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La Torino sabauda nelle vetrine della antica gioielleria Musy

Dal 1707 una storia che riparte dal nodo

Gli interni dello storico negozio di Via Po
Gli interni dello storico negozio di Via Po

Un nodo che lega la Torino sabauda e quella attuale. Varcare la soglia di “Musy padre e figli”, al civico 1 di via Po, è come fare un passo nella storia d’Italia. Tra legno e velluti, infatti, si respira il fascino della gioielleria di altri tempi che i nuovi proprietari, Laura Gazza e il marito Mario Bellitti, hanno reso accogliente e attuale, senza rinunciare a una tradizione di tre secoli. Era infatti il 1707 quando Giacomo Musy, originario di Massongy, nell’Alta Savoia, aprì la sua bottega sotto al portico del pavaglione, che univa Palazzo Madama a quello Reale, dove avevano sede i fornitori di casa Savoia.

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Il negozio cominciò a servire la Corte e nel 1765 Luigi di Savoia, nominò Luigi e Claudio, figli di Giacomo, orologiai e orefici della Real Casa.

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Il Brevetto di fornitore della Real Casa rilasciato da Luigi di Savoia a Luigi Claudio Musy il 30 aprile 1766

Nel 1818 un incendio distrusse il padiglione reale e l’attività fu trasferita nell’attuale negozio di via Po, dove crebbe ulteriormente, anche se la vera svolta arrivò con la Regina Margherita.

«Era una donna moderna, guidava l’auto e portò con sé molti monili di famiglia che fece reinterpretare ai fratelli Musy, dando il via a un lungo sodalizio – racconta Gazza – I lavori dell’atelier erano geniali e di grande personalità. Crearono un proprio stile e tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento vissero il loro periodo di maggior fulgore, di cui è testimonianza la tiara in otto pezzi, indossabile in altrettante versioni».

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Il Diadema liberty della Regina Margherita indossato da Maria José

Il diadema liberty in diamanti e perle commissionato dalla Regina Margherita nel 1904 è infatti un maestoso capolavoro di eleganza e tecnica, che verrà spesso utilizzato anche da Maria José, che alle perle sostituì acquemarine a goccia di taglio briolette e indossò gli archi centrali a bandeau, alla moda degli Anni Trenta.

E sotto ai portici di via Po, Musy è arrivata fino al XXI secolo, diventando la più antica gioielleria d’Italia, sempre in mano alla stessa famiglia fino al passaggio avvenuto nel 2011 e, in un certo senso, legato al passato da un filo… di perle.

Quando 20 anni fa Mario Bellitti varcò il portone del 1865 fu infatti come rappresentante di Mikimoto. «Provai un’emozione straordinaria – racconta – e dissi agli eredi: “Se dovessi smettere di viaggiare, qui mi fermerei volentieri”. Ma il negozio, mi risposero, era incedibile».

La vita, però, è imperscrutabile e le vicende famigliari portarono i fratelli Luigi e Paolo Roggero a dover a malincuore vendere l’azienda di famiglia. Bellitti, nel frattempo, non aveva cambiato idea. «Erano amici e persone meravigliose e scelsero noi per l’amore che avevamo per questa attività, lasciandovi l’anima Musy. Io e Laura, orafa da 35 anni, ci siamo staccati dalle nostre esperienze precedenti per dedicarci totalmente a far vivere il negozio, rispettandone il nome e la tradizione, a partire dal restauro conservativo».

Coniugare storia e rinnovamento, infatti, non era semplice. «I primi due anni sono stati difficilissimi – continua la titolare – perché dovevamo capire che taglio dare. Era infatti un’attività complessa da innovare, proprio per questa sua tradizione così forte, che intimoriva i clienti».

E il rilancio è passato dall’introduzione dell’argento, una scommessa di Laura, che accanto a Crivelli, Mimì e Buccellati ha portato nelle vetrine marchi come Yvone Christa e altri designer. «Non è stato un abbassare il livello, ma interpretare ciò che vuole la donna oggi e avvicinare un pubblico che prima non entrava e che poi torna, portando anche il monile da reinterpretare. In questo modo abbiamo ricominciato a essere “sarti del gioiello”, proprio come succedeva all’epoca della regina Margherita».

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Anello della Collezione “Il Nodo” in oro rosa e diamante

E alla tradizione si sono ispirati anche per un’altra rivisitazione, il “Nodo Musy”. «Negli archivi abbiamo trovato questo anello, ispirato al “nodo Savoia” e richiesto proprio dalla famiglia reale come gioiello da regalare come simbolo di appartenenza – spiega Gazza – L’abbiamo ricreato inizialmente in argento e oro rosa 9 kt, i metalli in uso al tempo, e stanno avendo successo non solo tra gli innamorati. Per questo ne sono nate diverse versioni, sia in oro che con diamanti e da poco produciamo anche il doppio nodo».

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Anello della Collezione “Il Nodo” in argento e pavè di diamnti

Altri pezzi “storici”, invece, s’ispirano alla croce dell’Ordine Mauriziano, da cui sono stati tratti ciondoli e orecchini e al conio antico della Madonna della Consolata, utilizzata in un bangle. Con loro, in quest’avventura, c’è anche la figlia Giulia, studentessa di gemmologia, che segue le nuove collezioni e la parte social.

Ma il nodo, oltre che un recupero del passato, è anche un punto di partenza. «Musy è un brand dormiente, con grandi potenzialità – conclude Bellitti – Il nodo è un inizio dal quale vogliamo proseguire a piccoli passi».

Anello della Collezione "Il Nodo" in oro rosa e pavè di diamanti
Anello della Collezione “Il Nodo” in oro rosa e pavè di diamanti

 


1 commento

  1. Alessandra says:

    Visitato oggi questo negozio…un vero gioiello!la signora di una delicatezza e gentilezza enconiabili!complimenti per le vostre creazioni


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