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Moda e gioiello: due mondi distanti? Gli orafi non la pensano così

Sempre più spesso gli stilisti declinano linee proprie di gioielli, bijoux e accessori. E’ concorrenza?

Vicenza – Il mondo della moda si insinua sempre più frequentemente in quello orafo. Da Gucci a Hermés, da Prada a Chanel, da Louis Vuitton a Giorgio Armani, i grandi brand di altri settori “sconfinano” nel comparto del gioiello o, più spesso, nella fashion jewelry. Anche quando il business del bijoux è soltanto una piccolissima parte del bilancio aziendale, non c’è grande marchio che non abbia pensato almeno una volta di intromettersi e “poggiare il piede” in questo fertile terreno.

Quale luogo e occasione migliori  di Vicenzaoro Spring per conoscere quali sono le opinioni delle aziende che vivono di gioiello e bijoux, per capire se questa contaminazione può portare a buoni frutti o costituisce una minaccia e perché il mondo dei preziosi non riesce a diventare forte e iconico come quello dell’abbigliamento e della pelletteria di lusso.

“Disegnare i gioielli equivale sempre ad esplorare le tendenze del gusto – dichiara Marco Verdi (Verdi gioielli) -, siamo e dobbiamo essere attenti a quelle della moda. Oggi c’è questa necessità di “aggredire” tutto il  mercato, soprattutto quando si ha alle spalle un brand consolidato e proprio grazie al brand riescono a farlo prima di ditte presenti da tanti anni. Noi siamo poco toccati dal fenomeno perché fin dalla fondazione ci siamo ritagliati una nicchia esclusiva che non punta sulla quantità né su un determinato tipo di merce. In ogni caso, credo che questa contaminazione sia un bene per il settore: il gioiello aveva perso un po’ di appeal e l’invasione della moda è un ottimo stimolo“.

Marco Verdi (Verdi gioielli)

“Ben vengano gli stilisti che fanno gioielli – spiega Lina De Lazzari, di De Lazzari Oro Addosso  – e non credo ci sia una vera e propria concorrenza sotto il profilo del prodotto, perché le aziende di moda che entrano nel nostro mercato sono più improntate sul fashion e probabilmente neanche così si accavallano con le imprese che si occupano di bijoux: il target che compra un oggetto senza marchio non sceglierebbe una griffe. Gli stilisti che sono stati così bravi ad arrivare al punto in cui sono ora potrebbero essere un traino. Piuttosto credo che, essendo il mercato italiano ormai statico, senza un vero culto del gioiello soprattutto nelle fasce d’età media e giovane, il fatto che la moda lo faccia tornare uno status symbol può essere solo un valore aggiunto”.

Lina De Lazzari (De Lazzari Oro Addosso)

“Le idee nel nostro settore non mancano  – spiega Maria De Toni, jewellery stilist dell’omonima azienda – ma abbiamo poco sostegno, anche a livello istituzionale. Credo che la risposta, nel nostro settore, sia indagare il passato e interpretarlo secondo canoni moderni. La moda potrebbe usare le nostre competenze e puntare sul co-branding:  noi potremmo metterci le competenze e gli stilisti la distribuzione, il brand e il marketing. Sintetizzando si potrebbe dire Adopting a gold child. Il made in Italy del nostro settore potrebbe essere rivitalizzato da un’operazione come questa”. “Ci vuole un nuovo  patto nella catena produttiva – le fa eco Giulietta Cozzi, artista e designer che collabora ai numerosi progetti portati avanti dalla De Toni -: bisogna andare più in profondità perché attualmente la competizione è soltanto nel prezzo”.

Maria De Toni (Maria De Toni) e Giulietta Cozzi

“Noi non lavoriamo per brand, ma questa contaminazione è fondamentale per chi invece ci lavora  – spiega Maurizio Valenti (Valenti Srl) -: se si entra in questo canale di vendita ci si deve rimanere. Anche per disegnare i nostri prodotti guardiamo al mondo della moda: andiamo a traino. Crediamo che questo fenomeno sia positivo perché può soltanto aiutare il nostro rapporto con il consumatore”.

Maurizio Valenti e Massimo (Valenti Srl)

“Una volta un grande marchio della moda ha copiato un mio prodotto – spiega Anna Valeria Tononi (Giampiero Fiorini) – ed è stato un grande orgoglio dimostrare ai miei clienti che siamo capaci di anticipare le tendenze. Tutto il nostro settore “cade” in ciò che accade nel mondo della moda, al quale ci ispiriamo continuamente adattando i nostri materiali preziosi e il rapporto qualità prezzo”.

Lo stand di Giampiero Fiorini

“La moda ha sempre invaso il settore dei gioielli – dice Franco Vallini (FerrariFirenze) – ma a differenza del nostro comparto gli stilisti sono strutturati in modo congiunto, operano in modo unito, mentre da noi ognuno fa per sé. Forse questa contaminazione dovrebbe darci gli spunti per migliorare i profili sotto i quali siamo carenti”.

Franco Vallini (Ferrarifirenze)

“La contaminazione tra i due mondi può essere solo positiva – spiega Gabriella Centomo (Fair Line) – perché è così che nascono nuove idee. Però ci tengo a precisare che la gioielleria e l’oreficeria, che per me resta anche un asset finanziario, sono qualcosa di ben diverso dalla Fashion Jewelry: ed è anche la prima a poter  cogliere qualcosa dalla seconda. Si guarda anche alle tendenze, si guarda ai trend, ma sono profondamente convinta del fatto che il gioiello veste indipendentemente dal vestito, vive di vita propria“.

Gabriella Centomo (Fair Line)

 “L’alta gioielleria non c’entra con la moda ma non per questo sono due mondi diversi –  racconta Gianni Lazzaro dell’omonima azienda -. La moda è molto viva, più colorata e probabilmente intercetta quel gusto e quel target che è proprio della fascia alta del gioiello”.

Gianni Lazzaro

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