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L’economia mondiale ristagna, ma il lusso tiene: nel 2012 fatturati per 171,8 miliardi

LVMH è primo nella classifica Deloitte, seguito da Richemont. I mercati emergenti rallentano, ma a far crescere il luxury ci pensano i turisti

LVMH primo, Richemont secondo e Kering sesto: è parte della classifica stilata da Deloitte rispetto al mercato dei beni di lusso nel biennio 2012/2013. L’economia globale, negli ultimi due anni, è rimasta sostanzialmente bloccata su una crescita lenta: l’Europa ha visto la prosecuzione della recessione iniziata nel 2011 e scadente è stata anche la crescita degli Stati Uniti, come lenta è stata quella dei mercati emergenti, tra tutti Cina e Russia. L’evidenza non ha però impedito alle aziende del lusso di registrare risultati di gran lunga migliori della media.

Delle 63 società inserite nella classifica dei 75 – realizzata da Deloitte nel report “Global Powers of Luxury Goods 2014”l’84 per cento ha registrato un aumento nel 2012. Il fatturato complessivo generato ammonta a 171,8 miliardi di dollari, con una media di 2,3 miliardi ad azienda. Il gruppo LVMH è primo con vendite per 21 miliardi: il risultato stacca di gran lunga il secondo gruppo, Richemont, che è “fermo” a 12,3 miliardi. Per trovare la successiva azienda del settore gioielli e orologi si deve arrivare al quinto posto, dove figura Swatch Group (8,3 miliardi), seguito dal Gruppo Kering (7,9 miliardi). In classifica, tra i primi 25, ci sono Rolex (10esimo posto, vendite per 5,1 miliardi),  Hermés (12esimo, 4,4 miliardi), Tiffany (15esimo con 3,7 miliardi di vendite), Swarovski (18esimo), Michael Kors (21esimo) e Dior (25esimo).

Il rapporto di Deloitte esamina anche l’andamento per mercati: l’Italia, che vede volgere al termine la più lunga recessione dal dopoguerra,  sta gradualmente diventando sempre più competitiva, grazie alle esportazioni: nel 2014, probabilmente, il risultato sarà una modesta crescita. Rallenta la Russia, impegnata a contenere l’inflazione e il rallentamento dei consumi. Un peso hanno anche le vicende politiche, tra Crimea e Ucraina, e le prospettive economiche per il 2014 restano scarse.

Anche la crescita economica del Brasile è rallentata notevolmente: tra inflazione, svalutazione della moneta e disordini sociali, la politica monetaria è stata inasprita e le prospettive per il prossimo futuro non sono buone, mentre sono più ottimistiche nel lungo termine. L’India, nel 2012, aveva  il mercato del lusso con la maggiore crescita nella regione Asia-Pacifico, tuttavia questo ritmo si è rivelato insostenibile. La traiettoria di crescita, a causa di numerosi fattori, è debole.

In questo scenario, per i beni di lusso non si è registrata nell’e-commerce la crescita che ha riguardato altri settori: soltanto recentemente molte delle aziende considerate hanno iniziato a potenziare i propri siti di vendita on line. Tra i marchi considerati, uno dei più ‘digital’ è Michael Kors, che a novembre ha lanciato la prima campagna su Instagram. Un fattore che ha consentito ai marchi di lusso di resistere alla crisi internazionale è stato senza dubbio il supporto offerto dal turismo: in Francia, per esempio, l’industria del lusso, secondo Euromonitor, deve più della metà dei suoi 16 miliardi di fatturato al flusso di viaggiatori.

Secondo la società Global Blue, dal 2009 il tax free shopping è aumentato ad un tasso medio annuo del 26 per cento: in cima i cinesi, seguiti dai russi. Parigi è la destinazione top, scelto da quattro turisti su dieci, seguita da Londra, mentre Milano è la meta preferita dei russi.


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