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LAO, per arrivare preparati nel mondo del lavoro

Giò Carbone - “Vogliamo creare archivi viventi, risvegliare i vecchi saperi. È questo l’artigianato vero: continuare a tramandare la tradizione”.

Una lezione alla LAO

È la materia (indipendentemente dal proprio valore), l’abilità artigianale oppure l’estetica a fare di un oggetto un oggetto “speciale”? In realtà sono tutti requisiti possibili ma il vero punto di forza rimane l’idea, ovvero l’unicità, quella in cui specchiarsi e percepire come confidenziale, su misura del tuo io, una creazione. Pur tra strade alternative, è la missione dell’Arte creare ponti con la Bellezza.

Una bellezza dai mille volti ed in continuo cambiamento che LAO –  Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze sperimenta nel suo campo contribuendo a mutare il concetto stesso di gioiello. Ma, oggi che il prêt-à-porter sta fagocitando ogni settore, dal food al fashion, qual è l’importanza di una scuola di formazione professionale?

Giò Carbone

Lo chiediamo a Giò Carbone, founder di LAO, tra le più prestigiose in Europa.

Con i suoi comportamenti e le sue attitudini, la iperconnessa Generazione Z (i Millennials sono già un passo indietro) sta portando nuovi cambiamenti agli schemi dei giochi. Se, quasi, tutto viene gestito attraverso smartphone e tablet, il più delle volte in tempo reale, come si pongono i giovani nei confronti di una scuola che chiede di investire nella manualità con il suo pesante carico di regole?

Apparentemente sembra una contraddizione ma gli studenti di oggi sanno conciliare cose che per le generazioni precedenti era impensabile. Non smettono di tenersi connessi mentre lavorano al banco, una vera capacità, ma al contempo sono realmente affascinati dalla possibilità di realizzare qualcosa con le proprie mani. I nostri ragazzi hanno un’età media che va dai 20 ai 25 anni, proprio l’età della cosiddetta iGen, quella dei nativi digitali, eppure sono stregati dal “fare manuale”, ma seguendo la propria immaginazione, il proprio istinto, per questo alla LAO abbiamo rivoluzionato i programmi perché siano liberi di mettere in pratica quanto sanno: nessun limite di sorta per inventare individualmente senza alcuna indicazione. Questo fa scattare in loro la magia.”

Per essere gioiellieri bisogna anche essere designer, ma oggi che questa parola è sulla bocca di tutti, qual è il suo vero valore?

C’è molta confusione perché è una parola abusata, sovrautilizzata, e di moda. C’è una sovrapposizione di informazioni e occorre perciò fare chiarezza perché si sappia che il designer è un progettista, è un creativo che punta alla risoluzione di problemi, è chi ingegnerizza un prodotto su scala industriale ottimizzandone i costi. Un’informazione inesatta può portare addirittura a sminuire il valore  dell’artigiano. In Germania un designer è colui che si autoproduce, una pratica molto interessante ma bisogna tener presente che bisogna creare una propria rete di collaboratori per potenziare la fase produttiva.”

Per sperimentare nuove soluzioni meglio il programma Rhino3D o le tecniche tradizionali?

Non si può fare tutto da soli. Il CAD è semplicemente uno strumento a nostra disposizione che facilità il lavoro, un lavoro che va comunque ultimato praticando le proprie competenze. Una stampante 3D non dà il prodotto finito ma è una grossa opportunità che va riconosciuta come tale.”

La sua scuola ha alle spalle 34 anni di esperienza, ma quali sono le aspettative?

“Abbiamo raggiunto una posizione di prestigio in Europa, abbiamo fatto un buon lavoro e il risultato è il numero di studenti, il più alto in questo campo, tuttavia ci impegniamo a fare sempre ed ancora di più. Guardiamo avanti anche facendo scouting tra i vecchi artigiani per portare ai ragazzi la loro conoscenza, il loro know how, per insegnare quelle tecniche che altrimenti andrebbero dimenticate e quindi perse, come quella dello smalto a caldo, ad esempio. Vogliamo creare archivi viventi, risvegliare i vecchi saperi. È questo l’artigianato vero: continuare a tramandare la tradizione. Anche coadiuvati dal 3D. Ma il nostro impegno si muove anche sull’ottenimento di un riconoscimento ministeriale per dare un titolo di studio equivalente ad una laurea breve, ad un master, per aggiungere valore e contenuto. I ragazzi devono uscire da questa scuola pronti ad affrontare il mondo del lavoro, bravi artigiani ma anche capaci di pianificare un piano finanziario, di promuoversi… Siamo a buon punto.”

La predisposizione va scoperta o bisogna fare leva per accendere la passione, per potenziare le abilità?

La passione o c’è o non c’è. Se c’è viene spontaneo assecondare e approfondire la propria inclinazione e una scuola professionale può essere il passo giusto, ma perché scatti la magia vera è fondamentale il metodo dell’insegnamento.”

A breve partirà la collaborazione con Preziosa Magazine.

La comunicazione è essenziale perché fa conoscere il lavoro e l’impegno che c’è dietro un progetto. Se non si dispone di un ufficio di comunicazione bisogna allora collaborare con un editor perché una rivista possiede una penetrabilità che il singolo non ha. Preziosa Magazine è un organo di settore ma ricco di contenuti e con una diffusione importante e un ricco bacino di utenti. È molto seguita e siamo davvero entusiasti di questa collaborazione. Viviamo nell’era dei social, dei blog ma vivono di una loro temporalità e da soli non bastano. C’è sempre bisogno di professionalità”

www.artiorafe.it


2 commenti

  1. Giovanni Arimondo says:

    Interessato a svolgere eventuale attività didattica. 40 anni di esperienza come creativo di gioielli. Molteplici collezioni realizzate e commercializzate. Corso di supporto al DAD (dipartimento Architettura e Design) di Genova: Disegno della materia del Direttore Casiddu.


  2. Imelde Corelli Grappadelli says:

    Bravo Giò!
    Imelde Corelli Grappadelli
    http://Www.imeldecorelli.com


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