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L’export italiano dell’oro è in ripresa: all’estero piace il gioiello di alta manifattura

Secondo la ricerca dell’Università di Verona condotta in occasione di Vicenzaoro Fall il distretto vicentino cresce più di quello nazionale

Cresce la domanda mondiale di gioielleria in oro e nel secondo trimestre primi segnali di miglioramento toccano, sia in volume sia in valore, l’export italiano, dopo due anni di segnali negativi. Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine condotta dal  Polo Scientifico Didattico Studi sull’Impresa Università di Verona (sede di Vicenza) – tramite elaborazione di dati Istat e World Gold Council – in occasione di VICENZAORO Fall, l’edizione autunnale della fiera veneta che si conclude oggi.

Il commercio con estero delle aziende orafe italiane, dunque, ritorna in positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: +6% in valore – che, a fronte della riduzione nel prezzo dell’oro indica la forza del gioiello di alta manifattura e di design – e +2,6% in volume. Una crescita che viene trainata da un generalizzato aumento della domanda globale di gioielleria in oro: in termini di quantità (+37%) e in termini di valore (+20%).

Il rallentamento del prezzo dell’oro (nel secondo trimestre -12% rispetto al secondo trimestre del 2012,  -13,3% rispetto al primo trimestre 2013: la variazione trimestre su trimestre più negativa dal 1982) ha in parte influito sulla crescita: India e Cina confermano la loro dominanza nel mercato della gioielleria globale (insieme coprono il 59,3%) rafforzando ulteriormente la loro posizione, mentre prosegue la flessione degli Stati Uniti che nel secondo trimestre ha coperto una quota pari al 3,5% della domanda complessiva.

Nello stesso periodo anche la Russia registra un rallentamento qualificandosi solo alla settima posizione nel ranking dei principali Paesi per domanda di gioielleria in oro; sale al terzo posto la Turchia che spesso fa da ponte proprio verso il mercato russo. La domanda interna italiana continua a diminuire registrando anche nel secondo quarto un calo pari a -9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Segnali positivi per le aziende orafe italiane però ci sono e arrivano dalle esportazioni, sia in valore (+6%, oltre 2 miliardi di euro) che in quantità (+2,6%, due tonnellate). Particolarmente rilevante è la crescita  verso gli Stati Uniti (+12% in valore) e verso gli Emirati Arabi (+32% in valore). La performance positiva colloca gli Emirati Arabi Uniti al quinto posto al mondo (dopo India, Cina, Turchia, Stati Uniti) per domanda di oro per gioielleria, insieme all’Arabia Saudita.

Si conferma dunque la tendenza dell’export verso i mercati di sbocco tradizionali: Emirati Arabi Uniti e Svizzera da soli assorbono oltre il 40% delle esportazioni, seguono Stati Uniti, Francia, Hong Kong, Cina, Turchia, Germania, Regno Unito e Spagna. Rallentano le esportazioni verso la Cina che nel 2013 si sono assestate allo stesso livello del 2012. La frenata è parzialmente mitigata dall’incremento delle esportazioni verso Hong Kong (+20%) che, come la Turchia verso la Russia, ha un ruolo di ‘ponte’ verso il grande mercato cinese.

‘Grande assente’ per la gioielleria italiana rimane l’India, primo mercato al mondo per la gioielleria in oro con una domanda pari al 32,7% del totale: per le imprese del Belpaese resta un mercato difficile, in mano a produttori locali e con forti barriere protezionistiche (ad agosto 2013 i dazi all’importazione sono arrivati al 10%).

E’ positivo anche il valore unitario delle esportazioni italiane che nel periodo gennaio-maggio 2013 ha registrato un aumento pari a +3,7%, tanto più significativo vista la riduzione del prezzo dell’oro. Il dato, particolarmente significativo per Emirati Arabi Uniti, Cina e Germania, sembra indicare che questi paesi richiedono prodotti di gioielleria di qualità con un maggior valore intrinseco, dovuto a lavorazioni particolarmente innovative o di altissima manifattura, alla preziosità dei materiali, alla particolarità del design, a conferma dell’impegno dei produttori italiani a focalizzarsi in nicchie dieccellenza.

Il distretto vicentino non è da meno, con una crescita maggiore rispetto a quella totalizzata a livello nazionale: +9,7% a fronte di +8,6% (dati al I trimestre 2013). Positivo in particolare l’incremento delle esportazioni di gioielleria vicentina verso gli Emirati Arabi Uniti (+63,6% in valore) mentre sono negativi i risultati delle esportazioni vicentine verso la Cina (-14,0%). Ancora marginale il ruolo di India e Russia, la cui quota è rispettivamente pari allo 0,3% e allo 0,5%.


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  1. […] la prima volta, dopo due anni di segnali negativi, il secondo trimestre del 2013 ha registrato un risultato positivo per le esportazioni italiane di gioielleria (è quanto emerge dai dati Istat) che sono cresciute rispetto allo stesso periodo dell’anno […]


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