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La mappa del made in Italy: Emirati Arabi Uniti meta prediletta dei gioielli

Al vertice anche Svizzera e Stati Uniti: la fotografia scattata dalla Camera di Commercio di Milano durante la presentazione del marchio TF Traceability and Fashion

Se abiti e calzature prediligono la Francia, mentre i tessuti e filati prendono la via della Germania, la meta prediletta del gioiello italiano sono gli Emirati Arabi Uniti. Un comparto dell’export che supera i 51 miliardi (+4,7% in un anno) e vede Firenze, Milano e Vicenza al vertice della lista tra le città più in crescita. È la fotografia della produzione made in Italy scattata nel capoluogo lombardo in occasione della presentazione del marchio TF-Traceability & Fashion, sistema volontario di tracciabilità pensato per garantire i consumatori su temi come salubrità, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale di impresa.

Di TF Traceability and Fashion, promosso da Unioncamere e dalle Camere di Commercio italiane e gestito da Unionfiliere eche coinvolge 242 aziende italiane e 1.400 fornitori, si è parlato ieri alla Camera di commercio di Milano. Un marchio di qualità per i settori moda e oro per valorizzare e riqualificare i prodotti delle Filiere Oro e Moda, fiori all’occhiello del Made in Italy.

“Il settore moda e preziosi è da sempre un punto di forza dell’export italiano e, in particolare, milanese, riconosciuto e apprezzato nel mondo – ha dichiarato Dario Bossi Migliavacca, consigliere della Camera di commercio di Milano –. Per questo è importante garantire sempre la qualità del prodotto, anche attraverso uno strumento efficace come la tracciabilità. Il marchio presentato oggi vuol essere dunque un riconoscimento alle nostre imprese che si distinguono per azioni di responsabilità sociale e sostenibilità ambientale e un sostegno alla loro competitività sui mercati globali”.

E dunque il gioiello italiano percorre frequentemente le rotte verso Emirati Arabi Uniti e Svizzera che hanno invertito la loro posizione dal 2012 (quando la Svizzera era prima) al 2013 ed entrambe in crescita (rispettivamente a +20,7% e +19%). Seguono gli Stati Uniti, con 512 milioni di euro, Francia (371 milioni di gioielli esportati) e Hong Kong (301 milioni). L’unico paese, tra i 10 considerati, con il segno meno è la Germania che è passata da 176,6 a 158,2 (-10,5%).

Allargando lo sguardo al “viaggio” dei prodotti mondiali, la parola passa al World Factbook della Cia: il documento dell’intelligence americana traccia le rotte dei prodotti verso i paesi esteri, svelando che l’elettronica, come si può immaginare, arriva per lo più da Cina, Thailandia, Malesia, Corea del Sud, Stati Uniti e Irlanda. Polo industriale resta l’Europa, mentre il Belgio, invece, basa la maggior parte delle proprie esportazioni sulle pietre preziose. Ruolo che si divide con l’Africa che, oltre a essere esportatore di petrolio e gas naturale insieme a Russia e Paesi arabi, si muove grazie a metalli e pietre preziose. L’Italia continua a distinguersi, secondo la classifica, per prodotti ingegneristici, seguiti da tessile e alimentare.


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