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Le scuole di arte e mestiere lanciano un appello al Governo per ripartire velocemente

Iniziativa promossa da Alma con l’adesione nel settore orafo del Tads di Marcianise (Caserta); la scuola Orafa Ambrosiana e Galdus Accademia Orafa di Milano e Lao – Le Arti Orafe di Firenze

Ripartenza, le scuole d’arte e mestiere lanciano un appello al Governo: Fateci riaprire. Sono venti le realtà di diversi settori che hanno sottoscritto la lettera inviata al premier Giuseppe Conte e ai ministri di Salute, Istruzione, Sviluppo economico e Beni culturali per chiedere di non essere equiparate alle scuole pubbliche, ma alle aziende, sulla base della loro specificità che prevede fino all’80% di attività laboratoriale e che vede i frequentanti equiparati più ai lavoratori – con tanto di pagamento di contributi Inps – che agli studenti, ad esempio, dei licei.

Capofila di questa operazione Alma, la scuola internazionale della cucina italiana di Colorno (Parma), ma ad aderire sono state realtà provenienti dai settori più diversi: calzature, restauro, moda, liuteria, pelletteria, arte, vetro, mosaico, fino allo spettacolo, con l’Accademia del teatro La Scala. E, ovviamente, oreficeria, rappresentata dal Tads, scuola d’arte e design del Tarì di Marcianise (Caserta); Scuola Orafa Ambrosiana e Galdus Accademia Orafa di Milano; Lao – Le Arti Orafe di Firenze. Tra i problemi sul tavolo che le scuole sperano di aprire con il Governo, il bisogno di finire le ore di laboratorio per completare l’anno e poter ammettere a settembre gli studenti del ciclo successivo, ma anche le necessità delle imprese con cui le scuole lavorano, che hanno riaperto questa settimana. Intanto, la questione è stata portata in parlamento dall’onorevole Alessandro Fusacchia, che ne ha parlato in aula.

“In questo periodo non siamo stati fermi ma siamo andati avanti con le lezioni a distanza per quanto riguarda le materie che lo permettono”

Diego Montrone

In questo periodo non siamo stati fermi – sottolinea Diego Montrone, presidente di Galdusma siamo andati avanti con le lezioni a distanza per quanto riguarda le materie che lo permettono. Anzi, ne stiamo facendo tante anche per l’oreficeria, che ormai non può prescindere dalle tecnologie e credo che continueremo una volta riaperto. È chiaro che poi questo lavoro deve essere trasferito nelle abilità manuali, per questo chiediamo di poter tornare in laboratorio prima possibile, anche per concludere l’anno”.

“Noi facciamo formazione per grandi gruppi, come Bulgari e Cartier, che adesso stanno cercando di capire se possiamo rientrare, come hanno fatto le aziende”.

Giuseppe Casillo

Una visione più che condivisa da Giuseppe Casillo, presidente di Tads. “Siamo assimilati a scuole normali, ma in realtà siamo laboratori tecnici – afferma – e per questo abbiamo interpellato anche la Regione per chiedere di fare pressione sul Governo. Ci fa piacere l’intervento dell’onorevole Fisacchia e speriamo che ci concedano di proseguire con il lavoro che abbiamo portato avanti fino a marzo. Noi facciamo formazione per grandi gruppi, come Bulgari e Cartier, che adesso stanno cercando di capire se possiamo rientrare, come hanno fatto le aziende. I nostri studenti, infatti, sono accomunati ai lavoratori, anche per il fatto che appunto paghiamo l’Inps, per questo ci siamo rivolti al Governo per far capire la differenza tra noi e una normale scuola, senza contare che abbiamo numeri ben inferiori. Speriamo che la situazione si chiarisca, perché è solo una questione di interpretazione”.

“Le nostre realtà sono state particolarmente penalizzate perché la nostra formazione non si fa online ma in laboratorio”.

Luca Solari

Sottolinea questo aspetto anche Luca Solari, titolare col fratello Guido della Scuola orafa ambrosiana.  Le nostre realtà sono state particolarmente penalizzate – afferma – perché la nostra formazione non si fa online ma in laboratorio. La nostra proposta è di assimilare le nostre scuole a dei laboratori di oreficeria, quali in effetti sono. Se loro possono riaprire, con tutti i presidi di sicurezza previsti, non vedo perché noi no. Credo che questa proposta potrebbe far riflettere il Governo. Dall’altro lato, visto che l’Esecutivo è così attento alla ripresa e alla ripartenza delle aziende, deve considerare che fermare noi significa anche rallentare la formazione della manodopera che le imprese ci chiedono pressantemente, perché ne hanno bisogno e non ne trovano, quindi si va ad impattare sul sistema produttivo”.

“Gli studenti arrivano anche dall’estero e più tardi ci autorizzano a ripartire, più tardi si riaprirà e non ci sarà la possibilità di accettare nuove iscrizioni”.

Gio Carbone

Va oltre Giò Carbone, direttore di Le arti orafe, che evidenzia anche la dimensione aziendale delle scuole e i tempi di ripartenza non immediati, oltre alle ripercussioni sull’indotto. “Il problema è articolato e complesso – afferma – perché c’è in gioco la mobilità delle persone. Gli studenti arrivano anche dall’estero e più tardi ci autorizzano a ripartire, più tardi si riaprirà e non ci sarà la possibilità di accettare nuove iscrizioni. Siamo attività private, con corsi che si reggono sulle rette e che stanno oggi usando le proprie riserve per le spese, che sono altissime, ma non possiamo sopravvivere restando chiuse e con i dipendenti in cassa integrazione. È contraddittorio che i laboratori artigiani, che hanno spazi spesso angusti, possano riaprire e noi che abbiamo laboratori anche da 400 metri quadri, che permettono il distanziamento, no. Non possiamo essere considerati come una scuola pubblica, avendo con il 70% di attività pratica. Rischiamo che le scuole di altri paesi europei nostri concorrenti attirino gli studenti che non possono venire qui e questo si ripercuoterebbe anche su tutto l’indotto».

Nella lettera, i firmatari sottolineano appunto che “la didattica di queste strutture formative, in cui si insegnano e tramandano i mestieri d’arte della tradizione italiana, fondamento imprescindibile del nostro made in Italy, è fortemente e prevalentemente basata sull’attività pratica di laboratorio e gran parte delle nostre scuole occupano un gran numero di dipendenti, aiutando inoltre lo sviluppo e il mantenimento dell’occupazione di molti giovani, che proprio per mezzo dei nostri percorsi formativi trovano importanti lavori in Italia e all’estero”.

Per questo richiedono “una misura specifica per le nostre realtà, rispetto a quanto attualmente deliberato nella recente normativa per evitare il danno gravissimo, in alcuni casi irrimediabile, che deriverebbe alle nostre scuole, con una perdita di competenze e di professionalità che il paese, soprattutto in questo momento, crediamo non possa assolutamente permettersi“.

La richiesta, quindi, è quella di un tavolo di confronto per ricercare una soluzione che, pur nel rispetto della sicurezza della salute, possano venire incontro alle nostre esigenze».

“Le nostre scuole sono basate all’80% su laboratori che non possono essere sostituiti dalla formazione a distanza e siamo scuole private che è giusto siano trattate come attività produttive che fanno formazione”.

Andrea Sinigaglia

Capofila della missiva, Alma, la scuola di alta cucina italiana, sostenuta in questo dalla Fondazione Cologni. “Siamo coscienti dei rischi della riapertura, ma con questo appello ci è sembrato giusto sottolineare che ci sono scuole e scuole – racconta il direttore generale di Alma, Andrea Sinigaglia Le nostre sono basate all’80% su laboratori che non possono essere sostituiti dalla formazione a distanza e siamo scuole private che è giusto siano trattate come attività produttive che fanno formazione. È bello che ci sia stata questa aggregazione di accademie, già creata in passato dalla Fondazione Cologni, perché siamo coloro che formano le eccellenze artistiche italiane e lo è altrettanto che i firmatari abbiano coinvolto anche i loro competitor, allargando di fatto il bacino di realtà che hanno sottoscritto l’appello”.

 


1 commento

  1. enzo crivella says:

    Incontriamoci, noi della ristorazione, tutti i MAM sarebbe un evento unico, raccontare le nostre esperienze di vita, raccontare i nostri piatti, un confronto diretto con tutti i ragazzi dell’Alma?


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