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L’arte prestata all’oro

Da sempre gli artisti contemporanei, su iniziativa privata di qualche collezionista lungimirante o per propria volontà, si sono cimentati nella creazione di gioielli preziosi. Ne è testimonianza in questi giorni fino al 21 luglio, la mostra allestita al Bass Museum Art di Miami Beach, dove in esposizione ci sono duecento opere realizzate dai principali artisti del XX e XXI secolo. Si ammirano tra gli altri, gioielli di Picasso, Anish Kapoor (scultore innovativo di livello mondiale che recentemente ha disegnato l’iconico anello B.zero 1 di Bulgari), Jeff Koons (che ha riprodotto in piccolo il suo ormai celebre Rabbit), Max Ernst, Geroges Braque e Lucio Fontana. Di quest’ultimo, nella sessione milanese di Sotheby’s è stato battuto all’asta il 22 maggio un bracciale nato in scia al tema dei suoi “Concetti Spaziali”. Con una stima di 40/60 mila euro, il gioiello creato negli anni Sessanta, interamente in oro è stato aggiudicato alla strabiliante cifra di 193 mila euro, realizzando un nuovo record d’artista (per quanto concerne i gioielli). L’opera, che riporta la firma dell’autore, regolarmente registrata presso la fondazione milanese, è connotata dai suoi tradizionali tagli, quelli che ne hanno identificato il suo lavoro. Tagli che oltrepassano la materia di cui sono costituiti, mettendo in comunicazione l’oggetto con lo spazio in cui è inserito.

Il record raggiunto dal bracciale, rappresenta un buon risultato e dimostra che è  ancora viva quella sensibilità rivolta alle cosiddette arti applicate, quelle che un tempo sono state specifiche di una determinata classe di collezionisti che per nostra fortuna ne hanno, con la loro passione, elevato il rango, riportandole nell’ambito più ampio delle Arti, evitandone così l’oblio e la sparizione.

Il bracciale di Fontana, col suo uovo, altro elemento caratteristico delle sue produzioni, è un inno alla versatilità dell’artista, alla sua creatività ed all’elogio del bello, che continuo a credere esiste e basta. Vive di vita autonoma e viene (sempre per nostra fortuna) spesso esaltato per mano umana che è in grado di donarci anche nelle piccole cose dei capolavori che oltrepassano le soglie della nostra precarietà.


7 commenti

  1. marco says:

    lasciamo l’arte di questi artisti al loro ambito, riprodurre inmetallo prezioso ed in piccolo le loro opere non rende giustizia all’arte, ma è solo uno sfruttamento biecamente economico. se4 fossero opere disegnate oppositamente il discorso cambia ( la bocca di Dalì ad esempio) , ma la semolice riproduzione in piccolo è come la pacottiglia che vendono nei bookshop dei musei, oppure dobbiamo rivalutare la gioconda stampata sul magnete, non è la stessa appesa al Luovre?


    • Mi piace pensare che un gioiello oppure un quadro, un murale, un graffito possa evocarla l’opera d’arte. Mi piace pensarlo. Mi dà speranza in questa tetraggine collettiva. Non sono troppo convinta di questo purismo al momento. Tuttavia rispetto il punto di vista. Ma è un punto di vista appunto e per sua stessa definizione, limitato. Ricordo che quel geniaccio del Caravaggio si è sfamato a colpi di nature morte.


      • preziosa says:

        Certamente le interazioni hanno mosso dal mondo dell’arte la diffusione della bellezza. Convengo con lei che ci possa essere un’evocazione e soprattutto una contaminazione continua. L’opera d’arte che rappresenta in assoluto il connubio dell’arte e dell’oreficeria è la famosa Saliera di Cellini; credo sia la più alta dimostrazione di come l’arte non possa e non debba essere limitata entro confini predefiniti. Le sculture di Calder ad esempio si sono mutate anch’esse in forme preziose e così questo gioiello di Fontana, che è per sua stessa natura un prodotto della fervida genialità di un’artista.


        • marco says:

          non ho scritto che l’oreficeria e l’arte siano mondi diversi, ritendo sia vero il contrario. è sulla contaminazione degli “Artisti” con la A sull’oro che nutro dubbi, in passato ho visto artisti passare ad artigiani dei semplici schizzi e poi firmarli come autentiche opere loro, diverso se l’artista segue la lavorazione e dà indicazione precise, meglio ancora se ci mette mano. questo è il MIO punto di vista, e non ho pretese di dettare verità a nessuno, l’importante è pensarci sopra, se poi ritenete più giusta la vostra idea niente in contrario, magari mi potete anche far cambiare idea con le giuste argomentazioni


  2. marco says:

    spero di non passare per saccente….


  3. suzanne says:

    il gioiello “d’artista” èun’opera d’arte a tutti gli effetti i grandi nomi del ‘900 si sono cimentati in questa ricerca per desiderio di sperimentazione, occasionalità,o motivi strettamente privati. E’ arte da indossare su cui io stessa come storica dell’arte ho scritto e studiato a lungo, nel dopoguerra alcuni gioiellieri romani sono stati editori di questi gioielli, promotori di una vicenda culturale unica nel panorama internazionale. Sarebbe bene valorizzare questo filone che ancora stenta ad essere pienamente apprezzato dagli addetti ai lavori e dal pubblico dei collezionisti.


    • preziosa says:

      Ne sono fortemente convinto. I gioielli d’artista sono opere d’arte a tutti gli effetti, che essi nascano da un’idea primigenia o che siano riproduzioni di opere già realizzate; resta di fatto che c’è di mezzo l’intervento creativo. Che poi ci sia un mercato economico che ne altera il valore estetico fa parte del gioco di questo nostro mondo contemporaneo. Ma sono pienamente convinto del fatto che il gioiello artistico rappresenti l’arte, da indossare, ma Arte con la A maiuscola.


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