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Lightbox (De Beers): “Non c’è bisogno di informare i consumatori sui trattamenti”

Sollecitata da Rapaport, la direttrice marketing del marchio fa sapere che trattandosi di prodotti oggetto di fabbricazione non è rilevante conoscerne tutte le fasi

 

“Non c’è bisogno di informare i consumatori sui trattamenti effettuati sui sintetici, perché sono solo una fase del processo di produzione a loro già noto”: è in sintesi questa la posizione di Lightbox, marchio di sintetici lanciato dal gruppo De Beers, che riapre la questione trasparenza sui diamanti coltivati in laboratorio. Sollecitato dal sito Rapaport News, il brand ha confermato che i diamanti rosa e blu sono oggetto di trattamenti, ma l’azienda non ritiene necessario informarne i consumatori perché “i processi non influenzano il valore e sono solo un passo di un processo tecnologico creato dall’uomo”. Il sito ha chiesto spiegazioni alla direttrice marketing del brand  Sally Morrison, che ha risposto: “Le nostre pietre colorate (rosa e blu) sono prodotte da una combinazione di modifiche alle condizioni di sintesi e trattamenti post sintesi: si tratta di un prodotto fabbricato e in quanto tale non importa quante fasi ci siano dietro il processo di produzione complessivo, o se queste comprendano fasi separate di sintesi e trattamento post-sintesi”.

I diamanti sintetici bianchi della Lightbox, invece, non vengono trattati in questo senso: escono dalle macchine con colori già buoni, fa sapere la società, evitandole una fase di produzione aggiuntiva e i relativi costi, al contrario di quanto invece fanno altri produttori di sintetici. Come riporta Rapaport, Morrison non ha voluto specificare quali metodi di miglioramento siano stati utilizzati da Lightbox.

“Tutti i trattamenti HPHT (uno dei trattamenti usati per migliorare il colore delle pietre bianche, ndr) aggiungono costi e complessità al processo di produzione – ha osservato la direttrice marketing – questo in parte spiega perché alcuni altri produttori di diamanti coltivati ​​in laboratorio hanno prezzi più elevati di Lightbox”. Nel caso del brand del gruppo De Beers, il prezzo è uniforme indipendentemente dal colore, e si aggira intorno agli 800 dollari a carato.

La posizione di De Beers è definita da Rapaport una “anomalia” nel dibattito sulla trasparenza richiesta anche nel settore dei sintetici. Il sito richiama infatti le istruzioni recentemente diffuse nelle linee guida sui gioielli della Federal Trade Commission statunitense, che prevedono tre casi in cui i venditori devono rendere noti i trattamenti a pietre naturali o sintetiche: se il processo non è permanente, se richiede cure speciali o se ha un effetto significativo sul valore della pietra. “Dal momento che i trattamenti sono tipicamente fatti per rendere commerciabili i diamanti coltivati ​​in laboratorio – ha commentato Sara Yood, consulente senior del Jewellery Vigilance Committee – la mia opinione è che questo faccia scattare il terzo caso”. Chiede maggiore trasparenza anche Ben Hakman, consulente di diamanti sintetici presso la newyorchese Diamond DNA Solutions, secondo il quale gli standard di divulgazione dovrebbero applicarsi allo stesso modo sia alle pietre naturali sia a quelle sintetiche.


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