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Mazza (Assocoral): “L’Italia ha il suo primo Piano nazionale sulla raccolta del corallo rosso, è un momento storico”

IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE LE AZIENDE DI SETTORE SPIEGA I DETTAGLI DEL DECRETO DIRETTORIALE CHE INTRODUCE MODALITÀ DI RACCOLTA, SISTEMA DI CONTROLLO, AUTORIZZAZIONI E TRACCIABILITÀ DELLA MATERIA PRIMA

Per la prima volta l’Italia si dota di un Piano nazionale di gestione del corallo rosso: un risultato storico raggiunto dopo un lungo lavoro degli organi afferenti al Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo di concerto con l’Assocoral – l’Associazione che vede insieme le aziende del settore della lavorazione artigianale di corallo, cammei e materie affini.



Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio disciplina gli aspetti della raccolta del Corallium rubrum nelle acque nazionali


Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio, il decreto direttoriale n. 26287 del 21 dicembre 2018 si articola in sei allegati che disciplinano i vari aspetti della raccolta del Corallium rubrum nelle acque nazionali: le modalità di raccolta, il sistema di monitoraggio e controllo, le autorizzazioni e i documenti di tracciabilità.

Fino a oggi, l’unico Piano esistente in Italia era quello della Sardegna, che essendo una regione a statuto speciale, si era dotata del documento fin dal 1976. Oggi il provvedimento riguarda le acque marine di tutto il territorio nazionale: a spiegarne dettagli e implicazioni per il settore è Tommaso Mazza, presidente di Assocoral.


Tommaso Mazza

“Il Piano recepisce lo spirito e la volontà degli operatori del distretto economico di Torre del Greco improntato a una regolamentazione della raccolta del corallo che ne garantisca la sostenibilità oltre che la salvaguardia dell’habitat marino. Le misure introdotte riguardano il corallo “Rubrum” di colore rosso intenso, tipico dei mari italiani e del bacino del Mediterraneo”.

Come si è arrivati all’approvazione?
“È stato un percorso lungo: le disposizioni della Sardegna hanno fatto da guida già per il lavoro del GFCM, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo che ha approvato un proprio regolamento, poi recepito a livello europeo. Successivamente toccava agli Stati membri recepire le norme, cosa che l’Italia ha fatto dopo aver ascoltato tutti gli attori della filiera, inclusa Assocoral”.


L’attività di raccolta può essere esercitata unicamente dai pescatori professionisti


Quali sono tecnicamente le norme introdotte dal Piano?
“L’attività di raccolta può essere esercitata unicamente dai pescatori professionisti che siano titolari dell’autorizzazione ministeriale indicata dal decreto stesso, dal 1° maggio al 31 ottobre. L’attività di raccolta può essere esercitata esclusivamente mediante l’uso della piccozza, usata da pescatori equipaggiati con apparecchi individuali, autonomi o no, per la respirazione subacquea”.

Ci sono dei limiti imposti per la quantità?
“Il titolare dell’autorizzazione può raccogliere una quantità di corallo rosso non superiore a 2,5 kg al giorno, il cui diametro di base sia pari o superiore a 10 mm. In caso di prelievo di colonie sotto taglia (cioè di diametro basale inferiore a 10 mm.) è consentito un limite massimo di tolleranza del 10% calcolato sul peso del corallo totale prelevato giornalmente”.


La raccolta del corallo è consentita ad una profondità non inferiore ai 50 metri


Dove può avvenire la raccolta?
“È consentita a profondità non inferiori ai 50 metri, in conformità a quanto previsto dal regolamento Ue n. 2015/2102 e può essere esercitata nelle acque territoriali prospicienti il territorio nazionale con esclusione di zone come, ad esempio, le Aree marine protette o le aree marine dei parchi nazionali. Le operazioni di sbarco del corallo rosso devono obbligatoriamente essere effettuate nei porti designati dalla norma, che sono complessivamente 38. Naturalmente, tutto va sempre nella direzione del rispetto dell’ambiente marino e dell’eco-sostenibilità attraverso la tracciabilità della materia prima”.

Cosa comporta, concretamente, l’adozione del Piano?
“Una regolamentazione nazionale dischiude molti scenari, aprendo innanzi tutto nuove zone di pesca finora precluse proprio a causa dell’assenza di norme specifiche”.

Si ritiene soddisfatto?
“Lo sono io, lo è Assocoral e lo sono gli operatori. Siamo i primi a voler tutelare la materia prima e il suo habitat. Il corallo, così come il cammeo su conchiglia, rappresenta il nostro passato e il nostro futuro, il futuro delle nuove generazioni che apprendono l’arte della lavorazione artigianale. Il nostro non è solo un settore economico, ma una storia diventata parte costitutiva dell’identità di una intera comunità”.



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