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Made In, Confindustria spinge sull’Europa

Il 6 maggio la norma dovrebbe essere all’ordine del giorno del collegio dei commissari. Industriali favorevoli anche a un’applicazione selettiva che includa l’oreficeria

Tampon MADE IN“Siamo preoccupati per le intenzioni di alcuni Commissari europei di stralciare il made in dal programma di lavoro della Commissione”. Così si è espressa Lisa Ferrarini, vice Presidente per l’Europa di Confindustria a margine di una riunione con le principali associazioni di settore interessate, alla quale ha partecipato anche il vice ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda. “Sappiamo che è circolata una bozza dello studio d’impatto commissionato al termine del semestre di presidenza italiano sui costi e benefici del made in e che alcune sue conclusioni potrebbero essere strumentalizzate in maniera negativa – continua la vicepresidente – ma sappiamo anche che alcuni dei settori industriali consultati nell’indagine hanno espresso parere assai positivo, perciò i risultati di questo studio andranno analizzati con imparzialità e se indicheranno che il made in beneficia soltanto alcuni settori e non altri saremo disponibili a considerare una sua eventuale applicazione selettiva“.

Il prossimo 6 maggio ci sarà una riunione del collegio dei commissari in cui si discuterà del made in, la proposta di regolamento che imporrebbe di indicare il paese di fabbricazione dei prodotti anche non alimentari, già votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo un anno fa.  La misura sta a cuore all’Italia manifatturiera, ma da anni incontra la resistenza di un asse trasversale anglo-scandinavo guidato dalla Germania.

“Abbiamo chiesto al governo di attivarsi ai massimi livelli per scongiurare il rischio dello stralcio del dossier – fa sapere ancora la Ferrarini – e per finalizzare un compromesso in vista del consiglio competitività del prossimo 28 maggio. Sono fiduciosa che il governo interverrà con autorevolezza a Bruxelles, nonché presso alcune cancellerie europee, per evitare questo scenario ed assicurare la migliore soluzione di compromesso possibile per la discussione in Consiglio. Siamo come sempre attivi in ogni contesto, ma avvertiamo l’urgenza di sbloccare il dossier e farlo finalmente approvare”.

In sede di Consiglio Competitività, il viceministro Carlo Calenda presenterà una proposta di mediazione: sì a un “Made in” circoscritto ad alcuni settori, che diventerebbero 5 – ceramica, calzature, tessile ma anche legno-arredo e oreficeria – senza distinzione tra piccole o grandi imprese e un periodo di sperimentazione dell’etichetta obbligatoria di tre anni, per poi fare il punto della situazione.

Il Governo italiano, intanto, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, ha chiesto formalmente al vertice della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che il collegio dei commissari, fissato per mercoledì prossimo, non prenda alcuna decisione sul destino del “Made In” – cioè dell’articolo 7 della proposta di regolamento Ue sulla tutela dei consumatori che, a causa dello stallo, tiene bloccata l’approvazione dell’intero pacchetto – e soprattutto non decida alcuna ipotesi di stralcio.

 


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