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Ma ve la ricordate la miniera di lusso?

Sembrava d’essere in una miniera. Di lusso. C’è stato un tempo in cui si sentiva parlare quasi esclusivamente di quantità. L’Italia s’è desta! dicevano trionfalisticamente i nostri orafi; e in comunicazione fischiavano sassate quasi quotidiane: record qui, primato là. Qualcuno, immagino, avrà fatto finta di credere che le cose sarebbero andate così per sempre, che la stagione di Re Mida sarebbe durata in eterno. Naturalmente non era possibile. E va anche detto che un certo numero di orafi italiani aveva deciso di uscire da Bengodi, impegnandosi in cose di qualità come ricerca e design prima che l’avanzare travolgente della crisi lo imponesse bruscamente. Insomma: prima che lo spostamento d’attenzione dalla quantità alla qualità fosse ancora più rimarcato dalla stretta necessità.

Poi c’è stata una marcia indietro a velocità folle, che ha spiazzato un po’ tutti. Certo, ora sarebbe bello se il fenomeno continuasse nel tempo, premiando automaticamente gli autori di scelte qualitativamente intelligenti. Si dirà: c’è poco da scegliere. Come, in certa misura, avviene nella produzione, anche nella distribuzione certe impostazioni sono ormai obbligatorie per chi vuole andare avanti. Ma la Fiera di Vicenza – con tutti i suoi problemi – ha dimostrato se non altro, che qualcosa si può cercar di fare, che non c’è niente d’impossibile. Potrà sembrare folle, ma questa fiera d’Autunno, ha dimostrato che si deve avere fiducia. O cambiare mestiere.


2 commenti

  1. Franco T. says:

    W la difference!
    Carissimo Gianni, siamo certi che le incitazioni, i suggerimenti, le ricerche siano in grado di sostituire una Cayenne (Porsche)?
    Non ci giurerei.
    Il resto è vita!


  2. Gianni Roggini says:

    Carissimo Franco, neanch’io ci giurerei, ma – come dicevano quando ero piccino,- tentar nuon nuoce. Ad ogn i bu0n conto, fammi avere una Cayenne se puoi: a stomaco pieno si ragiona meglio
    Un abbraccione.
    Gianni.


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