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Ma i gioiellieri amano i gioielli?

I gioielli sono ormai destinati alla definitiva scomparsa dal panorama degli acquisti per regalo o per autogratificazione? Gli orafi rischiano di dover chiudere bottega e cambiare mestiere?

Recessione economica, costante e continuo aumento dei costi dei materiali preziosi, generalizzata (e, si badi bene, quasi sempre giustificata) paralisi dei consumi di beni non strettamente legati alla sopravvivenza, mancanza di alcune normative o eccesso di alcune altre che non consentono di portare chiarezza e trasparenza nel settore, tutelando da un lato i consumatori e non deprimendo dall’altro quelle opportunità che ancora ci sono per tenere in piedi il business.

E chi si azzarderebbe ad essere ottimista davanti ad un quadretto del genere?

Ma fin qui ben poco si può fare salvo agire in maniera univoca ed autorevole nei rapporti a livello governativo, così come fortunatamente ora avviene con la spinta lungimirante e di piglio imprenditoriale dei dirigenti delle più importanti organizzazioni rappresentative del settore. E i risultati già si fanno vedere.

Ma a tutto questo vogliamo aggiungere l’atavica timidezza del settore nel “comunicare” a livello individuale e, tanto meno, collettivo?

A intervalli abbastanza regolari torna in auge l’idea della Grande Campagna Pubblicitaria, panacea di tutti i mali, soluzione a tutti i problemi. Non è mai stato possibile reperire fondi sufficienti e trovare adeguate forme di accordo fra i singoli imprenditori o fra associazioni e i vari – più o meno validi progetti – sono finiti in chissà quale cassetto.

Molto recentemente un gruppo di imprenditori ha coraggiosamente deciso di riprovarci, senza la pretesa di rovesciare il mondo ma con la volontà di riprendere una posizione non troppo decentrata nella testa dei consumatori. Alla luce delle (ahimé troppe, vista la militanza nel settore) esperienze passate, difficile valutare lo sviluppo dell’iniziativa, ma valeva la pena di tentare e sostenerla. Tanti mesi passati, tanto entusiasmo, tanto impegno anche personale da parte del coraggioso gruppo. E ora dobbiamo dire addio anche a Publiori?

Per ora a ricordare quanto valgano i gioielli restano in pista il boom dei compro oro, i furti in gioielleria (reali o negli spot di auto), le campagne pubblicitarie di “brillanti” trattamenti cosmetici per donne e per elettrodomestici!


11 commenti

  1. gabriella centomo says:

    Caro dott.Roggini
    Publiori sta chiedendo il supporto di fiera vicenza ma……………
    vedremo la risposta
    Del resto se non entra in gioco una realtà al di sopra delle parti e con adeguate
    competenze qualche dubbio di futuro c’è.
    a Lei sempre con stima e un saluto alle sue donne!!!!!
    gabriella


  2. Raffaele Maino says:

    Come sempre, Roggini centra il cuore del problema!
    La nostra categoria non ha mai brillato per iniziativa e neppure per spirito di gruppo.
    Un monito agli opreatori: Chi abbandona ora la nave “aggregazione” rischia di trovarsi in altomare da solo.


  3. gianni roggini says:

    Carissima signora Centomo,
    da quanto condividiamo vita ed esperienze in questo settore? La conosco bene ed ho sempre apprezzato la sua competenza e la sua determinazione. E, dunque, avanti con forza, sempre e malgrado tutto e tutti.
    Gianni Roggini


  4. gianni roggini says:

    Gentile presidente Maino,
    mi sono una volta (e molto recentemente) autodefinito “scettico blu”, anche se il termine non è più di moda. Ma devo dirle che questa volta mi sento un po’ più fiducioso. Vedo in alcuni vertici delle categorie un impegno e una volontà di reale coesione che in passato non era poi così scontata. Un cambiamento c’è e sivede. Auguri per noi tutti!
    Gianni Roggini


  5. Caro Gianni,
    la domanda è pertinente e di grande attualità.
    I gioiellieri amano i gioielli che vendono. Se non li vendono, vorrebbero vendere altre merci, che magari “si vendono da sole” grazie alla pubblicità/comunicazione (pagata dai marchi).
    I gioiellieri che considerano i gioielli come “merci” sono ormai la maggioranza quasi assoluta rispetto ai Gioiellieri che invece li considerano “opere” con tutte le implicazioni culturali, sociologiche, antropologiche e progettuali che li rendono tali.
    I Gioielli non sono mai stati per tutti e il sogno che rappresentano è esclusivo.
    Questi Gioielli sono sempre più rari e si trovano ormai nelle aste super specializzate e nelle vetrine dei pochi veri Gioiellieri rimasti.
    I gioielli presenti nel mercato non hanno nulla di nuovo da raccontare se non la pavida attesa di chi li propone, senza convinzione, nella speranza di avere indovinato…
    Questi gioielli non innamorano più nessuno, tanto meno i gioiellieri che li scelgono dopo un’attenta selezione…
    Credo che sia molto difficile trasferire amore quando non si ama più.
    Un caro saluto.
    Stefano Ricci


  6. Gianni Roggini says:

    Caro Stefano,
    ho toccato un tasto per te particolarmente dolente e nulla posso ragionevolmente aggiungere al tuo commento.
    Carissimi saluti.
    Gianni


  7. claudio franchi says:

    Perchè esistono ancora i gioiellieri? Non si erano estinti come il “Dodo”?


  8. Gianni Roggini says:

    Paragone forse un po’ inquietante quello con “Dodo”, sia che ci si riferisca al mitico uccello mauriziano che al fortunato marchio orafo gioielliero. E devo confessare che ho perplessità nell’interpretarlo.
    Personalmente riesco a trovare qualche spunto nel campo zoofilo: pare che l’habitat originario particolarmente favorevole avesse portato questa specie (il termine dodo deriva dal portoghese e significa “sempliciotto”, forse inteso come “preda facile”) ad alimentarsi con quanto trovava senza problemi a disposizione (evviva il tutto facile), diventando sempre più pigra, stanziale e facile preda (anche se non particolarmente gustosa).
    Quando i coloni distrussero questo suo ambiente introducendo animali antagonisti e cacciatori/predatori delle loro uova (concorrenza straniera?) il gioco fu fatto. Individui scarsamente mobili, di dimensioni notevoli e conseguentemente stazionari, molto legati al loro limitato ambiente, arrivarono abbastanza rapidamente all’estinzione. Restano tuttavia il simbolo di un intero Paese.


  9. claudio franchi says:

    Caro Gianni, questo si chiama dare forma compiuta al (mio) pensiero!
    Per i cortesi lettori: giuro che non ci siamo nè sentiti nè scritti…..


  10. Caro Gianni,
    in questo assordante silenzio è veramente difficile essere ottimisti.
    Dobbiamo dare ragione a Claudio Franchi?
    I gioiellieri sono davvero una specie estinta come il Dodo?
    Io non voglio crederlo e spero che “dagli atri muscosi e dai fori cadenti” arrivi e risponda qualcuno del “volgo disperso (= gioiellieri) che nome non ha”.
    Coraggio, gioiellieri, dite la vostra!
    Un caro saluto.
    Stefano Ricci


  11. Gianni Roggini says:

    Non dovrei, ma attendo fiducioso l’auspicata voce. Almeno una.
    Saluti carissimi.
    Gianni


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