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La Germania vuole il suo oro in patria

È iniziato il rientro a Francoforte di parte delle riserve auree tedesche, le più grandi al mondo: entro il 2020 vorrebbe tornare in possesso del 50% dei lingotti custoditi altrove

Caveau della banca

È diviso tra Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ma la Germania lo rivuole indietro. L’oro tedesco è già da tempo in fase di rientro a Francoforte, la capitale finanziaria del continente: un articolo dell’inviato a Berlino di Italia Oggi racconta il viaggio in corso dall’estero per riportare nel Paese le riserve auree tedesche, le più grandi al mondo con 270 mila lingotti, pari a 3.384 tonnellate. Secondo le stime, in questa fine d’anno ammonterebbero a 109 miliardi di euro: nel 2012 il valore era di 137,5 miliardi (l’Italia si piazza dopo la Germania, con 2.451 tonnellate e 800 chili, secondo il dato del settembre 2014).

Nessuna spiegazione, per evidenti motivi, dalla Bundesbank, la Banca centrale tedesca, che si limita a precisare che “rientro” non è il termine esatto, trattandosi di lingotti sempre rimasti all’estero per motivi di sicurezza. Nel dicembre del 2012, ricorda l’articolo, appena il 31% delle riserve era custodito in patria: nel 2013 sono tornate 157 tonnellate, e altrettante nel 2014. Entro il 2020, 674 tonnellate dovranno varcare l’Atlantico per rientrare a Francoforte, arrivando a superare il 50%. Fino alla riunificazione delle Germanie, nel 1990, appena 77 tonnellate d’oro si trovavano a Francoforte.

I tedeschi hanno richiesto agli americani 300 delle 1.500 tonnellate conservate a Fort Knox, ma finora non hanno voluto indietro nemmeno uno dei 35.640 lingotti custoditi a Londra. Per il Bundesrechnungshof, l’equivalente della nostra Corte dei conti, è meglio avere i lingotti a portata di mano nel caso che una futura crisi renda necessario convertirli in valuta.


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