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Lapislazzuli. La magia del blu

Estratto dalle cave di Sar-e-Sang nell’attuale Afghanistan, il lapislazzulo, rara e preziosa pietra blu (estratta nell’antichità in questo unico giacimento visitato anche da Marco Polo nel XIII secolo) era utilizzato al pari dell’oro e dei metalli preziosi già come merce di scambio in età sumerica.

Giovan Battista Cervi (Firenze, 1532-1586) Coppa a forma di conchiglia - lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato; (Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti)
Giovan Battista Cervi (Firenze, 1532-1586)
Coppa a forma di conchiglia – lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato – Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

Le stanze del Tesoro del Museo degli Argenti di Firenze, sede dell’esposizione, custodiscono una collezione unica al mondo di vasi intagliati in lapislazzuli, raccolta iniziata da Cosimo I de’ Medici alla metà del Cinquecento ed accresciuta dai suoi successori come Francesco I, che nel 1572, fece giungere da Milano (sede dei principali intagliatori di questo materiale) finanche i due fratelli Caroni, istituendo nel Casino di San Marco i laboratori granducali.

Sostenuta da un’intuizione del mineralogista Gian Carlo Parodi (Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi), la mostra è legata non solo alla fruizione di questi spettacolari oggetti ma anche all’approfondimento mineralogico e scientifico grazie anche all’apporto del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze diretto da Giovanni Pratesi.

Quattro le sezioni dell’esposizione:

Jaques Bylivelt (Delft, 1550 – Firenze, 1603) su disegno di Bernardo Buontalenti (Firenze, 1523-1608) Fiasca 1583-1584 lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato, rame dorato Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
Jaques Bylivelt su disegno di Bernardo Buontalenti. Fiasca, 1583-1584
lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato, rame dorato – Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

La prima, Dalla Natura all’Artificio, propone visivamente l’evoluzione del lapislazzulo da pietra estratta fino alla realizzazione di vasi e coppe che hanno arricchito le corti del Rinascimento e che oggi sono esposti nei principali musei d’Europa che li hanno concessi in prestito alla mostra fiorentina.

Manifattura romana. Reliquiario ad altarolo con Annunciazione (primo decennio del XVII secolo lapislazzuli dipinto); ebano, argento, avorio, diaspro di Sicilia, diaspro di Boemia, agata di Germania, lapislazzuli - Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
Manifattura romana. Reliquiario ad altarolo con Annunciazione (primo decennio del XVII secolo
lapislazzuli dipinto); ebano, argento, avorio, diaspro di Sicilia, diaspro di Boemia, agata di Germania, lapislazzuli – Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina

La seconda sezione Commesso in pietre dure e pietre dipinte racconta dell’evoluzione dell’uso della pietra nel Seicento, partendo dai primi intarsi alle complesse e successive composizioni figurative, dove il lapislazzulo era spesso presente con le sue sfumature a rappresentare le variopinte cromie dei cieli.

Orafo attivo a Praga (?) Brocca a forma di navicella 1600 - 1610 circa  lapislazzuli e oro - Oxford, The Ashmolean Museum, legato Michael Wellby
Orafo attivo a Praga (?) Brocca a forma di navicella
1600 – 1610 circa, lapislazzuli e oro – Oxford, The Ashmolean Museum, legato Michael Wellby

La pietra blu nel fasto principesco è la terza sezione che narra dell’uso del lapislazzulo nelle committenze elevatissime, le uniche che potevano concedersi nel tempo il materiale che divenne sempre più raro. Appare in questa sezione della mostra anche il lapislazzulo siberiano che fece la sua entrata nel mercato proprio nel momento in cui quello afgano veniva a mancare, consentendo così nuove ed importanti creazioni come l’alzata da tavola che per una serie di vicissitudini fu donata a Napoleone.

Boucheron. Devant de corsage (1925) - oro al palladio, lapislazzuli, corallo,giada, onice, turchese, strass - Parigi, Collezione Boucheron
Boucheron. Devant de corsage (1925) – oro al palladio, lapislazzuli, corallo,giada, onice, turchese, strass – Parigi, Collezione Boucheron

La quarta ed ultima sezioneDall’Oltremare al Blu Klein è dedicata interamente al pigmento di lapislazzulo che come colore nobile, già trattato da Cennino Cennini, è stato utilizzato per dipingere i più bei cieli della pittura italiana, dai pittori trecenteschi a Michelangelo fino a giungere alle affascinanti applicazioni di Yves Klein la cui opera conclude la mostra, accompagnando una piccola sezione di gioielli contemporanei (dal Novecento ad oggi).

Manifattura italiana o francese. Busto di Livia Medullina - seconda metà del XVI secolo - lapislazzuli, oro inciso e smaltati - Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
Manifattura italiana o francese. Busto di Livia Medullina – seconda metà del XVI secolo – lapislazzuli, oro inciso e smaltati – Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
Manifattura veneziana Piano per i giochi degli scacchi e tric-trac - ultimo quarto del XVI secolo - legno con dorature e lapislazzuli - Londra, Victoria and Albert Museum
Manifattura veneziana
Piano per i giochi degli scacchi e tric-trac – ultimo quarto del XVI secolo – legno con dorature e lapislazzuli – Londra, Victoria and Albert Museum
Yves Klein. Victoire de Samothrace S9, 1973 - pigmento puro e resina sintetica su gesso con base di pietra - Pistoia, Collezione Gori
Yves Klein. Victoire de Samothrace S9, 1973 – pigmento puro e resina sintetica su gesso con base di pietra – Pistoia, Collezione Gori

Lapislazzuli. Magia del blu
Museo degli argenti. Palazzo Pitti, Firenze
Fino all’11 ottobre 2015-06-09

A cura di: Maria Sframeli, Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Gian Carlo Parodi


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