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Mauro Arati: “Ecco come è cambiata la Hong Kong Jewellery & Gem Fair”

Il titolare dello studio che da 30 anni rappresenta UBM Asia in Italia racconta l’evoluzione della rassegna

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Sono oltre 30 anni, da quando praticamente esiste la Hong Kong Jewellery & Gem Fair, che lo Studio Luciano Arati di Milano cura la partecipazione di oltre 400 produttori orafi in numerosi eventi di respiro internazionale distribuiti tra Europa, Usa ed Asia. Strettissima la collaborazione con UBM Asia, società che lo studio rappresenta in esclusiva in Italia e che organizza fiere della gioielleria, oltre che a Hong Kong, anche nella Cina continentale, a Taiwan, Singapore, Istanbul, India, Russia e Europa. A spiegare come si è evoluta la Hong Kong Jewellery & Gem Fair di settembre, manifestazione di punta di UBM Asia, e come si sono trasformati i mercati ai quali si rivolge è Mauro Arati, titolare dello studio.

“Collaboriamo con la fiera di Hong Kong fin dalla nascita, 31 anni fa. Da allora ne abbiamo seguito le trasformazioni, sia societarie sia di contenuto, e abbiamo vissuto al fianco di UBM Asia anche i momenti più difficili, come le conseguenze della Guerra del Golfo e quelle dell’allarme Sars. Va detto però che gli espositori che in quegli anni si sono allontanati hanno fatto tutti ritorno alla manifestazione, che dal 2003 vive una fase positiva sempre crescente. Rispetto ai produttori, ci preoccupiamo di tutta la gestione della loro presenza in fiera, dalla scelta della rassegna più adatta alle loro esigenze alla vendita dello spazio fino all’assegnazione precisa e concordata delle postazioni. Devo dire che UBM Asia ci ha sempre coinvolto nelle decisioni e che tiene in grande considerazione la nostra esperienza”.

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Come è cambiata la fiera da allora?

“La fiera di Hong Kong è nata come porticina di ingresso verso la Cina, soprattutto al termine del protettorato inglese (conclusosi nel 1997, ndr). Già allora mostrava ritmi economici significativi, ma era per lo più una grande fiera di prodotti di fascia medio-bassa. Con il passare degli anni è evoluta sempre più verso prodotti di lusso, sofisticati e raffinati fino a diventare, oggi, punto imprescindibile per fare business in Asia. Visto il numero di partecipanti, comunque, si può dire che ci sarà sempre spazio per ogni fascia di prodotto. Con la sua economia liberale e la tassazione agevolata, è diventato luogo nevralgico anche per la moda: la maggior parte delle grandi aziende ha l’headquarter asiatico con sede a Hong Kong”.

 

Quali sono i numeri della rassegna oggi?

“Siamo orgogliosi di dire che all’ultima edizione di settembre ci sono stati 59mila visitatori registrati, che è un dato diverso dagli ingressi, che sono stati complessivamente quasi 132mila. Si tratta del più grande evento B2B di questo genere con i suoi quasi 3700 espositori da 49 paesi del mondo. Praticamente chi lavora in questo settore non può non passare da qui”.

 

Qual è l’identikit del visitatore della fiera?

“Un tempo qui si rifornivano soprattutto quei buyer interessati a un prodotto medio. Oggi i compratori sono alla ricerca di prodotti esclusivi, molti dei quali – fa piacere dirlo – legati al valore intrinseco del made in Italy. Dalla fiera passano i buyer dei grandi brand alla ricerca di semilavorati raffinati, di pietre rare, perle e materie prime. Abbiamo lavorato a lungo per portare alla prossima edizione anche una delegazione di italiani che per 5-6 giorni farà visita alla rassegna”.

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Com’è cambiato il mercato?

“Si guarda molto al luxury. Basti pensare che poco dopo la rassegna di Hong Kong il gruppo Richemont organizza ormai da tre anni Watches&Wonders, una esposizione di alta orologeria. Molto più di una fiera: si tratta di un dialogo diretto dei produttori con 16-18mila ricchi asiatici per trasmettere loro il gusto per il bello, per l’alta manifattura, per comunicare il valore del brand. La tendenza in crescita nel paese, del resto, è l’organizzazione di eventi mirati ai quali vengono invitate persone dalle straordinarie capacità economiche. Hong Kong si è ormai abituata a ‘saltellare’ da evento a evento”.

 


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