di


Made in, si negozia ancora. Ultima proposta: oreficeria fuori

La gioielleria è uno dei tre settori che rischia di rimanere fuori dalla norma: la minoranza blocca e la maggioranza non ha i voti per l’approvazione

Tampon MADE IN
Sette contro sette, si negozia ancora in Europa sul “Made in”: nulla di fatto ieri al Consiglio di Competitività, che riunisce tutti i ministri dell’Industria europei, che vede contrapposti da tempo due fronti. A favore dell’etichetta con la tracciabilità dell’origine dei prodotti, Italia in testa seguita da Croazia, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna con l’aggiunta della Polonia; dall’altro, il fronte del “no“ con Germania, Belgio, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda e Svezia. Nessuno dei due fronti è in grado di avere il consenso necessario per chiudere.

La proposta della presidenza lettone è limitare la tracciabilità ai settori calzature e ceramica, mentre il fronte del “sì“ difende a spada tratta l’etichetta per cinque settori complessivi: tessile, arredo e oreficeria oltre a calzature e ceramica. “Non c’è una maggioranza a favore del Made In e neanche una maggioranza tale da far passare il pacchetto senza, siamo in una fase di stallo”, ha spiegato il vice ministro Carlo Calenda, parlando di “situazione surreale”.

“Bisogna avere il coraggio di andare avanti nella trattativa – ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento Ue -, per l’Italia il “Made in“ è irrinunciabile per aumentare la competitività e la produzione delle aziende”. Per sbloccare la trattativa, secondo Tajani, bisogna imboccare la via del compromesso e fare alcune concessioni alla Germania che potrebbe passare sul fronte dei sì.

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *