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Link: la gioielleria mondiale a confronto

Il futuro è legato al valore del brand ed alla sua etica

VIENNA, 23 – 24 APRILE, L’INIZIATIVA ORGANIZZATA DAL GRUPPO SWAROVSKI IN COLLABORAZIONE CON INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE


Brand, brand e poi brand. Questo in sintesi è il futuro del gioiello mondiale secondo quanto è emerso alla prima edizione di Link- Jewelry Summit (acronimo di Learn, Image, Network Know). Iniziativa concepita e organizzata dal gruppo Swarovski, in collaborazione con International Herald Tribune, presso l’Aula der Wissenschaften (Hall of Sciences) nella capitale austriaca dal 23 al 24 aprile. Durante la due giorni, moderata da Katharina Flohr, direttore Generale e Creativo Fabergé, imprenditori del gioiello, design, retails, bloggers e opinion leaders hanno tracciato le linee del futuro della gioielleria mondiale.

È emerso che quello a cui assisteremo sarà completamente diverso da qualsiasi altra cosa vista in passato,  principalmente dovuto al sostanziale cambiamento dell’atteggiamento del consumatore sempre più propenso a non subire le proposte commerciali ma a sfruttare a pieno il suo “potere” di acquisto.

Secondo uno studio elaborato dal gruppo McKinsey, e presentato alla platea dal suo direttore Thomas Tochtermann, nei prossimi vent’anni l’industria del gioiello avrà una crescita sorprendente: in particolare si svilupperà quanto il settore dell’abbigliamento negli ultimi 2-3 decenni. Il mercato odierno da 148 miliardi di euro potrebbe raggiungere quota 250 miliardi entro il 2020 con un tasso di crescita annuo del 5/6 per cento. Un mercato vasto e globale dove per poterci operare le aziende dovranno ulteriormente strutturarsi per sfruttare appieno le potenzialità.

Dunque retail tradizionali, posizionamento in mercati strategici con un attenzione, particolare a quello delle megalopoli ma, soprattutto, le aziende dovranno tener conto dell’ecosostenibilità dei gioielli e dell’etica sociale e politica dell’intera filiera.

Thomas Tochtermann, direttore del gruppo McKinsey

McKinsey: “Attenzione alla volatilità del cliente

Secondo la ricerca presentata da Thomas Tochtermann della McKinsey, sei sono le tendenze che hanno influenzato le previsioni per il 2020. Anche se il dato più determinante che emerge è la volatilità del cliente: i compratori di domani vorranno tutto, mescoleranno e abbineranno, seguiranno i loro marchi preferiti e quando sembreranno fermi, cambieranno idea. Ecco in sintesi le sei tendenze:

  • Polarizzazione e consumo ibrido
    Nel prossimo futuro segmenti di prodotto, un tempo molto lontani, si avvicineranno soprattutto a causa dei cambiamenti nel comportamento d’acquisto: i consumatori compreranno sempre di più per se stessi.
  • Riconfigurazione dei canali di vendita
    Secondo le stime previste, la percentuale di vendite online crescerà dal 4/5 per cento di oggi a circa il 10 per cento nel 2020, mentre la vendita on line della “gioielleria fashion” potrebbe arrivare al 20 per cento. Questo non significa che ci sarà una diminuzione di acquisti nei negozi tradizionali, anzi, aumenterà il fenomeno conosciuto come ROPO (research on line, purchase offline): ricerche on line per finalizzare gli acquisti nei negozi.
  • Crescita del valore del brand
    Finora, in gioielleria il prodotto griffato rappresenta solo il 20 per cento e il 60 per cento degli orologi. Queste cifre saranno destinate a crescere per soddisfare la voglia di esibizone di uno status da parte del consumatore (brand), ma anche di garanzia e sicurezza nell’acquisto, soprattutto nei giovani. Questa tendenza è dimostrata anche dal crescente numero di aziende di moda che hanno iniziato a produrre gioielli.
  • Internazionalizzazione e consolidamento dei brand
    Nei prosimi anni il percorso del gioello sarà simile a quello della moda. Attualmente l’industria orafa è molto più locale: solo Cartier e Tiffany risultano nella classifica dei 100 marchi di Interbrand (la classifica dei marchi più prestigiosi) e il 12 per cento dell’intero mercato è detenuto da 10 colossi mondiali. Quota di mercato, che, secondo le stime, potrebbe raddoppiare.
  • Pronti per il fast fashion
    Le nuove tendenze porteranno il mercato del gioiello a confrontarsi con la tendenza del fast fashion, tipico della moda. Le nuove tendenze riguarderanno soprattutto il gioiello fashion e il bijoux che si dovranno confrontare con le collezioni di colossi come H&M o Bijou Brigitte.
  • Crescita delle megalopoli
    Le megalopoli guideranno i trend di vendita del gioiello (secondo le previsoni le 600 città classificate per Pil guideranno i due terzi della crescita economica globale fino al 2025, passando da una quota del 50 per cento del Pil al 65 per cento. Secondo Mc Kinsey, l’industria del gioiello potrebbe puntare sulle città che promettono maggiore sviluppo.  Attualmente quelle chiavi sono: Londra, New York, Parigi e due megalopoli cinesi.

Iris Apfel: “Non bisogna avere paura dei colori

“Il design è il nuovo oro”. Questa è  una delle tante perle donate dalla icona della moda newyorkese Iris Apfel ad una sala attenta e divertita dal suo spirito indomabile.
A 92 anni suonati, la guru americana racconta la sua prossima avventura dichiarando che: “A breve insegnerò all’Università del Texas ad un corso di moda rivolto a 15 studenti. Il mio lavorò sarà quello di insegnare  loro a non avere paura dei colori e a buttarsi con animo e corpo in quello che fanno. Tanto non è mai morto nessuno per una collezione sbagliata”.

La Apfel, famosa in tutto il mondo non per la sua stravaganza ma per essere da oltre mezzo secolo uno dei punti di riferimento del fashion design, ha ribadito più volte nella sua chiacchierata con Nadja Swarovski che il gioiello deve essere accessibile a tutti ma soprattutto libero da qualsiasi preconcetto. Insomma, un accessorio in grado di soddisfare la propria voglia di piacersi. Un’ultima chicca della Apfel: “nella vita se siete voi stessi non dovete perdere tempo a cercare di pensare a chi vorreste assomigliare”.
Thanks Mrs. Apfel!

Massimo Carraro: “Non è in discussione il retail italiano quanto la capacità delle nostre aziende nell’affrontare i mercati esteri

Dottor Carraro, forte del suo osservatorio privilegiato, come vede oggi il mondo della gioielleria?
Sicuramente stiamo vivendo un momento di grandi cambiamenti. Mentre prima il consumatore si rivolgeva al retail tradizionale al massimo monomarca, ora può effettuare il suo acquisto attraverso canali distributivi molto differenziati tra loro, sia digitali sia tradizionali. Questo comporta un ulteriore sforzo da parte delle aziende nel presentare i loro prodotti con la consapevolezza che non esistono regole ben precise e abitudini consolidate. Oggi chi cerca il tuo prodotto sul web non è detto che poi non lo acquisti in un retail tradizionale.

Massimo Carraro, patron di Morellato

Quindi lei conferma che i dettaglianti tradizionali sono ancora un anello importante nella catena distributiva?
Il dettagliante di qualità è sempre una risorsa molto importante.  Anzi, devo dire che non ho mai condiviso l’atteggiamento di alcuni grandi marchi che molto spesso hanno trovato più conveniente nascondere le loro inefficienze scaricando la responsabiltà sui negozianti.  Esistono naturalmente realtà più o meno tradizionali, ma sicuramente in Italia possiamo vantare un retail specializzato con forte tradizione e professionalità. Il messaggio che emerge da questo appuntamento viennese è che il mercato oggi è più che mai globale e soprattutto lontano dalla nostra realtà. Di conseguenza un modello come Morellato, per poter essere presente, deve fare una forte attività di branding sia tradizionale sia multimediale. Tutto questo a dirlo è facile ma richiede una forte organizzazione interna che presuppone dimensione e struttura manageriali. Non è in discussione il retail italiano quanto la capacità delle nostre aziende, considerata la loro microdimensione, nell’affrontare questi mercati.

Rispolverando anche sue passate esperienze politiche, cosa chiederebbe al nuovo governo, soprattutto in difesa del nostro Made in Italy?
A dire la verità non mi occupo più di politica attiva da qualche anno, anche se sono d’accordo con lei. Il nostro comparto ha bisogno di una vera politica industriale capace di favorire la crescita di aziende in grado di creare veri brand globali e multimediali pronti ad affrontare quel futuro che in realtà è già presente. Quando penso che oggi Morellato con i suoi 200 milioni di fatturato rappresenta il primo gruppo italiano e resta comunque una piccola realtà rispetto ai mega brand internazionali, va ribadito che se noi non siamo capaci, attraverso politiche industriali e politiche fiscali meno penalizzanti a favorire la crescita, rischiamo di continuare a fare un prodotto meraviglioso ma, come si diceva un tempo, a “raccontarcela tra di noi”.    

Oggi come inquadra il sistema fieristico? Mi riferisco agli appuntamenti italiani e alle tante collettive internazionali che si stanno organizzando.
Le rispondo che da qualche anno facciamo solo la fiera di Basilea.

Negli ultimi anni, in considerazione anche dell’evoluzione dei mercati e di conseguenza del prodotto, molti cercano testardamente di dare una nuova definizione di gioiello. Tra l’altro il suo gruppo è stato tra i primi a proporre ai consumatori un prodotto “easy”
Non vedo la necessità di etichettare a tutti i costi il prodotto. Penso che termini come bijoux, fashion jewels e tanti altri siano solo una distinzione per operatori del settore. Di fatto, il consumatore compra ciò che gli piace e che è coerente con le sue tasche. Noi facciamo molte ricerche di mercato e quello che emerge è che conta il design, l’innovazione e il prezzo giusto, che non vuol dire economico. Il consumatore cerca soprattutto il brand di valore, che può essere rappresentato anche da quello del negozio. Ci sono retail di grande prestigio e tradizione che rappresentano essi stessi brand vincenti.  

Al Palais Liechtenstein il gran galà organizzato dalla famiglia Swarovski

Una preziosa testimonianza dell’architettura barocca viennese, il Palais Liechtenstein, ha ospitato il gran galà voluto dalla famiglia Swarovski in onore degli oltre trecento ospiti del summit viennese. Nelle preziose sale, allestiste per l’occasione con giochi di luci e trasparenze erano presenti tra gli altri, i padroni di casa Nadia, Sonia e Markus Swarovski e Stephen Dunbar, editore dell’International Herald Tribune.

Nadia Swarovski, Iris Apfel, Markus Langes-Swarovski con la moglie Julia

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