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Movimenti bancari sotto la lente del fisco

Massima attenzione ai movimenti sui conti bancari : anche la presenza di poche operazioni sospette può legittimare l’accertamento fiscale ai danni del contribuente.
È quanto emerge da una recentissima sentenza della Cassazione (29 novembre 2013, n. 26741).


La vicenda ha origine da una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza che aveva individuato alcune irregolarità nella tenuta della contabilità di una ditta. Da questi dati la GdF era partita per analizzare il conto corrente ed i libretti di risparmio intestati al titolare dell’impresa, nei quali aveva ritenuto di individuare dei movimenti ingiustificati e quindi riconducibili a ricavi non dichiarati.

Sulla base di tali indagini, il Fisco aveva emesso un avviso di accertamento con il quale rideterminava il reddito di impresa.
In sede di ricorso promosso dal contribuente davanti alla Commissione Tributaria Provinciale, fu ordinata una perizia tecnica sui conti ed i libretti intestati al titolare. La perizia stabilì che il 70% dei movimenti erano certamente corrispondenti ad elementi annotati in contabilità e quindi a ricavi dichiarati, mentre il restante 30% non appariva giustificato e quindi passibile di essere ricondotto a ricavi non dichiarati.
Sia la CTP che la CTR dettero ragione al contribuente, ritenendo che gli indizi raccolti dalla GdF e quelli evidenziati dalla perizia tecnica sui conti ed i libretti bancari non fossero sufficienti a provare l’esistenza di ricavi non dichiarati.

La Cassazione, cui l’Agenzia delle Entrate aveva fatto ricorso, ha ribaltato l’orientamento dei giudici di primo e secondo grado.
Secondo la Suprema Corte, anche la sola presenza sui propri conti bancari di alcuni movimenti non riconducibili con certezza ad elementi annotati in contabilità deve essere adeguatamente giustificata dal contribuente, pur se la maggioranza dei movimenti trova evidente rispondenza in contabilità : è – scrivono i giudici –  “onere del contribuente dare puntuale e precisa giustificazione di ogni singolo movimento bancario”.

La Cassazione, pertanto, ha annullato con rinvio ad altra sezione la sentenza della CTR Emilia-Romagna che aveva dato ragione al contribuente.
Da questa sentenza, che conferma la precedente giurisprudenza della Cassazione, si ricava un ulteriore ammonimento a prestare la massima attenzione alla gestione dei propri conti bancari e, soprattutto, a non utilizzarli in maniera promiscua per esigenze aziendali e spese private.


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