di


La fabbrica dell’oro matto

La bigiotteria italiana da decenni arricchisce le pagine delle più importanti riviste di moda e, per capire bene questo fenomeno, è necessario conoscere Casalmaggiore, il primo distretto industriale di bigiotteria in Italia e tra i più importanti a livello mondiale.

7.foto-con-il-carro-allestito-giornata-oro-alla-patria
Foto con carro allestito per la Giornata dell’Oro alla Patria del 1933. In questo periodo il distretto di Casalmaggiore era anche coinvolto nella produzione di anelli in metallo in sostituzione delle vere in oro. Archivio Museo del Bijou

La produzione bigiottiera casalasca nasce nella prima fase dell’industrializzazione italiana all’alba dell’unità nazionale.

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, Giulio Galluzzi rivenditore ambulante di bijoux provenienti dalla Germania, con la crescente richiesta del mercato, si dedica alla produzione di ornamenti in placcato oro.

12
Medaglietta religiosa con l’icona della Vergine Maria e Gesù bambino, metallo e smalto, prima metà del ‘900, foto Maurizio Lodi Rizzini. Casalmaggiore era molto conosciuto nel mondo anche per la produzione di bigiotteria sacra e bijoux souvenir.

Il placcato oro, una sottile lastra metallica rivestita da una ancor più sottile lamina d’oro, è un’assoluta novità e, per la prima volta, viene realizzata dal Galluzzi nel 1882, utilizzando una morsa da fabbro e un martello come laminatoio.

Da questo prototipo partirà la produzione in serie grazie allo sfruttamento del torchio idraulico che differenzierà la produzione italiana da quella tedesca, legata ai processi chimici e galvanici per la doratura dei metalli.

3
Parure intera completa di scatola, immagine tratta dal catalogo della Società Federale Orefici del 1914, Archivio Museo del Bijou

La laminatura di Casalmaggiore consiste in uno strato di oro a 12 o 18kt e, rispetto alla galvanica, è più ricca e duratura anche se, essendo una lamina, può solamente essere lavorata da lastra e non può essere applicata ai prodotti pre-formati.

11
Spilla con forbice che taglia un fiore, metallo dorato, strass, perla di imitazione, smalto, anni ‘40-‘50, foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

I macchinari industriali per la produzione seriale della bigiotteria e dei suoi componenti inizialmente vengono importati da Pforzheim ma già dal primo dopo Guerra, sono reperiti in Italia da nuove aziende specializzate di Milano e Genova.

1
Spilla di gusto vittoriano, stampata a motivo di falsa filigrana con strass e smalti, fine XIX – inizio XX secolo, foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

Fino dagli esordi, la produzione ottiene un grande successo tanto che nel 1906 un gruppo di operai si distacca fondando, sempre a Casalmaggiore, la Società Federale Orefici ottenendo riconoscimenti già in occasione dell’Esposizione Industriale di Torino del 1911.

9
Spilla a forma di cuore trafitto, lastra e smalto, anni ’40. I temi semplici ed ironici sono caratteristici nella crescente autonomia stilistica e iconografica che l’Italia matura nel campo della moda e della bigiotteria a partire dai primi decenni del Novecento. Foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

Con la Prima Guerra Mondiale, il distretto casalasco intensifica l’esportazione verso Francia, Spagna, Grecia, Romania, Russia e supera il continente verso Tunisia, Brasile e Cile.

2
Catalogo della Società Federale Orefici del 1914 con vari bijoux prodotti a Casalmaggiore nella prima metà del XX secolo. Foto Luigi Briselli

Nel 1924 la Società, amministrata da Luigi Zaffanella, con un capitale di 350mila lire, definita dal giornale economico Il Sole “la più importante fabbrica italiana del settore”, partecipa con successo alla Biennale di Venezia.

10
Spilla con insetto, lastra e pietra di imitazione, anni ‘40-‘50, foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

La richiesta di bijoux casalaschi è così alta che Giuseppe Maffei, nel 1920, fonda a Casalmaggiore la ditta Placcato Oro con novanta operai in attivo.

Le tre aziende, nel 1926, decidono di riunirsi nella Società Anonima Fabbriche Riunite Placcato Oro, in seguito S.A. Fabbriche Industrie Riunite (FIR), popolarmente conosciuta con l’epico nome di Fabbricone, con 400 operai in attivo.

4
Cartolina pubblicitaria della FIR del 1930 circa, Archivio Museo del Bijou

Gli anni ’20 e ’30 sono quelli di maggior splendore, caratterizzati dalle medaglie d’oro ottenute all’Esposizione Nazionale di Tripoli del 1927 e alla Fiera Esposizione di Bolzano del 1929 e alla partecipazione della Mostra Arti decorative di Torino del 1934.

8
Spilla con dromedario e palma, metallo e materiale plastico, metà anni 30. L’ispirazione al Nord Africa è collegata alla propaganda coloniale del regime fascista degli anni ‘30. Foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

Nel Secondo Dopo Guerra la FIR inizia a diversificare la produzione creando occhiali e successivamente apparecchi radio ed i primi televisori su licenza della Emerson ma nel 1965 la produzione di bigiotteria, passata in mano agli americani, cessa completamente ed i macchinari vengono convertiti alla produzione di motori elettrici.

6
Due spille raffiguranti le attività sportive di gran moda negli anni ‘30, decorazione a smalto, foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

Fortunatamente gran parte di questo patrimonio, e altro materiale proveniente da donazioni, è oggi conservato presso il Museo del Bijou di Casalmaggiore e permette di passeggiare nella Storia del Costume dalla fine del XIX secolo alla fine del Novecento.

5
Gruppo di spille con uccelli esotici in stile Deco, lastra di metallo bianco colorato ad aerografo, anni ‘20, foto Luigi Briselli, Courtesy Bianca Cappello

Con la cessazione della produzione di bigiotteria nel distretto di Casalmaggiore è tramontata un’epoca ma, come vedremo, in questa fine c’è un nuovo inizio poiché già dagli anni ’40, la produzione di bigiotteria italiana è caratterizzata da linee più esclusive che la consacreranno un elemento indispensabile ad ogni livello della Moda nazionale ed internazionale per tutta la seconda metà del ‘900.

 

 

Fonti

Il Museo del Bijoux di Casalmaggiore, dall’Idea al Progetto, Cremona 1989

Roberto Brunelli, Il Sacro Indosso, I segni di Devozione nei Bijoux di Casalmaggiore, catalogo della mostra 1 dicembre 2001 – 6 gennaio 2002, Museo del Bijoux, Casalmaggiore

Rita Brunetti, Annamaria Galbani, Edoardo Rovida, La Fabbrica dell’Oro Matto, Macchinari e Lavorazioni dell’Antica Industria di Casalmaggiore, catalogo della mostra 12 aprile – 29 giugno 2003, Museo del Bijoux, Casalmaggiore


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *