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La Perla, si decide domani in tribunale il futuro della società

Il giudice bolognese dovrà vagliare le offerte per il rilancio del marchio. In pole potrebbero esserci Calzedonia e il gruppo di Silvio Scaglia

Si decide domani il futuro di La Perla, il brand bolognese diventato simbolo della lingerie di classe e indebitato per circa 70 milioni di euro. Saranno diverse le proposte presentate al Tribunale di Bologna, forse quattro, che dovrà decidere sulla cessione del marchio: domani è la scadenza cruciale per le offerte comprensive della cauzione di 3 milioni.  Sembra sicura l’offerta del fondo Pacific Capital di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, così come quella del gruppo industriale veronese Calzedonia. In lizza, secondo le ultime voci, potrebbe esserci anche il gruppo israeliano Delta Galil Industries, mentre è più dubbia la partecipazione della cinese Crescent HydePark, che ha già rilevato in passato dalla procedura concorsuale il marchio Miss Sixty.

I giochi, comunque, non sono ancora decisi. Ancora 24 ore per mettere un punto e virgola al destino del marchio fondato negli anni Cinquanta che oltre della storia dell’intimo ha fatto parte anche della storia del paese. Nel botta e risposta dei patron delle due società contendenti, si tirano anche le somme sul mancato rilancio del fondo Jh Partners, che possiede il marchio dal 2007. L’arrivo di Scaglia tra i possibili compratori ha fatto saltare l’accordo tra gli americani e Calzedonia, che sembrava quasi concluso: il Tribunale ha così fissato la data dell’asta per domani.

Si tratta di numeri importanti: circa 600 dipendenti nella sede principale, 70 milioni di debiti. La proposta di Scaglia ammonta a 110 milioni più altri 45 per coprire parte dei debiti. Il suo ingresso sul percorso di La Perla ha spiazzato Sandro Veronesi, patron di Calzedonia, la cui presenza, domani, non è più così certa malgrado il corposo piano  proposto. Negli ultimi giorni si è fatta largo la notizia per cui il gruppo sarebbe infatti disposto a mettere sul piatto 174 milioni: 54 che corrispondono alla valutazione dell’azienda allo stato dei conti al 31 marzo, e altri 120 di investimenti in tre anni. Anche se Veronesi, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha specificato che la sua offerta iniziale – più bassa – era già stata condivisa dai sindacati ed era arrivata al termine di una due diligence di due mesi, quindi non sarà rilanciata.

Dal punto di vista dell’occupazione,  Scaglia potrebbe mantenere tutti i posti di lavoro (esclusi quelli di San Pietro in Bagno e Roseto), riassorbendo quindi 812 degli attuali 967 dipendenti. Secondo l’accordo con i sindacati, invece, Calzedonia lascerebbe produzione e progettazione a Bologna con 437 dipendenti.

Un’offerta industriale e un’offerta finanziaria potrebbero dunque essere vagliate domani dal Tribunale bolognese qualora le società interessate versino i 3 milioni di euro necessari per accedere alla vendita a titolo di garanzia e quindi partecipino effettivamente all’asta. Calzedonia si era già interessata al gruppo bolognese nel 2007, ma all’epoca ebbe la meglio l’offerta, più sostanziosa, del fondo Jh Partners. Si torna al punto di partenza, ancora una volta. In quale direzione lo si saprà domani.

1 commento

  1. Tiziano Caramatti says:

    Meno male, che un Imprenditore Italiano come l’ Ing. Scaglia, prenda in mano le redini di una Azienda Leader come la Perla.
    Posso assicurare, che una persona Intelligente e sopratutto umana come l’ Ing. Scaglia saprà risollevare un’ Azienda come La Perla , marchio Leader Italiano della Lingerie.
    Sono sicuro di ciò, in quanto ho conosciuto l’Ing. Scaglia nel 1999 quando con Intelligenza e coraggio ha fondato Fastweb.

    Ringrazio l’ Ingegnere Scaglia, di essere stato un suo collaboratore e di averlo conosciuta.
    E con tutta la stima che ho per Lei, le auguro un gran successo anche nell’ Universo della Moda.

    Tiziano Caramatti


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