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La frode del commercialista non ricade sul cliente

Se un commercialista infedele omette di effettuare versamenti di imposte per conto del cliente, a quest’ultimo non possono essere applicate sanzioni: lo afferma la Corte di Cassazione nella sentenza n. 23601 del 20 dicembre 2012.

Nel caso in questione, il commercialista aveva tradito la fiducia del suo cliente appropriandosi delle somme che questi gli aveva affidato per gli adempimenti fiscali.

Successivamente, alla scoperta della frode ed alla denuncia all’Autorità giudiziaria del professionista infedele, il malcapitato contribuente si era visto chiedere da Equitalia il pagamento delle tasse non versate con le relative sanzioni.

Il contribuente fece ricorso contro la richiesta di Equitalia; però, sia la Commissione tributaria provinciale che quella regionale  avevano stabilito che le tasse non versate dal fiscalista dovevano essere pagate dal contribuente, il quale avrebbe potuto poi rivalersi sul professionista.

La CTR aveva tuttavia liberato il contribuente dal pagamento di tutte le sanzioni, riconoscendo la non imputabilità al contribuente del mancato pagamento.

L’Agenzia delle Entrate ha voluto comunque ricorrere in Cassazione contro questa decisione della CTR, ritenendo che l’applicazione delle sanzioni fosse comunque dovuta.

L’Agenzia in particolare argomentava che, non essendovi una sentenza penale irrevocabile che accertasse le responsabilità del commercialista, non era possibile sgravare il contribuente dalle sanzioni per il ritardato pagamento.

La Cassazione ha respinto le pretese dell’Agenzia argomentando che “la norma non osta a che, in sede contenziosa,  la non punibilità del contribuente presupponga esclusivamente la convincente dimostrazione del fatto che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto addebitabile esclusivamente al professionista denunciato all’autorità giudiziaria.”

 Infatti, già la CTR  aveva motivato l’annullamento delle sanzioni affermando che “considerando i documenti recenti in atti e quelli esibiti, sembra sufficientemente dimostrato che l’inadempimento tributario è ascrivibile al terzo e che dei fatti è stato investito il giudice penale”.

Quindi, la sospensione del ruolo a carico del contribuente può essere effettuata anche se non si è giunti ancora alla conclusione del processo ed alla condanna del commercialista infedele, purché sia possibile dimostrare che il mancato pagamento è avvenuto per fatto addebitabile esclusivamente a terzi ed è stato denunciato all’autorità giudiziaria.

Quale utile precedente, che richiama in gran parte la sentenza odierna, si veda la sentenza 26848/2007 della medesima Corte di Cassazione.  

 


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