di


Londra, capitale della gemmologia

La Conferenza del 2014 del Gem-A, l’associazione gemmologica britannica, la più antica al mondo, ha posto, nei primi quattro giorni di novembre, il focus del dibattito sulle questioni chiave che stanno animando la scena degli addetti ai lavori. Un primo tema caldo è stato la determinazione dell’origine geografica delle gemme, il mantra della ricerca e della riflessione scientifica. Assegnare una certa provenienza, ad esempio, ad uno zaffiro del Kashmir significa contribuire significativamente alla costruzione del suo valore di mercato.

Lo sanno bene i professionisti dei certificati ed in particolare il GIA che, grazie al meticoloso lavoro basato a Bangkok di Vincent Pardieu, ha avviato un censimento sistematico dei materiali grezzi così come rilevati nella fase dell’estrazione. Nel suo intervento Pardieu ha illustrato i criteri scientifici individuati per avviare il sistema di mappatura. Si dovrà distinguere il tipo di scavo, rilevare l’uso di esplosivi, le modalità  dei rinvenimenti, nella consapevolezza che più ci si allontana dal campo più sarà complesso attribuire univocamente i campioni ad aree precise. Chris Smith, presidente dell’AGL, è tornato sul tema con una prospettiva inversa: la deduzione delle aree di provenienza di zaffiri e di rubini ricorrendo ai processi di formazione geologica. Ed un geologo dello spessore di John Saul che è stato attivissimo in Africa assieme al compianto Campbell Bridge, è stato coprotagonista con Richard Hughes di una presentazione multimediale incentrata sulle interconnessioni disciplinari e sui nessi emozionali sollecitati dalla professione di gemmologo.

Richard Hughes
Richard Hughes

Questo il sentiero affascinante di quella che Hughes ha definito “gemmologia eretica”, una disciplina che volutamente disubbidisce alle maglie polverose degli schematismi e delle convenzioni. Thomas Hainschwang, già ospite come Hughes del CIGES 2013 a Napoli, ha offerto una relazione dettagliata sui diamanti verdi e verde-bluastri naturali o irradiati artificialmente, un lavoro prezioso in una fase in cui la promiscuità del materiale spesso proposto innervosisce i mercati. Sempre più ricorrente, il tema della sostenibilità dello sfruttamento delle risorse gemmifere e perlifere (Laurent Cartier) riaffiora nella grande maggioranza delle presentazioni per culminare nella comunicazione specifica di Greg Valerio, un protagonista della scena etica riferita ai materiali preziosi. Valerio ha illustrato una nuova procedura che si propone di creare una comunità di utilizzatori responsabili che importino oro da piccoli produttori artigianali devolvendo una percentuale alle comunità africane coinvolte nel segmento estrattivo.

James Riley
James Riley

Le sessioni tecniche hanno toccato problematiche assai calde a cominciare dalla ricerca, ormai un po’ affannosa di un sistema universalmente riconosciuto per misurare saturazione e tono delle gemme in sostituzione del  Gemset, ormai obsoleto. Menahem Sevdermish ha riferito su un suo nuovo modello di resa digitale del colore alla prova delle performance e dei settaggi degli innumerevoli monitor utilizzati. Richard Drucker, fondatore di GemWorld, una sorta di Rapaport per le gemme di colore, ha esposto in un seminario il suo trentennale lavoro per classificare e quotare in modo oggettivo una notevole varietà di pietre che spesso disorientano i compratori. Mikko Åström ed Alberto Scarani hanno relazionato sulle applicazioni gemmologiche possibili con il loro ormai fondamentale strumento, un eccellente spettrometro Raman dotato di un software di avanguardia che si sta rivelando interessante anche per l’indagine mediante fotoluminescenza.

Vincent Pardieu
Vincent Pardieu

A Londra non si è parlato solo di spettrometria più accessibile alle tasche di tanti professionisti, ma anche di diffrattometri RX (Franz Herzog) indispensabili per identificare gli elementi in traccia non solo delle gemme ma anche dei metalli. Il ventaglio degli interventi della conferenza Gem-A è stato ben concepito per fotografare bene l’attualità gemmologica così come si evince dall’esperienza concreta degli operatori.

Da un lato tra i grandi istituti si affermano nuove procedure di monitoraggio delle provenienze dei campioni per mappare l’origine e quindi collocare quel timbro DOC che consolida il valore delle pietre. Dall’altro il fronte dell’identificazione e della ricerca si sta allargando anche a quei laboratori che si sapranno dotare delle nuove tecnologie spettrometriche e diffrattometriche, oggi più accessibili e meno costose.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *