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Milano come non l’avevate mai vista

Milano. Centro focale della moda, del lavoro e dell’happy hour. Ma questi sono solo luoghi comuni, c’è anche altro! Basta leggere i sottili riferimenti nascosti nei 40 gioielli, frutto di una collaborazione tra designer e orafi lombardi, esposti alla Triennale Design Museum dal 12 Gennaio, nella mostra “40 Gioielli per Milano” a cura di Alba-Cappellieri-nuova-foto-218x300, architetto e critico di design, professore presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano.

Nulla di già visto! Per la prima volta la rete di orafi lombardi trova un punto d’incontro con le idee e l’estro di giovani designer. Il risultato è una Milano osservata con creatività, originalità e passione, una metropoli che si scrolla di dosso lo smog, la nebbia e le frasi fatte dagli inconsapevoli, da chi non ha mai prestato attenzione ai piccoli dettagli. 40 vetrine, caratterizzate da un rosso intenso, accolgono le più svariate creazioni.

C’è chi ha guardato al simbolo per eccellenza di Milano: il Duomo. Alba Polenghi Lisca/Breil lo stilizzano in un pendente rotondo come la cerchia dei bastioni e le mura spagnole; Giorgio Vigna/Breil Tribe osservano con la lente d’ingrandimento le sculture floreali che ne decorano l’architettura e le materializzano in una spilla colorata e rigogliosa, antitesi del grigiore che da sempre è stato attribuito alla città; Martina Duvia/Afra Brioschi scolpiscono nel titanio un Duomo rovesciato ma sempre riconoscibile; Raffaella Mangiarotti/Dante Socci lo miniaturizzano in un anello mutevole, che prende forma solo nel momento in cui viene indossato; Giorgio Lorenzi e Giovanna Vitale/Maurizio Zanardi propongono invece un doppio pendente in cui lo skyline della città si vede da una parte in tutta la sua trasparenza e dall’altra romanticamente offuscata dalla nebbia; mentre lo skyline diventa tridimensionale nella tiara di Giuliana Persegnani/Forevermark + CGS. Più criptica è invece la reinterpretazione di Luciana Massironi/Macrì che trasformano il sagrato del Duomo in un codice QR, o quella di Sonia Martinelli/ Jew&Co che nascondono il Duomo dietro un biscione di marmo di Candoglia o ancora Milli De Maira/Invernissi 1890 che lo mimetizzano in una cintura alla vita di una “signorina Grandi Firme”.

E parlando di icone, Paola Strammiello/Maurizio Colombo le racchiudono in un’unica collana in oro e zirconi, Rebus, in cui convivono charms dai più diversi e contrastanti significati, così come Giorgio Caffi/Gioielli Unici si servono di simboli quali il Duomo, la Madonnina, lo stemma dell’Alfa Romeo, un piatto di risotto in un solo bracciale, intreccio di più facce della stessa medaglia e come Beppe Pasciutti/Gioielmede creano un mosaico delle bellezze milanesi. Seguendo il filo conduttore dei segni visivi, la collana di Panthea Tassi/Federici accoglie la struttura della cupola della Galleria Vittorio Emanuele, la stessa a cui guardano Isabella Del Bono/ FPM di Marco Picciali nel realizzare un anello in ferro, argento e cristallo di rocca attraverso il quale si intravede lo stemma della città; la stessa Galleria che custodisce il toro, stanco di farsi pestare gli attributi nella collana di Giancarlo Montebello/Rossociliegia; e ancora Isabella Del Bono/Vhernier scolpiscono il sigillo ambrosiano in un mix di giada nera, calcedonio e cristallo di rocca. E se di icone si tratta, non si può trascurare la collana di Elena Bossi/Rossociliegia, un vero e proprio omaggio a Gio Ponti: quattro ciondoli con il nome dell’architetto, con il più celebre aforisma di Ponti su Milano, una miniatura della Superleggera e l’ultimo l’immancabile Pirellone, simbolo di una Milano che si è rimessa in sesto; così come la spilla di Francesca Villa/BMC è un omaggio al movimento futurista di cui cattura la scomposizione degli elementi, il dinamismo e il caos; e il pendente di Lia Di Gregorio/Elena Bonanomi lo è per la richiesta di Claudio Abbado di far piantare novantamila alberi a Milano come compenso per il suo ritorno. Di una storia più lontana, quella dell’alleanza tra le famiglie Sforza, Borromeo e Visconti, si parla invece nella collana sautoir di Emanuela Tersch/ Antonini. E dal passato si passa al futuro, con la spilla di Patrizia Bonati/ Giampiero Fiorini, omaggio alla contemporaneità, al dinamismo e alla continua espansione della città.

Sull’aspetto artistico culturale, punta invece la spilla di Laudani e Romanelli/Sanlorenzo fautori di un percorso che spazia dalla leonardesca Ultima Cena fino alla Madonna dell’Uovo di Piero. Ed è sempre Leonardo ad ispirare Michele Zanin/Muiraquità in un pendente rigorosamente e perfettamente geometrico. Alla concretezza dei gioielli appena citati, si contrappone l’astrattezza degli altri, carichi di concetti non immediatamente riconoscibili. Basta guardare a come Giuseppe Boschiroli/Albor rendono materia la fantasia creativa di Milano in un anello giocoso e colorato; o ai coriandoli di Luigi Baroli/MCMC; o al bracciale di Karl Heinz Reister/Sanlorenzo che abbandona ogni ostentazione; o a come Federica Rettore/Alvaro Bossi danno uno sguardo alla contaminazione di stili, di persone e di idee attraverso la modularità degli elementi in oro rosa, stesso concetto che ritroviamo nell’anello di Gio Alas/Tia Jewels. È sufficiente dare uno sguardo al gioiello di Rossella Tornquist/Mario Buccellati, per interpretarne l’ode alla bellezza di Milano attraverso trafori minuziosi e una preziosità che risiede nei dettagli, quelli che Maddalena Rocco/Fontana’s by Braga Romano nascondono in argento, rame, zirconi e marmo di Candoglia. Bisogna continuare a scavare nei significati anche nella spilla di Gabriele De Vecchi/Vhernier, che fa riflettere sui concetti di mobilità e centralità, su quella flessibilità che James Rivière/Solis trasmettono con la loro collana. Milano come un cuore pulsante per Fabio Cammarata/Lazzerini Argenterie, una città col cuore aperto, pronta ad accogliere con eleganza e discrezione; una città che si divide per Francesco Ventura/Mondia Gioielli, vizi e virtù trasferite in gemelli in oro bianco, giallo e diamanti, carichi di significati opposti ma che, nonostante tutto coesistono.

Spunto di riflessione per Nathalie Jean/Ecojewel e Gaspare Buzzatti/Rossociliegia è stata anche la mappa della città. E in ultimo si è utilizzata la parola per trasmettere dei significati: Giovanna Cutolo/Marco Perrucelli, dietro un’iniziale decisa ed essenziale, nascondono una voglia di guardare oltre, proprio attraverso quei fori che formano la lettera M, protagonista anche dell’anello di Alessia Ansaldi/Elite Gioielli, questa volta tempestata di diamanti neri; oppure Manuela Gandini/Tornaghi, usano le parole per mostrare la doppia faccia di Milano, l’amore e l’odio che convivono in un’unica spilla; Lucia Venino/Maschio Gioielli sfatano con splendenti charm le banalità e i luoghi comuni attribuiti a Milano per troppo tempo. Milano non è solo moda, lavoro e happy hour!


1 commento

  1. manu says:

    vorrei saper il prezzo


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