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Lea Stein, l’artista che ha nobilitato la plastica

Al Museo del Bijou di Casalmaggiore i suoi pezzi caratterizzati da fantasie fissate con una tecnica brevettata dal marito Fernand Steinberger

Il materiale plastico, a ragione, è oggi sotto accusa, ma l’innovativa designer parigina, Lea Stein, ha saputo mostrane la sua faccia migliore, la più colorata e versatile aprendolgli le porte del mondo del gioiello. Leggere, divertenti, armoniose, le sue creazioni celebrano una bellezza spontanea in dialogo con il mondo della fantasia e il suo percorso creativo, che l’ha resa icona di stile adorata da collezionisti di tutto il mondo, tra loro anche l’ex Segretario di Stato USA Madeleine Albright che ha inserito nel suo libro “Read my pins” alcuni bijoux dell’artista, è oggi raccontato al Museo del Bijou di Casalmaggiore con una mostra, prima in Italia, resa possibile da Lorena Taddei, antiquaria milanese, dal 2017 collaboratrice dello spazio museale.

Lea Stein ha iniziato la produzione delle sue spille negli anni ’60 caratterizzandole con affascinanti fantasie fissate con fogli di acetato di cellulosa, tagliati e “sovrapposti” dal marito Fernand Steinberger secondo una tecnica da lui inventata e gelosamente custodita. L’originalità dei suoi pezzi è affidata proprio a questa ricetta che vanta numerosi tentativi di imitazione.

Immergersi nel mondo delle creazioni di Lea Stein è un’esperienza totalizzante: colori e forme molteplici si rincorrono dando vita a monili vibranti dai tratti puliti che trasmettono l’essenza dei soggetti rappresentati e la variegata personalità artistica dell’autrice”. Ha dichiarato Lorena Taddei.

Lea Stein

orsi copia-min
Edelweis3 copia-min
bassotti e pouf copia-min
piaf - passeri copia-min
Helene Sabot copia-min
cavalli al galoppo copia-min
Benjamin copia-min
strass - giraffa, testa di volpe, dèco e bottone-min
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L’esposizione conta centinaia di pezzi, mai esposti prima, provenienti dall’archivio parigino dell’artista ed ognuno è certificato dalla chiusure a “coda di rondine” che porta inciso “Lea Stein – Paris”.

Fino al 16 febbraio 2020 nella Sala Zaffanella del museo si potranno ammirare le spille più rare, fra cui le strabilianti serigrafate, gli oggetti di tabletterie (alcuni dei quali creati come prototipi per Guerlain), bracciali, anelli, collane ed una infinità di bottoni.

La spilla Lemure fu la risposta dell’artista all’appello della senatrice australiana Christine Milne sulla salvaguardia di questa specie in via di estinzione in Tasmania.

www.museodelbijou.it

 


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