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Le Donne dell’Oro: Gioia De Simone

La ditta “Antonino De Simone” è stata fondata nel 1830 e la storia continua da sei generazioni con un nome ed un mestiere passati di padre in figlio. Lo scorso anno è stata premiata da Unioncamere come una tra le 150 imprese storiche d’Italia ed inserita nel Registro Nazionale delle Imprese storiche. Nel 2010 ha festeggiato i 180 di attività ininterrotta: nello stesso anno, purtroppo, è scomparso Antonino De Simone, imprenditore del corallo e simbolo dell’azienda. Oggi a gestirla ci sono sua figlia, Gioia De Simone, con il cugino Michele Palomba.

Gioia è giovane ma determinata e, soprattutto, competente.

«Non mi sono avvicinata subito a questo lavoro, ma solo dopo aver completato il mio ciclo di studi – racconta – e questo mi ha esposto più volte ai rimbrotti bonari di mio padre, che invece aveva sempre studiato e lavorato contemporaneamente! Dopo la maturità classica ed una laurea in Economia del Commercio Internazionale e dei Mercati Valutari, ho iniziato a lavorare, e contemporaneamente ho coltivato la mia passione per le lingue e la gemmologia presso il GIA di Londra. Certo, non è andato tutto liscio, non avevo previsto che mi sarei ritrovata a 28 anni, dopo soli 5 anni di esperienza e da ultima arrivata in ditta, a dover gestire un improvviso e difficile passaggio generazionale. In ogni caso, sento di essere fortunata,  perché amo il mio lavoro».

Una scelta, quella di seguire le orme di famiglia, automatica o consapevole?

«Non so dire quanto naturalmente mi sia ritrovata a ripercorrere la stessa strada di mio padre – prosegue -, sicuramente da figlia unica il mio rifiuto sarebbe stato molto pesante, ma quando terminai il liceo mio padre mi disse una cosa che suo padre aveva detto a lui, e cioè che potevo sentirmi libera di scegliere qualsiasi strada, ma che a suo parere, era sempre meglio “zappare la propria terra”».

Al di là delle difficoltà nel gestire un’azienda artigianale, però, Gioia si lascia conquistare dall’affascinante mondo del corallo. Grazie al suo lavoro, può conoscere persone di culture diverse e lontane, dai monaci del Tibet alle abilissime commercianti nigeriane, dai mercanti yemeniti agli indiani, fino ai cinesi ovviamente, seguendo le tracce lasciate dal corallo rosso nei Paesi attraversati dalle vie della seta e delle spezie.

Ma qual è il valore aggiunto di una donna in un’azienda che regala al mondo oggetti “emozionali”?

«La lavorazione del corallo è sempre stata portata avanti dalle donne – spiega -, oggi le mansioni si sono evolute ed è soprattutto la parte creativa a necessitare di una sensibilità femminile, ma non mi prendo tutti i meriti perché anche il mio staff è in buona parte al femminile! La mia idea di donna? Simile all’uomo per capacità, ma giustamente diversa e che mai dovrebbe cercare di imitare modelli maschili per essere apprezzata. Non mi piace che i complimenti al gentil sesso, se riferiti alle capacità, debbano essere sempre riportati a stereotipi maschili».

Quanto è difficile essere donna nel mondo imprenditoriale?

«Non sempre, ma a volte capita anche di percepire una certa diffidenza da parte di uomini di età, cultura o religione diversa che preferiscono parlare di affari con un uomo… che dire, per fortuna c’è mio cugino Michele, molto apprezzato anche dalle signore over “60”! Scherzi a parte, le difficoltà di essere donna derivano dalla strada ancora da percorrere verso una reale parità. Spesso questi gap nascono con persone provenienti da zone del mondo dove ancora oggi mancano anche i diritti più basici. Questo ha poco a che fare con la specificità del mio lavoro, ma dipende dalla tanta strada che ancora c’è da fare, per il resto c’è posto per tutti, basta avere  competenza, volontà, serietà e vivere, come diceva mio padre, “virtute duce, comite fortuna”».

Gioia De Simone e suo cugino Michele Palomba seguono insieme ogni aspetto della gestione anche se lei si è ritagliata da tempo la “nicchia” delle bomboniere in corallo, un’idea nata associando all’uso tradizionale del corallo un concetto moderno di bomboniera da indossare e non dimenticare  in un cassetto. L’azienda è molto impegnata anche nella diffusione della conoscenza del corallo, della sua storia e dei popoli che l’hanno amato. Coerente con questo orientamento è l’offerta di visite guidate e gratuite al laboratorio – dove 30 abili artigiani lavorano il corallo con grande maestria -, alla collezione museale di gioielli etnici, dove sono esposti circa 300 gioielli provenienti da tutto il mondo, e allo showroom, dove sono raccolte le creazioni più moderne dell’azienda. «Mi impegno in prima persona a diffondere la conoscenza del corallo e delle “Vie del corallo” in tutto il mondo – chiarisce Gioia -, attraverso conferenze al Gia e al Gem-A di Londra, con testimonianze alla Luiss a Roma, partecipando a workshop internazionali, contribuendo non solo a divulgare il nostro patrimonio artistico e culturale, ma anche dando precise informazioni e assicurazioni sullo stato del corallo rosso del Mediterraneo e sull’impegno della associazione di categoria, l’Assocoral, per un utilizzo sostenibile della risorsa».

Progetti futuri?

«Sicuramente consolidare l’immagine del nostro brand sul mercato e contemporaneamente proseguire nella direzione dell’impegno culturale».


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