di


Madre de Dios

Via Panam, migration in the America's

Madre de Dios evoca ben altre immagini, ma oggi scopro sull’Espresso in edicola che trattasi di località peruviana ai confini con il Brasile e la Bolivia, un luogo dove la natura è sventrata contro ogni regola ed il territorio è puntellato di miniere illegali dove l’estrazione dell’oro (10-25gr per giorno) è affidata a gruppi familiari privi di ogni garanzia, al soldo di trafficanti e gruppi affaristi illegali e capitanati dai boss dell’oro sucio (oro sporco).

Il Perù è così indicato come il quinto produttore mondiale di oro con le sue 160 tonnellate annue ed una parte di questo patrimonio arriva fino ai canali ufficiali superando quei limiti di tutela e responsabilità sociale che regolamentano l’etica del mercato.

Come al solito a pagarne le spese sono le persone più povere, quelle dimenticate dalle leggi e dall’umanità a partire dalle regole di base. Così continueremo a leggere di bambini schiavizzati, donne ed uomini sottoposti a ritmi insostenibili di lavoro in condizioni precarie, spesso immersi per giorni interi in melme fangose alla ricerca di piccole quasi insignificanti pepite d’oro.

Tutta quella fatica, quel sacrificio, quella disperazione spesso senza pensarci poi più di tanto, la portiamo in un anello, una collana, un gioiello da ostentare, in cui la materia prima non ha forse seguito la filiera giusta, contaminandosi nell’illegalità le cui responsabilità sono sempre più difficili da assegnare e le cui radici affondano in luoghi disperati e sconosciuti come Madre de Dios.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Lebole secondo banner orizzontale