in “Multum in parvo”, opera nata da un’idea di Gino di Luca, incentrata su storia e virtù dell’arte del cameo – candidata a Patrimonio Culturale Immateriale Unesco. In 119 pagine l’autrice, in 119 pagine, conduce il lettore alla scoperta di questi straordinari gioielli offrendo una visione ammaliante con dovizia di particolari e ricchezza iconografica. Una tematica presentata cronologicamente legata a costumi di vita e alla cultura.

Cameo Gonzaga. Cameo in sardonica periodo ellenistico III secolo a.C.

Cristina Del Mare, da dove nasce la sua passione per i coralli ed i cammei?
Forse c’è qualcosa di vero nel detto latino “Nomen omen”, forse il mare e le sue creature erano nel mio destino. In realtà ogni mio lavoro è mosso dalla curiosità che spinge ad appassionarmi, ad approfondire con ricerche e studi l’argomento. Poi il caso ci mette del suo ed ecco l’incontro con Antonino de Simone, un incontro quasi inaspettato grazie al quale mi sono avvicinata a quest’arte propria di Torre del Greco.”

Quale epoca ha saputo meglio tributare onore al cameo?
Nella storia il cameo è sempre stato un elemento polisemico, carico di significati. Quando ancora non era inciso su conchiglia ma su gemme è stato testimonianza della grandezza degli imperatori, nel periodo Neoclassico ha saputo riprendere gli antichi stilemi ma con gusto nuovo e con significati diversi nella simbologia. Sa adeguarsi ai tempi e di questi esserne narratore.”

Cameo in conchiglia ispirato al dipinto di Henric Karl Anton Mucke (Luigi Saulini) 1850 ca

E le interpretazioni moderne?
È nella sua essenza essere portatore di messaggi, rappresentare lo spirito del tempo in cui è. Oggi dovrebbe rappresentare lo spirito, lo stile, la storia contemporanea, e un esempio sono i camei di Cindy Sherman che per essi ha ripreso le immagini dei social, un evidente messaggio moderno.”

Medusa, cameo in sardonica (Benedetto Pistrucci) 1844 ca

Come è nata la collaborazione con Gino di Luca?
Il cameo è una tradizione importante intrecciata alla storia di Torre del Greco. È molto di più di un’incisione, è talento e arte, elementi che ritroviamo a pieno nel know how della famiglia di Luca. Questo libro vuole essere un altro importante tassello da aggiungere alla conoscenza di questa eccellenza, ma anche un supporto della sua candidatura a Patrimonio Culturale Immateriale Unesco .”

Gino di Luca, il cameo è legato imprescindibilmente alla sua famiglia, perché?

gino di luca-min
Gino di Luca

È una tipica storia di famiglia. Mio nonno commerciava in camei e coralli ma i veri artefici sono stati i miei genitori, entrambi incisori. Si sono conosciuti sul lavoro ed insieme hanno voluto portare avanti questa tradizione innovandola nel tempo. La storia della mia famiglia e di Torre del Greco sono inscindibili.”

Quanto è importante essere testimoni di un artigianato di nicchia?
“Sono orgoglioso di essere testimone di questa arte che racconta della mia famiglia, di Torre del Greco, del territorio intero, giacché il cameo inciso su conchiglia è solo di Torre del Greco. Sono orgoglioso e intendo portare avanti nel tempo l’unicità di questa arte per affascinare anche le nuove generazioni.”

Ercole e il leone Nemean, cameo in sardonica, ante 1250

Le produzioni moderne restano legate al classico?
Indissolubilmente, anche le più contemporanee hanno ragione di esistere perché hanno un filo che le riporta al classico. Il libro scritto da Cristina del Mare vuole esserne una testimonianza.”

Può il cameo essere un prodotto moda?
No. È un classico che può interpretare la modernità ma la sua essenza rimane classica. Quello che è oggi è frutto della sua storia pregressa, di precisi canoni, imprescindibili.”

formato: 24x30 cm
rilegatura: brossura con alette
pagine: 120
pubblicazione: settembre 2020
prezzo: 30,00 euro

 


2 commenti

  1. Gioielleria Talarico sas says:

    Bravissima Cristina, sono felice per questa iniziativa che, spero possa incrementare la conoscenza di un arte così antica.,
    Con stima ed affetto , Mariateresa Talarico


  2. CRISTINA DEL MARE says:

    Grazie Maria Rosaria Petito per aver interpretato perfettamente l’anima di una ininterrotta, sorprendente arte tutta italiana


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