di


La meta è crescere ma bisogna raggiungerla per la propria strada

Con il Club degli Orafi Italia si è parlato del tema “L’imperativo è crescita: modelli e risorse a confronto nel mondo del gioiello”, lunedì 26 Giugno 2017 al palazzo della Borsa di Milano

Con un totale di 75.000 addetti per 25.000 aziende e, quindi, una media di 3 addetti a impresa, è evidente che il settore orafo italiano si configura come un complesso di imprese tendenzialmente “familiari” per le quali la crescita – divenuta ormai una strada obbligata – può comportare problemi a livello di capacità e di risorse.

Le strade percorribili possono essere diverse e non è facile valutare le più adeguate per le differenti realtà.

Le soluzioni per conciliare lo sviluppo con il mantenimento del controllo dell’azienda sono state al centro degli interventi di esperti di economia e finanza e delle testimonianze di imprenditori, che hanno portato il contributo della loro personale esperienza.

Con Antonio Catalani dell’Università Bocconi e IULM nel ruolo di moderatore, si è parlato di quotazione in borsa, del ruolo della banca, di quotazione sull’AIM/Alternative Investment Market (il Mercato di Borsa Italiana per le piccole e medie aziende ad alta capacità di crescita) con la sua nuova piattaforma digitale ELITE Connect dedicata a società, investitori istituzionali e intermediari. Si tratta di soluzioni potenzialmente alla portata anche dei “piccoli”, ma comunque complesse, che richiedono ovviamente il supporto di un consulente o meglio di un team di consulenti e che comportano per l’azienda un impegno notevole sia in fase di valutazione delle procedure da porre in essere sia nella loro attuazione.

L’importanza di un attento studio dei propri obiettivi e delle proprie potenzialità è emerso dagli interventi di Gabriele Aprea, Presidente Club degli Orafi Italia e Chantecler SpA, Massimo Carraro, Presidente e Amministratore Delegato Morellato SpA, Diego Nardin, Amministratore Delegato Fope Spa e Riccardo Sciutto, Amministratore Delegato Sergio Rossi SpA. Esperienze molto differenti che hanno avuto come comun denominatore l’attenta valutazione preliminare di strategia e tattiche adeguate alle proprie dimensioni e alle proprie potenzialità, senza mai snaturare quelle che sono le caratteristiche peculiari e tuttora punti di forza dell’industria orafa italiana: qualità, creatività e unicità pur nella produzione su larga scala.

Club_Orafi_26_06_2017_01-min

Nella foto (da sinistra): Antonio Catalani, Diego Nardin, Gabriele Aprea, Massimo Carraro, Riccardo Sciutto

Non esiste dunque una ricetta unica per tutti: ogni terapia deve essere frutto di analisi e ricerca mirate, come ha ricordato Elena Zambon di Zambon SpA – che ha parlato per propria esperienza personale e nel ruolo di presidente dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari sottolineando come finalità e problematiche siano comuni a imprese con analoghe caratteristiche e dimensioni in ogni settore dell’economia italiana.

Grande assente dal dibattito è apparsa la situazione notoriamente problematica del mercato italiano, al quale sarebbe auspicabile dedicare rinnovata attenzione, mentre forte si conferma l’impegno per quanto riguarda lo sviluppo internazionale attraverso ogni tipo di contatto e di iniziative, illustrate dal Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto e da Licia Mattioli, Vice Presidente di Confindustria per l’Internazionalizzazione e Attrazione investimenti.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Lebole secondo banner orizzontale