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Monte Paschi di Siena: cresce del 160 per cento il segmento gioielli nel circuito delle principali aste

Oscillazioni del prezzo dei metalli, dati su produzione ed export e outlook economici dei grandi gruppi: sono tanti i modi per valutare lo stato di salute del settore orafo. Monte Paschi di Siena ne ha individuato uno basato sull’andamento delle aste internazionali di gioielli e orologi, denominato “MPS Jewels Index”, parte di una ricerca più vasta che include la vendita all’incanto di diverse categorie di beni di lusso. Tra queste, gioielli e orologi, un segmento che, tra le “arti minori” oggetto del Report quinquennale di Mps, registra il fatturato complessivo più elevato. Un risultato da attribuire anche al ruolo della piazza di Hong Kong, dove valore indiscusso viene riconosciuto alle pietre preziose. È dunque positivo l’andamento del primo semestre 2011 rispetto a quello del primo semestre 2006 (+148,1%) ed è in assoluto il migliore degli ultimi 5 anni.

Il lusso si conferma bene rifugio, dunque, e all’asta il segmento gioielli cresce, dal 2006, del +160,8% (16,5% nell’ultimo anno). I tassi di unsold – cioè dei lotti rimasti invenduti – degli ultimi 5 semestri si assestano sui livelli dei tassi medi del quinquennio, ben al di sotto dei picchi raggiunti nel 2008. L’oro in particolare (ma anche l’argento) compensa quando le altre opportunità di investimento non convincono: almeno fino alla prossima primavera, comunque, il prezzo dei due metalli è previsto in rialzo.

Anche il mercato dei diamanti non delude ed è forte la domanda da paesi come la Cina, l’India, gli Stati Uniti e l’Europa: performance degli ultimi 5 anni, +55,2%. Complessivamente, il mercato indagato da Mps Jewels Index – che include oro, argento e diamanti – ha saputo garantire rendimenti positivi anche in termini reali. Dall’analisi sulle prospettive dell’industria del gioiello italiano emerge che la crescita della produzione e dell’export risente più del rincaro dei metalli preziosi che dell’incremento effettivo della domanda reale. La pressione competitiva risulta in crescita a causa di: difficoltà di reperimento di manodopera qualificata; costo delle materie prime in crescita; assenza di economie di scala; alta volatilità dei cambi (€/$ soprattutto) e diminuzione reddito disponibile per beni voluttuari. Infine, nel focus dedicato alle performance borsistiche del gioiello di lusso, emerge che il MPS Jewels Market Value Index nel periodo gennaio 2007- settembre 2011 è cresciuto del +28,4%: la diffusa difficoltà dei mercati finanziari, nell’ultimo anno, ha fatto registrare un rendimento negativo del -20,5% in linea, comunque, con tutti gli altri indici nazionali considerati. Questi i dati. Per capirli meglio, Preziosa magazine ha intervistato Pietro Ripa, dirigente addetto Area Research Mps.

Oggi chi investe in gioielli?

«È una clientela di fascia alta. La nostra indagine prende periodicamente in esame il comparto del lusso più in generale, a partire dai beni artistici. Abbiamo però notato che le cosiddette “arti minori”, segmento in cui abbiamo fatto confluire gioielli e orologi, hanno trainato più della media. Naturalmente i dati elaborati si basano sulle evidenze dei battuti d’aste periodiche: quanto concluso per trattativa privata non è incluso nei risultati».

Perché gioielli e orologi hanno registrato queste performance?

«Non solo per il prezzo del sottostante, cioè delle materie prime, che sta crescendo, ma anche perché a questo, a differenza del metallo puro, si aggiunge il valore di una elaborazione di quelle materie prime. Chi nel mondo ha liquidità – e oggi questo dato appartiene soprattutto al mercato asiatico – intercetta questa offerta: ecco il perché del diffondersi di tante aste in quelle regioni. Si registra uno spostamento graduale anche di questo segmento verso i mercati in ascesa».

Il segmento delle aste è omogeneo?

«Ogni mercato ha livelli diversi di preferenza. Le tendenze testimoniano, per esempio, a New York, un grande interesse per i diamanti bianchi di grande caratura e per le pietre colorate. In Italia, invece, c’è più interesse in aste di gioielli d’epoca, probabilmente dovuto all’antica tradizione orafa del nostro paese».

Qual è il rapporto tra investimenti in oro e andamento dei mercati?

«È inverso, o meglio: è più corretto dire che l’oro è storicamente anticiclico rispetto alla Borsa. Quando le altre opportunità di investimento mostrano eccessiva volatilità, i metalli preziosi rafforzano la propria posizione di bene rifugio. Proprio in merito alle performance borsistiche dell’oro, oggetto di un nostro approfondimento, il MPS Jewels Market Value Index – calcolato sulla base di un numero determinato di grandi società quotate – è risultato in crescita del +28,4% nel periodo 2007-2011 rispetto agli indici nazionali dei paesi di origine di quei gruppi. In questo contesto, l’Italia è il paese che ha avuto la performance peggiore».

Di fronte a questi dati si può parlare di speculazione?

«Quei tempi sono lontani. Se consideriamo i tassi di unsold, che non sono alti, vuol dire che l’offerta si è adeguata sempre più alla domanda. È sempre più raro che si sbaglino le stime o che si proponga un prodotto che non interessa. Attualmente i tassi medi sono allineati a quelli del quinquennio considerato e riteniamo che il risultato sia dovuto alla una platea sempre più preparata e alle elevate competenze delle case d’asta».

Prospettive?

«Finché c’è un genuino interesse da parte dei nuovi mercati leader il settore terrà».


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