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Moda, segno positivo per il secondo anno consecutivo

Secondo le stime preliminari di SMI, il giro d’affari dovrebbe raggiungere un incremento pari al +2,8% a oltre 12,8 miliardi di euro. Migliora il mercato interno

Cresce per il secondo anno consecutivo l’industria italiana della moda femminile, che nei prossimi giorni sarà protagonista di molti eventi di settore, dalla Fashion week milanese al salone di ricerca White: l’abbigliamento made in Italy porta il segno positivo anche nel 2015, secondo le stime  preliminari elaborate da SMI – Sistema Moda Italia, secondo le quali il giro d’affari settoriale dovrebbe raggiungere un incremento pari al +2,8%, salendo, dunque, a oltre 12,8 miliardi di euro. Il mercato estero si è rivelato favorevole durante tutto l’anno, portando le vendite estere a coprire il 60% del turnover di comparto; dall’altro, il mercato interno palesa un deciso miglioramento rispetto ai gravosi risultati del passato, ma resta riflessivo.

Il valore della produzione effettuata in Italia (al netto dei proventi derivanti proprio dalla commercializzazione di prodotti importati), è stimato decelerare al -0,4% e si assesta quindi sui livelli del 2014. Relativamente al mercato italiano, nel 2015, sulla base delle elaborazioni SMI sui dati rilevati da Sita Ricerca, sembra profilarsi un certo rasserenamento dopo anni estremamente difficili come il 2011-2013. La moda femminile presenta, infatti, un nuovo miglioramento del tasso di decremento del sell-out, tasso che tuttavia resta in territorio negativo: dal -3,7% del 2014 passerebbe infatti al -2,1%.

Guardando ai mercati esteri, l’export della moda femminile italiana ha sperimentato una prosecuzione del trend positivo, sapendo peraltro mantenere il discreto ritmo evidenziato già nel 2014: su base annua, il fatturato estero dovrebbe infatti archiviare una crescita del +4,5%, avvicinandosi complessivamente a quota 7,7 miliardi di euro. Anche l’import di moda donna resta sempre caratterizzato da una variazione positiva, facendo segnare una crescita stimata nell’ordine del +7%; l’import di comparto si porta, quindi, sui 4,3 miliardi.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata e in uscita dall’Italia, il surplus commerciale di settore dovrebbe sperimentare un, pur contenuto, guadagno avvicinandosi così ai 3,4 miliardi euro. Analizzando le performance per macro-area geografica, si rileva una crescita delle esportazioni con riferimento alla UE, che nei primi undici mesi del 2015 chiude con un’accelerazione al +8,7% (concorrendo così al 52% del totale di comparto venduto oltreconfine), mentre l’export extra-UE non va oltre il +0,7%.

In ambito UE, la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4%, assiste ad una dinamica del +3%, mentre la Germania presenta un’evoluzione del +7,5%, continuando così a crescere sui ritmi del 2014. Analogamente il Regno Unito conferma i ritmi double-digit del 2014, archiviando un +14,4%. La Spagna, invece, accelera in maniera significativa e fa registrare un +21,7%.

In ambito extra-europeo, mostrano una crescita superiore al +20% sia gli Stati Uniti sia Hong Kong; in termini assoluti, il loro aumento (+199 milioni) permette di compensare le perdite accusate dalla Russia (-32,6%, corrispondente a -202 milioni), scesa dal terzo al settimo posto nel ranking dei principali sbocchi della moda donna. Oltre ad Hong Kong anche gli altri mercati asiatici, pur su livelli ben più contenuti, si sono rilevati molto favorevoli: l’export verso il Giappone inverte finalmente il trend e cresce del +2,8%, mentre Cina e Corea del Sud evidenziano entrambe una dinamica superiore al +20%.

Sul fronte retail, si trova ancora una volta conferma dei trend che caratterizzano i singoli format distributivi: le dinamiche positive interessano due soli canali, ovvero le catene e l’e-commerce. Le prime raggiungono uno share del 44% grazie ad un incremento del sell-out intermediato pari al +5,4%. Le vendite on-line archiviano, invece, una variazione pari al +31,2% (lievemente superiore al +27,5% segnato nel medesimo periodo dalla moda uomo) e coprono il 4,2% del mercato (media stagionale del Tessile-Moda pari al 3,9%).Tutti gli altri canali vedono, invece, confermare il trend riflessivo.

Il dettaglio indipendente, sceso a quota 26% nel comparto donna (in calo di due punti percentuali rispetto alla precedente A/I), accusa, ancora una volta, perdite piuttosto accentuate, nella misura del -9,3%. Sia l’ambulante sia l’outlet evidenziano contrazioni prossime al -12%, mentre la Grande distribuzione organizzata cede il -6,6%.

 

 


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