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“L’Italia non è in declino: con 76,7 miliardi l’export dei distretti è oltre i livelli pre-crisi”

Sarà presentato martedì a Roma il manifesto di Fondazione Edison, Unioncamere e Symbola che racconta i dati reali dell’economia

Sarà presentato martedì 15 il manifesto “Oltre la crisi. L’Italia deve fare l’Italia“, promosso da Fondazione Edison, Unioncamere e Symbola, che raccoglie i risultati del lavoro di ricerca e di studio sul Paese, sulla nostra economia e sui nostri talenti che insieme conducono da alcuni anni.

L’obiettivo è quello di sfatare i luoghi comuni sul paese che rischiano di aggravarne i problemi: secondo il documento, la tesi del declino, caldeggiata anche in ambito europeo, è smentita dai dati provenienti dai distretti produttivi italiani. La voce negativa che discende dai risultati del Pil non fa però distinzione tra “un mercato interno prostrato dalla crisi e dall’austerità, e le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare”, si legge nel manifesto.

L’Italia ha saputo innovarsi: nel 1999 il Paese era quinto nell’UE per saldo commerciale normalizzato nei manufatti, nel 2012 è salito al terzo posto. Tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese (dati Eurostat), e ancora: nel 2012 siamo stati tra i soli cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) ad avere un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari (per i manufatti non alimentari).

Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2011 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 946 casi. Il documento punta la lente anche sui paesi extra Ue, dove l’Italia è il secondo paese dell’UE, dopo la Germania, per surplus commerciale nei manufatti non alimentari (con un attivo di 63 miliardi di euro nel 2012).

Le affermazioni contenute nel manifesto sono supportate da numerosi dati, tra cui quelli dell’Indice dell’Export dei 99 distretti industriali elaborato dalla Fondazione Edison. Per i principali distretti il primo semestre 2013 si è chiuso con una crescita dell’export del +5,2% rispetto al primo semestre del 2012, evidenziando un andamento nettamente più favorevole rispetto a quello dell’export manifatturiero italiano, risultato in calo del -0,6%.

L’export dei prodotti Hi-tech appare in crescita del +17,1% tendenziale, gli Alimentari-vini del +9,1%, l’Automazione-meccanica-gomma-plastica e l’Abbigliamento-moda entrambi del +2,6%, l’Arredo-casa del +1,9%. L’Indice mette in evidenza un altro risultato eccellente delle imprese distrettuali: se si considera l’ultimo anno “scorrevole”, iniziato a luglio 2012 e terminato a giugno 2013, l’export distrettuale è risalito ampiamente oltre i livelli pre-crisi: il precedente picco delle esportazioni dei 99 distretti analizzati dalla Fondazione Edison era stato toccato nel periodo aprile 2007-marzo 2008, con 73,8 miliardi di euro di export.

Nell’anno scorrevole conclusosi a giugno 2013 le esportazioni distrettuali hanno fatto ora segnare un nuovo record storico, pari a 76,7 miliardi di euro, recuperando abbondantemente il crollo che le aveva viste precipitare a 57,8 miliardi nel periodo gennaio-dicembre 2009.

Nel settore Abbigliamento-moda buone performance (superiori del 10% rispetto a quelle del 2008) sono state registrate dai distretti di pelletteria e le calzature fiorentine; il tessile-abbigliamento della Valsesia e di Perugia, l’occhialeria del Cadore, le calzature del Fermano e del Brenta veneziano, la concia di Arzignano, Solofra e Santa Croce sull’Arno.

Il manifesto che sarà presetato a Roma la prossima settimana vuole riportare l’attenzione sui dati reali dell’economia nazionale per far pesare le energie e i tanti talenti nazionali, indicando proprio in queste energie la chiave per uscire dalla crisi.

“Dobbiamo prestare attenzione al messaggio e alle richieste dei tanti protagonisti di questo made in Italy rinnovato – si legge ancora nelle conclusioni del documento -. Che stanno affermando un modello di sviluppo nuovo, ma perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale: la qualità. Dove la bellezza è un fattore produttivo determinante e la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, un incubatore d’impresa. Incentivando la ricerca, l’ICT e l’innovazione non solo tecnologica ma anche organizzativa, comunicativa, di marketing. Sostenendo, con azioni di sistema, gli sforzi di internazionalizzazione del nostro manifatturiero, delle filiere culturali e turistiche”. Green economy, politiche fiscali, reti di piccole imprese: questi alcuni dei temi che saranno affrontati durante l’incontro di presentazione.


1 commento

  1. […] che fa l’Italia”: questo l’obiettivo del manifesto che analizza dati e prospettive dell’economia italiana. Nonostante la crisi, infatti, l’export cresce: il Belpaese è uno dei soli 5 paesi al mondo […]


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