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Made in, Italia batte Germania: sì del Parlamento europeo

La parola sulle etichettature obbligatorie passa al Consiglio: se adottata, andrà in vigore nel 2015. Aquilino (Federpreziosi): Il consumatore ha diritto a conoscere l’origine di un prodotto

Con 485 si, 130 no e 27 astenuti ieri il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, ha approvato in prima lettura la proposta di Regolamento Tajani-Borg sulla Sicurezza dei prodotti contenente l’articolo (art. 7) riguardante l’obbligo dell’indicazione di origine. La posizione sostenuta dall’Italia batte così quella dei paesi del Nord Europa, Germania in testa, che erano a favore dell’abolizione dell’articolo inserito nel capitolo sulla tracciabilità, che prevede che i fabbricanti e gli importatori mettano sui loro prodotti un’indicazione del paese d’origine, sostituendo l’attuale sistema volontario.

Plauso dalle associazioni di categoria che hanno fatto della tutela del Made in Italy un valore da sostenere a livello nazionale ed internazionale. “Confesso di avere provato una grandissima soddisfazione nell’apprendere la notizia della decisione dell’assemblea plenaria di  Strasburgo – racconta Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi Confcommercio (in foto a sinistra)-, soprattutto vista la stragrande maggioranza dei consensi con cui si è arrivati all’approvazione  dopo un iter lungo e combattuto. Una grandissima soddisfazione  anche per l’ottimo lavoro di squadra svolto dai nostri europarlamentari. D’altronde, l’attuale assenza di regole chiare e trasparenti, oltre a penalizzare la produzione e la distribuzione, genera disorientamento nel mercato, nel consumatore che ha tutti i diritti di  conoscere l’origine di un prodotto. Se poi parliamo di  prodotti contraffatti, soprattutto nel comparto dei preziosi,  apriamo una parentesi non certo piacevole. Ora abbiamo la tanto agognata  proposta di Regolamento che, tengo a sottolineare, rappresenta la posa della prima pietra verso la costruzione da parte del Consiglio Europeo di una convergenza comune che,  anche in vista del semestre di presidenza italiano, mi auguro ci vedrà protagonisti nel portare a casa il risultato definitivo e vincere le resistenze di quei paesi comunitari che non vantano le eccellenze manifatturiere  italiane ma che si limitano ad effettuare, nella migliore delle ipotesi, processi di assemblaggio”.

Esprime soddisfazione anche Licia Mattioli, presidente di Confindustria Federorafi, per l’ampio sostegno che il Parlamento europeo ha dato alla proposta presentata dalla Commissione europea su impulso del Vice Presidente Tajani. “L’approvazione dell’art. 7 sul ‘made in’ da parte del Parlamento europeo rappresenta un risultato di fondamentale importanza per il Sistema manifatturiero italiano – si legge in una nota -, reso possibile grazie al contributo delle associazioni di settore italiane ed europee, di Confindustria ed alla mobilitazione degli eurodeputati italiani maggiormente coinvolti in questo dossier”.

Prosegue dunque l’iter della proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo: la parola ora passa al Consiglio Ue e le associazioni di categoria italiano confidano in una rapida evoluzione, anche in vista del semestre di Presidenza italiana dell’Ue. Il risultato della votazione di ieri è che le etichette ‘made in’ dovrebbero ora essere obbligatorie per i prodotti non alimentari venduti nel mercato comunitario. La proposta sarà trasmessa al Consiglio per l’approvazione definitiva. In seguito all’adozione del Consiglio, la nuova normativa dovrebbe entrare in vigore nel 2015. Le norme saranno applicate dalle autorità nazionali responsabili della vigilanza del mercato nei paesi dell’UE.

L’Italia ha intrapreso la battaglia dell’etichettatura nel 2005: fu allora che sollecitò per la prima volta un intervento normativo che offrisse maggiori informazioni ai consumatori e rafforzare la lotta alla contraffazione grazie a un miglior controllo sui prodotti importati.
 In Parlamento Ue però si è registrata subito l’opposizione dei paesi angloscandinavi e della Germania, che non basano la propria competitività sull’origine del prodotto, ma sull’assemblaggio di semilavorati.

L’articolo 7 fu inserito già nella proposta sul ‘made in’ del 2005, ritirata però alla fine del 2012 per la mancanza di un accordo tra i vari Stati membri. La partita si è riaperta a inizio 2013, quando la Direzione generale imprese e industria della Commissione ha presentato un nuovo pacchetto che includeva una comunicazione e due proposte di regolamenti sulla sicurezza dei prodotti di consumo e la vigilanza di mercato.

Sulla proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti approvata lo scorso ottobre sono iniziate le consultazioni. La socialista danese  Christel Schaldemose ha redatto un rapporto per trovare un compromesso. Oltre all’Italia, tra i sostenitori del Made in si annoverano Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Croazia. 
Fallito il primo tentativo di conciliazione a dicembre 2013, l’ultimo è stato fatto a gennaio.

Ora però grazie al voto del parlamento, la Commissione Ue dovrebbe avviare il negoziato per trovare un accordo definitivo prima dello scadere del suo mandato in autunno.
 “Rendere obbligatoria a livello europeo l’indicazione del paese di origine sui prodotti di consumo è un passo fondamentale se si vuole puntare alla crescita e al rilancio del manifatturiero, in Italia come in Europa”, questo il commento a caldo di  Confindustria, ieri pomeriggio.

Più in generale, il pacchetto prevede una serie di norme per la vigilanza del mercato, che offrono strumenti più efficaci per consentire agli organismi nazionali di vigilanza di far rispettare la sicurezza e di adottare misure contro i prodotti pericolosi e non conformi; un miglioramento della tracciabilità dei prodotti di consumo che consente risposte rapide ed efficaci in caso di problemi in materia di sicurezza; l’istituzione di un sistema di vigilanza del mercato maggiormente cooperativo nell’UE e pprocedure semplificate per la notifica dei prodotti pericolosi.

“Sono lieto che il Parlamento abbia votato a favore di nuove misure per rendere i prodotti più sicuri e conformi, proteggendo sia i consumatori dai rischi sanitari sia le imprese dalla concorrenza sleale”, ha dichiarato Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per l’Industria e l’imprenditoria. “Una vigilanza del mercato coerente in tutta l’UE è necessaria per impedire la presenza di punti deboli che minacciano l’interesse pubblico e creano condizioni commerciali non equilibrate. Ora ci aspettiamo che anche il Consiglio approvi le misure”.

 


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