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La faccia oscura del dragone cinese

Diario di fine giornata a Bangkok. Mi sono guardato la posta e mi sono stropicciato gli occhi. E’ vero? Leggo con sorpresa da due produttori di pietre sintetche e semipreziose in Cina che i miei ordini sono sospesi o ritardati perchè – testuale – alcuni lavoratori non si sono presentati al rientro dopo le festività  del recente  Capodanno Cinese. Ed inoltre da oggi in poi, mi dice uno dei due, gli ordini minimi hanno una soglia  decisamente più alta.

Conclusione: il vento in poppa a Pechino, il pil a due cifre da anni, va bene. Tutto vero quello che luccica, l’ho appena visto alle fiere. Questi hanno i soldi, ma cominciano ad avere anche  i problemi di tutti quelli che hanno fatto i soldi. In giro qui a Bangkok (impressione condivisa da molti colleghi indiani) sembra si siano accorti delle crepe che si aprono nella “fabbrica del mondo” con gli occhi a mandorla. Hanno tenuto duro in Tailandia quando si sono visti lentamente sottarre le manifatture delle pietre più economiche. E adesso vogliono tornare a competere. Preparatevi a vedere i prezzi in ascesa, voi che vi siete modellati aggressivi listini su quelli cinesi. Cosa succederà quando alle prime insoffernze salariali si aggiungerà l’apprezzamento dell’RMB?


1 commento

  1. Annalisa Fontana says:

    Grazie a Paolo Minieri per aver posto la classica domanda alla quale è impossibile dare una risposta men che casuale: che cosa accadrà? Ovviamente non lo so né posso saperlo, almeno nei dettagli. Qualcosa, forse, a grandi linee. Posso solo invitare chi ci legge a una riflessione sulla celebre teoria del Cigno Nero, che, intanto, nulla ha da spartire con il film recentemente premiato con un Oscar. Ne ha parlato una nota giornalista – a proposito dello tsunami e non per il terremoto, prevedibile in un Paese ad alto rischio sismico come il Giappone – pronosticando che la Cina potrebbe essere il prossimo Cigno Nero. Vediamo che cosa significa, anzi, che cosa può significare.
    Per molto tempo gli europei furono convinti che esistessero solo cigni bianchi e la loro convinzione rimase salda finché nel mondo conosciuto si videro, appunto, solo cigni bianchi. Poi fu scoperta l’Australia e con essa anche un cigno diverso: la percezione degli europei sul mondo dei cigni dovette cambiare. Nassim Nicholas Taleb scrisse un libro in cui usò l’espressione “cigno nero” per indicare un avvenimento capace di superare qualsiasi aspettativa. Ci sforziamo tutti di trovare una causa per ogni evento basandoci sull’esperienza passata, ma Taleb sostiene che non potremo mai prevedere gli avvenimenti più importanti perché non sono mai accaduti prima (uno su tutti: l’11 Settembre). Secondo Taleb, insomma, dovremmo valutare le previsioni non per la loro attendibilità ma per il male che da certi eventi “imprevedibili” potrebbe derivare.
    Dunque, quando vediamo volare un cigno nero, pensiamo non a ciò che è accaduto, ma a ciò che accadrà.
    Per concludere: come cigno, la Cina non mi pare poi così “nero”. E non intendo dare una banale mano di giallo…


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