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L’Oro Rosso di Jan Fabre. Da Anversa a Torre del Greco fino a Capodimonte

L'arte del fiammingo Jan Fabre incontra la tradizione torrese di una delle aziende storiche di corallo: La Enzo Liverino 1894


È l’Oro Rosso uno dei temi protagonisti del progetto espositivo del poliedrico artista belga Jan Fabre che sviluppa a Napoli in quattro prestigiose sedi: Studio Trisorio, Museo Madre, Pio Monte di Misericordia e Museo di Capodimonte che ospita una serie inedita di sorprendenti sculture in corallo, realizzate esclusivamente per questa esposizione e per questa sede.

L’idea di questo progetto è nata nel 2017, quando lo stesso Jan Fabre, in occasione della sua personale Naturalia e Mirabilia (dove protagoniste erano le iconiche opere realizzate con ali di scarabei iridescenti) ebbe modo di visitare e conoscere in profondità il patrimonio museale di Capodimonte, scoprendo che in molte opere c’è la presenza del corallo e la sua rappresentazione.

Si è così concretizzata la volontà di realizzare sculture con quell’Oro Rosso che rappresenta un patrimonio pressoché unico della Campania ed in particolare di Torre del Greco, dove ha sede la storica azienda Enzo Liverino 1894 che ha rappresentato per Jan Fabre un punto di riferimento per la produzione delle opere realizzate negli ultimi due anni tra Anversa e la città vesuviana ed oggi esposte a Capodimonte.

L’incontro con la storica azienda torrese è avvenuta grazie all’imprenditore e collezionista Gianfranco D’Amato amico dell’artista e amico di infanzia di Enzo Liverino. La visita di Jan Fabre al Museo del Corallo dell’azienda Liverino è stata determinante poi per la creazione delle sculture. Ne sono seguiti due anni di incontri, interazioni e consigli che hanno costituito l’ossatura stessa delle opere grazie anche ad un coinvolgimento diretto dell’azienda torrese che si è dedicata a pieno ritmo in questa avventura.


«Jan Fabre
– racconta Enzo Liverinoè rimasto affascinato da quello che produciamo e realizziamo nella nostra azienda, nonché dal ricco patrimonio che custodiamo nel nostro museo. È nata così questa collaborazione che ci ha visto appassionatamente coinvolti nell’attività creativa di uno dei più grandi artisti contemporanei».

Tra rose, cabochon e cornetti in corallo, le sculture hanno materialmente preso forma di cuori, croci, spade, teschi e finanche di un autoritratto esprimendo tutta la potenza di quell’Oro Rosso di cui «Le dieci nuove sculture di corallo rosso che il maestro belga ha creato per la sua personale – scrive la storica dell’arte Melania Rossi sul catalogo della mostra – sembrano un tesoro proveniente dagli abissi della mente dell’artista. Concrezioni che fanno pensare a fantasiose barriere coralline (…)».


La mostra è allestita al secondo piano del Museo e dialoga con una serie di opere della collezione permanente così da istituire «un dialogo serrato, tra antichi maestri, italiani e nordici, che costituiscono il prezioso patrimonio del Museo. Infatti, ha sottolineato il direttore Sylvain Bellenger – questi confronti da un lato pongono Jan Fabre in una luce nuova, dall’altro ci consentono di rinnovare il nostro sguardo sulla collezione permanente”.

La mutazione è al centro di queste sculture, perché, come racconta il curatore della mostra Stefano Causa (con Blandine Gwizdala) «Fabre racconta, in una lingua non troppo diversa, una vicenda di metamorfosi incessanti; di materiali che mutano destinazione e funzione; una storia di sangue e umori corporali, inganni e trappole del senso; pietre preziose, coralli e scarabei, usciti a pioggia dai residuati di una tomba egizia, frammenti di armature, sequenze di numeri e citazioni dalle Scritture, dentro un universo centrifugo di segni… che, talvolta, diventa un sottobosco nel quale calarsi con i pennellini di uno specialista fiammingo di nature morte».

 

Accanto alle sculture in corallo e quelle d’oro, completano il percorso i disegni che l’artista ha realizzato con il suo stesso sangue, compiendo quel percorso di sperimentazioni che rappresenta il suo manifesto poetico, fisico e intimo in un universo di simboli che parlano d’arte e di bellezza, di forza e fragilità del genere umano, del ciclo continuo di vitamorte-rinascita.

Jan Fabre con questo ambizioso progetto consolida il suo rapporto con Napoli (mutuato spesso dalla lungimiranza della gallerista Laura Trisorio, sostenitrice da sempre della sinergia tra le istituzioni) iniziato negli anni Ottanta con l’esordio teatrale con la compagnia teatrale di Mario Martone (l’artista belga è anche un apprezzato coreografo e registra teatrale; l’ultimo suo lavoro a Napoli “Belgian Rules/Belgium Rules” nel 2017 fu tra gli eventi più attesi e affollati del Napoli Teatro Festival) e tuttora privilegiato «Napoli la amo – ha dichiarato – mi accoglie e mi abbraccia sempre».


“Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue”

Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Fino al 15 settembre


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