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Laura Bicego. L’anima creativa di Nanis Gioielli

Il gioiello per me deve far parte del total look. Mi piace pensarlo come qualcosa che la donna dovrebbe desiderare

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«Gioiello e moda sono come i pezzi dell’Ikea. Ce ne sono tanti interessanti, che magari non vedi, ma loro te li mettono insieme e ti si apre un mondo. Per me è importantissimo inserire il gioiello nel contesto giusto».

Laura Bicego, titolare e designer di Nanis, è un’anima creativa a 360° che nel dare vita ai gioielli guarda alla moda, alla musica e all’arte, perdendosi tra le vie di New York, dialogando con le blogger kuwaitiane o ascoltando “E la chiamano estate” di Franco Califano e Bosso. Che la fa sognare oggi, ma presto potrebbe cedere il passo perché, trasformista come i suoi gioielli, non le piace «legarmi a una cosa specifica, sono in continua ricerca».

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Cos’è il gioiello per lei?
“Il gioiello per me deve far parte del total look. Mi piace pensarlo come qualcosa che la donna dovrebbe desiderare, come le scarpe o una borsa, non da mettere solo nelle occasioni. Io non esco mai senza un gioiello, nemmeno per andare a fare la spesa, fosse anche solo un pezzo di corda”

Sono sempre i suoi o anche di altri?
“Di solito i miei, perché me li creo su misura. Se ho un abbigliamento che mi piace mi costruisco la collana. Poi a volte va in produzione”.

Lei è nata in una famiglia di orafi, quindi il gioiello lo ha respirato fin da piccola.
“Sì, ma non ne ho goduto veramente finché non ho avuto la mia azienda. Ho imparato le basi, la lavorazione, ma avevo un concetto più moderno, molto in anticipo sui tempi, per questo ho aperto Nanis. Prima ero “la figlia di”, dopo ero io”.

In famiglia non capivano il suo stile?
“No, se parlo a mio padre di un oggetto in pelle…. a me piace il contrasto tra materiali poveri, i brillanti e l’oro, mescolare i colori. Un gioiello a cui sono particolarmente legata è proprio fatto con pelle, cuoio, turchese e pietre che ho mescolato. Per me rappresenta il vero lusso, perché la maggior parte delle persone non ne percepisce il valore, ma mi fa i complimenti per il look e mi chiede di provarlo”.

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Quando ha deciso che da grande avrebbe creato gioielli?
“È venuto naturalmente, o meglio, io ho sempre avuto la necessità di essere creativa. Ho avuto la fortuna di farlo nei gioielli, ma lo faccio tutti i giorni, nell’educazione dei miei figli, nel preparare un piatto o nell’ascoltare della musica”.

Anche suo marito Piero Marangon è designer di gioielli.
“Sì, e litighiamo anche molto, perché io sono più fashion, lui più tecnico e spesso riesce a riportarmi con i piedi per terra. Da queste lotte esce il prodotto, fatto di discussione continua e compromesso. Poi i gioielli estremi li faccio per me”.

Una delle sue parole chiave è “Serendipity”, l’abilità di fare nuove scoperte per caso. Conta di più la fortuna o una mente aperta?
“Molto una mente aperta, ma anche la fortuna”.

Cosa la ispira?
“Tutto, in particolare i profumi, per me importantissimi, che mi danno emozioni e sensazioni. Poi la musica, i libri, l’arte. A Miami ogni volta visito l’art district, con graffiti e gallerie d’arte strepitose. A Palm Beach ho scoperto un artista che fa statue in silicone estremamente realistiche. Il “la” può venire da una molteplicità di cose, anche da dei semi, altra mia passione, da cui sono nati i primi pezzi di Cashmere”.

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Deduco le piaccia viaggiare.
“Tantissimo. La mia città preferita è New York, perché amo camminare, esplorare, perdermi senza pensare al tempo. Ma amo anche la Russia, in Siberia ho trovato donne straordinarie, come le blogger che ho conosciuto in Kuwait. Mi piacciono tutte le donne, il loro modo di ragionare, l’apertura mentale”.

Per cosa farebbe follie? Scarpe, borse, abiti…
“Scarpe. E anche i vestiti mi piacciono tantissimo. I profumi li amo ma ne ho tanti e anche quelli mi piace mischiarli, adesso ne sto usando quattro”.

Il profumo Nanis? Lo troveremo nelle boutique?
“È il mio, ne mette insieme tanti: talco, tabacco e quel profumo di “pulito”, come quello dei bambini. Mi piacerebbe crearlo, del resto la tendenza che vorremmo percorrere è questa, il completamento dell’emozione”.

Ha detto che sperimenta anche in cucina…
“Certo, non lascio mai la ricetta così com’è, devo sempre aggiungere qualcosa, altrimenti mi sembra non sia mia. E mi riesce bene. Anche i miei figli dicono “Come fai tu le zucchine non ci riesce nessuno”.

A proposito di figli, le piacerebbe che entrassero in azienda?
“Teo, il più grande, è musicista e andrà a Londra a studiare sound engineering; La seconda, Marta, frequenta il liceo linguistico; l’ultima, Nina, è più creativa e sta per andare un anno a studiare negli Usa. Mi piacerebbe che almeno uno venisse in azienda, però allo stesso tempo voglio lasciarli liberi di seguire le loro passioni, poi una volta che avranno esplorato altri mondi, magari, rientreranno per portare qualcosa”.

Fa il lavoro che le piace insieme a suo marito, ha la sua azienda, tre figli che stanno prendendo il volo…ha ancora un sogno?
“Crescere ancora, avere una mia collezione di moda. Le occasioni non sono mancate, ma non ho ancora trovato la persona con cui realizzarla. Nessuno mi ha fatto scattare la scintilla. Ma lo troverò”.


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