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Made in Italy all’estero sempre più forte, ma pesano ancora dazi e barriere doganali

Nei mercati emergenti il IV Rapporto “Esportare la dolce vita” stima una crescita dell’export di +4,4 miliardi in sei anni

Export del Made in Italy, entro il 2018 saranno superati i 14 miliardi di euro nei mercati emergenti, +, +4,4 miliardi in sei anni. E’ uno dei dati che emerge dal quarto rapporto di “Esportare la dolce vita”, a cura del Centro Studi Confindustria e di Prometeia,  con il contributo di ANFAO, Assocalzaturifici, Federalimentare, FederlegnoArredo, Federorafi e Sistema Moda Italia, presentato questa mattina a Milano presso la sede di Assolombarda.

Per la prima volta l’indagine – che illustra le previsioni per il successivo quinquennio rispetto alla  domanda di beni del ‘bello e ben fatto’ (BBF) di fascia medio-alta, escluso però il segmento del lussoinclude anche il settore della oreficeria-gioielleria, che si aggiunge ai settori alimentare, arredamento, abbigliamento e tessile casa, calzature. Sono trenta i mercati presi in considerazione dallo studio.

Il rapporto sul Made in Italy prevede dunque che l’export di prodotti italiani belli e ben fatti nei mercati emergenti raggiunga  quota 14,4 miliardi di euro nel 2018. Per quella data, infatti, ci saranno 194 milioni di “nuovi ricchi” (persone con un reddito annuo superiore a 30mila dollari, a prezzi 2005 e a parità di potere d’acquisto), in più rispetto al 2012, di cui l’84 per cento proverrà proprio da quei paesi: la metà risiederà nei principali centri urbani di Cina, India e Brasile. La classe benestante, però, si sta ampliando anche in paesi più vicini all’Italia, dove la quota di mercato del Belpaese nelle vendite di beni BBF è maggiore, come Russia e Turchia.

Le importazioni dai paesi emergenti di BBF cresceranno fino a 169 miliardi di euro nel 2018, 54 miliardi in più rispetto al 2012 (+47 per cento): oltre un terzo della domanda aggiuntiva verrà da Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2011, la quota di mercato italiana sull’import di beni BBF nei mercati analizzati era dell’8,7%: a parità di punti percentuali, nel 2018 l’export di BBF made in Italy crescerebbe di 4,4 miliardi di euro, arrivando a 14,4 miliardi.

Infondono dunque ottimismo le stime relative alle opportunità che i nuovi mercati offrono alle imprese in grado di proporre prodotti non solo di qualità, ma dal forte contenuto evocativo:  nel 2012, le vendite italiane all’estero di BBF sono state di 61 miliardi di euro (arrivando a coprire il 15,5% del totale delle esportazioni manifatturiere italiane). Il commercio con l’estero dello scorso anno risulta così suddiviso: il 32% viene dall’alimentare, il 27% dall’abbigliamento e tessile casa, il 16% dai beni d’arredo, il 12% dalle calzature, l’8% dall’oreficeria-gioielleria e il 4% dall’occhialeria.

Malgrado le previsioni positive però sussistono le difficoltà delle imprese italiane anche a causa della forte concorrenza: è sempre più frequente che le aziende, data la debolezza della domanda interna europea, orientino gli sforzi commerciali verso i mercati emergenti. L’estero però non costituisce la soluzione a tutti i mali, almeno non per tutti i paesi: a contrastare l’ingresso di prodotti stranieri, infatti, intervengono barriere e dazi che queste nazioni spesso innalzano.

Proprio su questo delicato tema il IV Rapporto “Esportare la dolce vita” ha presentato oggi un aggiornamento per sostenere le imprese nel percorso di internazionalizzazione, con un’attenzione particolare ai settori new entry dell’occhialeria e oreficeria-gioiellieria. Sono stati, inoltre, esaminati alcuni punti di forza del BBF italiano: la produzione culturale italiana, che rafforza l’immagine del BBF nel mondo trasmettendo valori e contenuti dell’Italian style of life; l’importanza della filiera del BBF, che garantisce la qualità del prodotto italiano e rafforza ulteriormente l’immagine che all’estero viene percepita del made in Italy; il tessuto imprenditoriale del BBF, composto da 15mila imprese che esportano prevalentemente prodotti del BBF, rappresentano un quinto delle imprese manifatturiere esportatrici italiane e hanno un’elevata vocazione internazionale nonostante la dimensione contenuta.

Infine, un focus dedicato alla Cina ha esplorato le cinque regole da seguire per entrare nel mercato cinese con più elevate probabilità di successo: conoscere l’andamento dei consumi e delle forze che lo alimentano; analizzare il profilo dei consumatori; selezionare le aree urbane con migliori prospettive; conoscere gli ostacoli commerciali all’ingresso dei propri prodotti; analizzare i canali di accesso al mercato, cioè il sistema distributivo.


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