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L’universo dentro le gemme

Caratteristici Trigoni di accrescimento sulla superficie di un diamante grezzo. Nikon D300 su Zeiss STEMI 2000C 60x 1/4'' ISO 200 Luce incidente e filtro polarizzatore

Una mappa stilizzata di piramidi nel deserto egiziano? Un quadro di un futurista? No, solo unimmagine elaboratasi in milioni di anni racchiusi in una impronta infinitesimale. Queste foto non si limitano a fornire la carta di identità delle gemme ma evocano visioni che emozionano come capolavori darte contemporanea. Paolo Cerruti, un giovane e dinamico gemmologo GIA, spiega i segreti della microfotografia gemmologica della quale si può considerare uno dei massimi esperti in Italia.

Cominciamo dalla fine. L’immagine tanto ingrandita ovvero l’infinitamente piccolo, produce un effetto straniante e suggestivo tanto da apparire, più che scienza, il lavoro creativo di un artista. Qui non si parla solo di inclusioni…

In effetti proprio un gemmologo italiano ormai scomparso,Willy Andergassen, e’ stato un pioniere della trasposizione della microfotografia delle gemme in forma d’arte figurativa.  Quando si osserva l’interno di un minerale si è a tu per tu con il passato e si ha insieme la certezza di dati scientifici e la percezione di essere fuori dal tempo. Ci si immerge in un solo colpo d’occhio nell’azione combinata di milioni di anni concentrati in un fotogramma. In questo senso possiamo proclamare la natura stessa una fucina estremamente prolifica  d’espressione artistica.

Quei tuoi trigoni nel diamante mi hanno quasi portato all’insonnia. Poi mi sono ricordato di William Blake, poeta e mistico inglese del settecento e del suo famoso quadro...

Vero, Blake raffigura un Dio anziano, creatore di mondi col compasso disposto a triangolo. Allo stesso modo le nostre immagini sono in un certo senso visionarie. Ma sono anche il punto di arrivo di un processo elaborato. La foto si forma dopo un preciso percorso. Non dimentichiamo che per ottenere il massimo bisogna essere contemporaneamente buoni fotografi, gemmologi ben addestrati ma anche tecnici meticolosi. L’indagine gemmologica nasce sempre dall’occhio umano che resta l’apparato ottico più sofisticato perché ricerca, identifica e legge il fenomeno. La fotografia inoltre negli ultimi anni ha subito trasformazioni a dir poco epocali. Il digitale e l’informatica, che sembravano non poter competere con la pellicola, oggi hanno fissato un nuovo elevatissimo standard  di fatto rivoluzionando la fotografia scientifica. Il primo enorme vantaggio del digitale è la possibilità di sperimentare e di percepire fin da subito la buona riuscita dello scatto. Ciò significa libertà di  testare sempre nuove tecniche aumentando la bravura e l’esperienza senza spendere capitali nello sviluppo dei negativi. Tra l’altro si può lavorare in digitale innestando gli obiettivi direttamente sul microscopio.

John Koivula con Paolo Cerruti alla conferenza di gemmologia scientifica CIGES 2012 a Firenze.

Il maestro John Koivula (che tra l’altro si e’ complimentato con te), autore degli inarrivabili scatti del Photo Atlas (che sta al gemmologo come la Bibbia sta al seminarista) avvisava in un celebre articolo di ormai qualche decennio fa che in microfotografia non bisogna disperare. Con buona volontà l’attrezzatura può essere alla portata  di tutte le tasche. Con la tecnologia odierna e’ ancora così?

Non dimentichiamoci mai di partire sempre dal campione che stiamo esaminando e chiediamoci prima se abbiamo ben chiaro in testa quello che vogliamo catturare al suo interno. Poi si fanno i conti con gli strumenti che si ha a disposizione. Certo l’attrezzatura specifica è normalmente molto costosa. Ma questo non deve spaventare: all’inizio  ci si può accontentare di acquistare strumenti usati di buona qualità e Internet ed Ebay sono un ottimo punto di partenza. Ma l’importante e’ iniziare e mettersi subito a sperimentare, spingersi ai limiti consentiti dalle attrezzature e prepararsi a superarli migliorando di volta in volta le dotazioni. Piuttosto mi sembra il caso di insistere sulle diverse  tecniche di ripresa con cui occorre familiarizzare. Generalmente si parte con il collegare una macchina fotografica possibilmente una Reflex o una EVIL (nuovo sistema ad ottiche intercambiabili mirrorless) al microscopio trinoculare, ossia un microscopio dotato di un “terzo occhio” capace di ospitare attraverso alcuni adattatori la macchina fotografica. Esistono anche tecniche più complesse che sfruttano obiettivi da microscopia dedicati con grandi numeri di apertura collegati a dorsi digitali in medio formato, dove la risoluzione e la nitidezza raggiungono qualità eccellenti.

Lamina di dolomite ossidata su ago di rutilo in un quarzo brasiliano incolore. Nikon D300 su Zeiss STEMI 2000C 80x 1'' ISO 200 Luce mista (darkfield e Fibra ottica).

Punto cruciale. L’illuminazione…

La luce non e’ mai abbastanza e bisogna colpire con precisione il punto che ci serve, esaltando dettagli e contrasti, dopo aver deciso quale sarà lo scatto. Più piccolo e’ il dettaglio che vogliamo evidenziare maggiore sarà la luce necessaria. La più comune è l’illuminazione in campo scuro (darkfield) dove la luce investe la gemma in modo trasversale permettendo alla pietra di accendersi e nello stesso istante di creare uno sfondo nero ad alto contrasto. L’illuminazione in luce tramessa o in campo chiaro (brightfield) permette alla  luce di attraversare il campione dal basso verso l’alto. Infine l’illuminazione incidente e’ indotta attraverso un illuminatore posto trasversalmente ad angolazioni variabili. Speciali condensatori luminosi montati sui terminatori delle fibre permettono di concentrare il cono luminoso evitando anche inutili abbagli dovuti ai riflessi della gemma.

Eccellente il lavoro delle fibre ottiche tradizionali ma esistono ora anche  micro-fibre daendoscopia che assomigliano a veri e propri “aghi luminosi” e permettono di illuminare porzioni piccolissime del campione. Utilissimi i filtri polarizzatori che mettono in risalto le figure di interferenza dei minerali birifrangenti. Esiste un’altra tecnica che consiste nell’immergere in una cella di vetro ottico il campione da fotografare immerso in un liquido con indice di rifrazione prossimo a quello della gemma che si vuole riprendere in modo da eliminare i riflessi e mettere in risalto le inclusioni.

Gli altri grandi nemici del gemmologo fotografo. Profondità di campo e vibrazioni. Qualcosa di nuovo nel campo amico?

Per risolvere il problema della PdC (profontità di campo) disponiamo oggi di un buon aiuto nella tecnica chiamata stacking. Si tratta di in una sequenza di multiple esposizioni su differenti piani focali. In questo modo otteniamo una serie di fotografie che unite attraverso uno specifico software garantiscono un’immagine completamente a fuoco. Ma si rimarrà delusi se prima non si sarà posto rimedio alle vibrazioni generate ad esempio dallo specchio ribaltatore e dall’otturatore delle reflex. Dispositivi moderni permettono oggi di agire da remoto senza materialmente toccare la macchina. I tavoli antivibrazioni sono costosi ma si può ovviare mediante smorzatori in gomma (quelli delle lavatrici) e un ripiano in granito. Il posizionamento corretto della gemma da fotografare lo possiamo ottenere montando le pinzette su slitte micrometriche orientabili.

Inclusioni cristalline in uno zaffiro naturale dello Srilanka Nikon D300 su Zeiss STEMI 2000C 40x 1/8'' ISO 200 darkfield.

Terminiamo con l’inizio. Le foto di un gemmologo vanno oltre il fenomeno, oltre l’uso didattico, oltre la documentazione scientifica…

Questa passione mi è stata trasferita da mio padre. Ogni tipo di foto ruba al flusso dell’esistenza qualcosa che diventa nostro. Cambiando scala il minuscolo non e’ affatto piccolo o trascurabile: e’ immenso e degno di nota. Sottraiamo una porzione di realtà al tempo e  rendiamo eterno qualcosa che era già meraviglioso in sé. Ma in fondo la gemma che ha racchiuso altri cristalli non ha fatto la stessa cosa del fotografo?

Per approfondire: www.gemologyonline.com  e    www.photomacrography.net

[email protected]www.gem-tech.it


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