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Minerali da conflitto, Cavalieri (Cibjo): “Boicottare l’oro africano non è la soluzione”

A Vicenzaoro un seminario sulle legislazioni in vigore: tavola rotonda su rischi e alternative nell’ottica di garantire l’eticità della catena di fornitura

Tutte le novità legislative già in vigore o in via di approvazione nel settore dei minerali da conflitto sono state esplorate da un seminario che si è svolto a Vicenzaoro Winter. Organizzato dalla Confederazione mondiale della gioielleria Cibjo, dal Responsible Jewellery Council e Confindustria Federorafi sotto l’egida di Fiera di Vicenza, il workshop “Legislazione dei minerali da conflitto in Europa e negli Stati Uniti: come incide sul mercato interno della gioielleria e sulle esportazioni” ha ospitato la presentazione di un ‘blue-ribbon panel’, cioè una commissione indipendente formata da esperti.

L'apertura del seminario sui minerali da conflitto con l'introduzione di Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza

Ad aprire i lavori, il presidente di Fiera di Vicenza Matteo Marzotto, mentre l’introduzione tecnica al tema del seminario è stata a cura di Corrado Facco, Direttore Generale di Fiera di Vicenza, e Gaetano Cavalieri, presidente di Cibjo. Tra i relatori del convegno,  Marieke van der Mijn, Standards Coordinator presso il Responsible Jewellery Council; Michael Allchin, Amministratore Delegato e Assay Master del Birmingham Assay Office e presidente della commissione metalli preziosi della Cibjo; Philip Olden, responsabile della gestione dello sviluppo e implementazione di protocolli di fornitura responsabili per l’oro presso il rivenditore specializzato Signet; Marco Falezza, direttore del segmento gioielli di Gucci Group in rappresentanza di Confindustria Federorafi, e Maria Benedetta Francesconi del Ministero dello Sviluppo Economico italiano.

Il primo dei due atti legislativi sotto i riflettori è stato la Sezione 1502 del Dodd-Frank Act negli Stati Uniti: diventato legge nel 2010, include l’obbligo, per le aziende quotate in borsa, di comunicare se i loro prodotti contengano minerali da conflitto e di condurre indagini nel paese di origine di quei minerali. A partire da quest’anno, è necessaria una comunicazione formale alla Securities and Exchange Commission (SEC). Una legislazione simile è in discussione anche in Europa: a Bruxelles, la direzione generale per il commercio della Commissione europea  sta apportando gli ultimi ritocchi ad una proposta legislativa sui minerali da conflitti che ricalca il Dodd-Frank Act, pur prendendo in considerazione anche il modello volontario dell’OCSE Due Diligence Guidance.

“Ciò significa che una percentuale abbastanza significativa dei gioielli venduti negli Stati Uniti finirà nelle vetrine delle società quotate in borsa, che secondo il Dodd -Frank hanno bisogno di monitorare la loro catena di fornitura. In altre parole, se si esporta o si sta cercando di esportare negli Stati Uniti, si deve tenere conto del Dodd – Frank Act”, ha osservato Corrado Facco nel suo discorso di apertura.

Corrado Facco, direttore generale di Fiera di Vicenza, introduce i lavori del seminario sui minerali da conflitto

La pervasività della legge statunitense è stata confermata da Philip Olden, che ha notato che, in qualità di società quotata in borsa, Signet è tenuta a garantire che qualsiasi società da cui acquista gioielli abbia introdotto un sistema di due diligence con cui può tracciare con precisione l’origine dell’oro e in tal senso ha sviluppato una serie di protocolli che i fornitori devono rispettare. “Se non siete in grado di dimostrare che è possibile soddisfare le nostre esigenze, non saremo in grado di acquistare da voi”, ha detto Olden.

“Il punto critico per la due diligence nella catena di fornitura è occupato dalle raffinerie d’oro”, ha detto Marieke van der Mijn. Il Responsible Jewellery Council ha lavorato a lungo per istituire un sistema di due diligence accettato internazionalmente, che dimostri che l’oro raffinato è privo di conflitti. “La garanzia della supply chain – ha precisato – non è prerogativa delle grandi imprese: il 40 per cento dei membri del RJC è costituito infatti da piccole e medie imprese”.

Se sia preferibile una legislazione prescrittiva o un sistema volontario adottato dall’industria è stato il tema analizzato da Michael Allchin. “La verità è che la via più semplice oggi è quello di non acquistare oro dalla regione dei Grandi Laghi in Africa, ma il danno che questa scelta produce sulle comunità locali, molte delle quali non dispongono di mezzi alternativi di sostentamento, è devastante e spesso controproducente, ha dichiarato.

Nello sforzo di garantire l’assenza di minerali da conflitto nei propri prodotti, Gucci ha adottato una ulteriore strategia, illustrata da Marco Falezza. Invece di richiedere che i fornitori dimostrino di aver rispetto la due diligence rispetto all’origine dell’oro, il gruppo ha acquistato l’oro, dopo aver esaminato le fonti della materia prima, e poi ha fornito i materiali a quelle aziende che per lui producono gioielli.

Parlando a nome del governo italiano, Maria Benedetta Francesconi ha esposto le difficoltà incontrate dalle piccole e medie imprese, che costituiscono la maggior parte della gioielleria locale. “Ci sono fattori di costo reali – ha detto -, e il compito di verificare i movimenti dell’oro non è certamente semplice”. Il rischio, infatti, è che un ulteriore peso innalzi nuovamente la sbarra di ingresso e gli interventi internazionali dovrebbero evitare che si creino ostacoli artificiali troppo difficili da superare, soprattutto per i giovani imprenditori.

Gaetano Cavalieri, presidente di Cibjo

“Prima di tutto dobbiamo considerare la responsabilità che abbiamo verso la società come membri di una comunità di business – ha dichiarato Gaetano Cavalieri in chiusura -. Se il risultato finale di una legislazione sui minerali da conflitto è che le aziende evitano di negoziare con i produttori di oro dell’Africa centrale, perché questo risulta essere il modo più semplice per ottenere la conformità, allora forse abbiamo evitato di fare la cosa sbagliata, ma certamente non abbiamo fatto la cosa giusta”.


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