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Lo stile di Tamara tra Cartier e Van Cleef

A Torino mi aggiravo per le sale di palazzo Chiablese gettando sguardi annoiati ai ritratti di Tamara de Lempicka. Tutti troppo limpidi e perfetti coi loro brillanti colori dall’effetto metallico, tra le foto in bianco e nero dell’artista e i documenti d’archivio: tutto estremamente ordinato in uno stile didattico piuttosto scolastico e poco coinvolgente. Tra i personaggi agghindati della buona società, volti di dame abbigliate alla moda con generosi décolleté, taluni impreziositi da fili di perle e creazioni déco analoghe a quelle possedute dall’artista, acclamata star degli anni Trenta. Preziosi firmati da Van Cleef & Arpels, Cartier e Maubossin nati dallo spirito attento all’eleganza e allo stile raffinato.

Nelle fotografie che ritraggono Tamara, infatti, molti di quei gioielli, dal vivo, appaiono in piena luce a completare di aura la sua già fascinosa figura che ammaliò gli uomini di mezza Europa e finanche il vate D’Annunzio.

Quanto vicendevolmente quei preziosi implementarono l’allure di quella donna (e di altre) è noto e documentato dalle foto d’epoca.

Gioielli esclusivi e non solo nella preziosità, ma anche e soprattutto nelle forme e nella minuzia dei dettagli in grado di definire i valori di un’epoca dove la qualità del prodotto era elemento imprescindibile per produrre bellezza ed eleganza.


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