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Lo strano caso dei 424 diamanti scoloriti ovvero il giallo delle pietre che ingiallirono

Increduli i funzionari e gli impiegati del Gemological Institute of America guardavano i due poliziotti quasi che al dispiegamento dei distintivi seguisse per necessaria conseguenza quello delle pistole.

A Tel Aviv dopo tutto si respira un’atmosfera di allarme permanente. Ma che adesso, gli ultimi giorni di maggio 2015, ci si preoccupasse non di infiltrazioni terroristiche ma di trattamenti su diamanti, questo non se lo sarebbe aspettato nessuno. Gli investigatori si limitarono ad individuare i PC e chiarirono che si sarebbero trattenuti alcuni giorni per dare un’occhiata ai registri dei report rilasciati negli ultimi mesi.

Qualcuno si era divertito a giocare con le lettere alfabetiche che marcano le caratteristiche del colore di qualche centinaia di diamanti? Un dipendente infedele? Un complotto di più persone? Forse dopo tutto in quelle stanze non era accaduto niente di anormale, niente oltre i soliti riscontri da protocollo, cioè identificazione e valutazione della qualità fino alla stampa dei report delle pietre. Solo un fatto rimaneva curioso: 424 gemme certificate dal GIA a Tel Aviv come incolori o quasi si erano misteriosamente sbiadite perdendo ben tre gradi o più. Il caso era deflagrato circa tre settimane prima della visita degli investigatori ai laboratori GIA israeliani ed era stato proprio il prestigioso istituto statunitense a lanciare l’allarme (http://www.gia.edu/gem-lab/laboratory-alert-may-2015) il 12 maggio.

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Il comunicato ammoniva coloro che avessero acquistato una precisa serie di gemme (conferite da LYE Diamonds, E.G.S.D. Diamonds, Abramov Romok and Yair Matatov, i numeri dei certificati scaricabili dal link citato sopra)) a riportarle per un’ulteriore analisi. Si ammetteva quello che gli addetti ai lavori non vorrebbero mai sentirsi dire, che cioè un trattamento non ancora individuato era riuscito a migliorarne temporaneamente il colore in modo da ottenere dal GIA certificati ben superiori alle propria reali qualità. Dopo poche ore Rapnet rilancia il comunicato dalla propria piattaforma annunciando l’immediata espulsione dal listino delle gemme delle aziende denunciate dal GIA.

Da quel 12 maggio la comunità internazionale della gioielleria è sotto shock. I più grandi istituti gemmologici si mobilitano senza tuttavia raggiungere certezze poiché non si dispone di campioni su cui la strumentazione possa lavorare. Gli unici li ha il GIA che non rilascia più comunicati. Vuoi vedere che il trattamento era totalmente reversibile e dunque le pietre non offrono più tracce utili una volta ritornate al loro colore naturale, I COLOR o peggiore? Quando ci sono pochi elementi occorre responsabilmente tacere ed aspettare. Ma i mercati detestano i silenzi e le attese. Che fare? L’IDE (Israel Diamond Exchange), tra la più avanzate piattaforme di commercio online di diamanti, agisce risolutamente contro coloro che hanno ingannato il GIA e predispone un arbitrato per gli acquirenti ignari.

E ricorre, come abbiamo ricostruito in stile un po’ televisivo ma sostanzialmente fedele ai fatti, alle autorità di polizia israeliane. Si, perché è in gioco il prestigio della piazza di Tel Aviv intorno al quale ruotano reti ramificate di interessi commerciali e finanziari. A queste, in mancanza di notizie certe dal GIA e dagli altri grandi protagonisti della scena gemmologica, si devono pur mandare segnali di stabilità. Ma per tre settimane non si va oltre le dichiarazioni di circostanza in un’atmosfera che agli operatori meno giovani ricorda gli eventi degli inizi degli anni 80 (scoperta del metodo Yehuda, infiltrazione per mezzo di foro laser) e degli anni 90 (miglioramento del colore con procedimento HPHT). Ma in quei casi la risposta scientifica era stata tempestiva mentre ora con caduta del colore si smaterializza anche il trattamento. Come dire : scompare il reato, si perde anche il colpevole.

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Il vuoto di notizie produce inevitabilmente anche fantasiose ricostruzioni dietrologiche, tipo: qualcuno da tempo avrebbe migliorato truffaldinamente il grado di colore nei laboratori, ora gli istituti se ne sono accorti e mettono in scena fantomatici trattamenti per discolparsi. Non può non serpeggiare in ultimo sfiducia verso i certificati. Un fatto nuovo arriva il 16 giugno dal DIB (Diamond Intelligence Briefing), un’agenzia di consulenza, un think-tank israeliano dei diamanti attento ai media ed all’autorevolezza dell’offerta nel rispetto dell’area di consumo. In un articolo ricco di elementi dettagliati il DIB riporta d’esser venuto a conoscenza che un caso assai simile a quello più recente del GIA è avvenuto all’IGI (International Gemological Institute) alla fine del 2014.

Si tratta in sostanza di un rivestimento della superficie, una pratica già ben conosciuta negli anni 50 che si neutralizza a volte con semplice immersione in alcol o con bollitura in acidi. Ma a Zwi Brauner, socio storico dell’IGI, non sarebbero sfuggiti alcuni particolari rivelatori: un cliente, che già aveva conferito precedentemente gemme che avevano perso colore durante le fasi di valutazione (e che curiosamente non s’era contrariato per un giudizio assai penalizzante in rapporto alle sue aspettative) aveva poi, appena una settimana dopo, ripresentato pietre con evidente rivestimento. Tra queste figurava un diamante più grande degli altri che Brauner riconosceva poiché l’IGI l’aveva registrato in precedenza con peggiori caratteristiche di colore. A questo punto è stato richiesto l’intervento di un ufficiale giudiziario chiamato ad assistere ed a render dichiarazione giurata su quanto si fosse verificato durante il processo di analisi.

Che cosa è successo? Un diamante di 3,03 carati, purezza VVS, ad un primo controllo di colore G si è rivelato dopo ripulitura in acido (99% acido solforico con 1% di nitrato di potassio) di colore J. Allo scopo il colorimetro Zvi Yehuda si sarebbe dimostrato un supporto valido in quanto non ingannabile dal rivestimento. Particolarmente sospette – sostengono all’IGI – sono come al solito, le pietre di tipo IIA che ad Anversa vengono comunque bollite poiché potenzialmente rispondono bene al miglioramento per rivestimento.

Al momento in cui scriviamo il GIA, ritiene più che verosimile che le ormai celebri 424 pietre con decadimento di grado di colore abbiano ricevuto, magari anche in combinazione con altre manipolazioni, un trattamento di coating con strato sottilissimo di una qualche sostanza in grado di assorbire il giallo. Ipotesi e non evidenze, col rischio che si sgretoli nel mercato la sicurezza del valore di un investimento in diamanti. Oltre ai gemmologi serviranno ancora i detective? Sul mercato si possono trovare altre pietre certificate con trattamenti non smascherati? I vari istituti coopereranno per identificarli o sfrutteranno gli infortuni altrui per incrementare il proprio prestigio? E soprattutto: ufficialmente quando sarà rilasciato quel comunicato che il comparto invoca per metter fine alle incertezze?


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