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La diaspora di Baselworld. Pasquale Bruni “Intraprenderemo un approccio innovativo col cliente”

Si ridisegna lo scenario espositivo elvetico tra il ridimensionamento di Baselworld, la stabilità del sihh, la seconda edizione di Gemgenève e il debutto di Haute jewels

 


Visitatori in calo e brand grandi e piccoli che vanno e vengono: il mondo fieristico elvetico attraversa una fase di evoluzione


Accade nel mondo della moda, dove anche gli eventi di riferimento come la settimana della moda di Milano vedono una maggiore elasticità dei nomi presenti: tanto per fare un esempio, quest’anno Giorgio Armani salta la fashion week maschile di gennaio e opta per una presentazione congiunta uomo-donna all’evento di febbraio. Così, appare trasversale il riassetto delle rassegne di settore che negli ultimi ha interessato anche le principali manifestazioni dell’orologeria e della gioielleria.

Il pensiero va d’istinto a Baselworld, che dei circa 1500 espositori del 2016 ne ha persi, ad oggi, più di 800, avendo ospitato nel 2018 circa 650 aziende, con una durata ridotta di due giorni e riorganizzazione complessiva anche a livello manageriale: al posto dello storico direttore Sylvie Ritter, che si è dimessa, da luglio ha preso le redini dell’organizzazione il manager Michel Loris-Melikoff.

In attesa di conoscere il numero di espositori della prossima edizione (dal 21 a 26 marzo), non ancora disponibile, salta all’occhio l’abbandono perpetrato negli ultimi anni di grandi brand come Hermès, Girard-Perregaux, Ulysse Nardin, Louis Erard, Eberhard & Co, il gruppo Movado, Maurice Lacroix e Corum. Grande assente dell’edizione 2019 sarà certamente lo Swatch Group, che a luglio scorso ha annunciato l’addio alla rassegna elvetica dei suoi 18 marchi: in sostituzione, sembra sempre più verosimile l’organizzazione di un grande evento a Zurigo, in parziale coincidenza temporale con la storica manifestazione. L’agenzia Reuters avrebbe infatti ricevuto l’invito per un appuntamento intitolato “Time to Move” durante il quale dovrebbe avvenire la presentazione delle collezioni di alcuni brand del gruppo.


Fiere in divenire, grandi assenti, eventi privati e nuovi scenari in continuo mutamento


Tra le critiche contestate a Baselworld i prezzi troppo alti e la durata eccessiva: quest’ultima circostanza è stata già affrontata con la riduzione, a partire dall’edizione 2018, da otto a sei giorni. La questione costi è certamente più complessa anche se la nuova direzione della fiera ha cercato di fronteggiarla stipulando accordi con una serie di strutture ricettive, garantendo l’eliminazione di ‘paletti’ come un soggiorno minimo e il divieto di aumento delle tariffe rispetto all’anno precedente.

Di recente, anche l’italiano Pasquale Bruni e lo svizzero de Grisogono hanno annunciato l’addio alla fiera elvetica. Alcuni dei “fuoriusciti” hanno dirottato la propria partecipazione verso altri eventi, altri invece hanno optato per l’organizzazione di eventi privati (de Grisogono, per esempio, presenterà le novità nella Royal Suite al Four Seasons Hotel di Ginevra dal 13 al 18 gennaio).


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Baselworld

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GemGenève

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SIHH - Salon International de la Haute Horlogerie Genève

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Grand Hotel Kempinski Geneva

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Royal Suite Four Seasons Hotel di Ginevra


Oltre a Baselworld, la Svizzera è scenario, al momento, di altri contenitori fieristici come il SIHH, stabile nel 2019 a 35 espositori; GemGenève, evento che ha debuttato lo scorso maggio con poco meno di 150 espositori e che quest’anno, a metà dicembre, aveva già ampliato il parterre con 183 aziende presenti. E, infine, il nuovissimo Haute Jewels Geneva, evento privato della gioielleria con 4 espositori (tra cui gli italiani Roberto Coin e Crivelli, che divideranno gli spazi del Grand Hotel Kempinski di Ginevra con Yoko London – il principale organizzatore – e l’americano Sutra).


Michel Hakimian

“Siamo particolarmente eccitati all’idea di unire le forze per creare un evento privato originale – ha detto il fondatore di Haute Jewels Geneva, nonché Ceo di YOKO London Michael Hakimianche ci permetterà di lavorare più da vicino sia con i principali retailer del lusso sia con i privati dall’alto patrimonio netto”.


Roberto Coin

Per il brand di alta gioielleria Roberto Coin – già presente negli store di oltre 60 paesi – una scelta che non esclude la presenza a Baselworld: “È notizia recente che le fiere di Basilea e Ginevra (il SIHH, ndr, con cui il colosso fieristico ha annunciato una partnership per coordinare le rispettive date) collaboreranno a partire dall’anno 2020 – ha detto a Preziosa Roberto Coin, fondatore e direttore artistico della maison -. La nostra scelta di partecipare quest’anno a Ginevra era basata proprio sull’intuizione di questa imminente collaborazione. Una idea che era nell’aria e che ora è realtà. Il 2019 ci vede dunque presenti sia a Ginevra sia a Basilea, riconfermando l’importanza di Baselworld per il gruppo. Non sappiamo se in futuro parteciperemo ad entrambe le esibizioni o a una delle due, questo dipenderà da quale delle due meglio soddisfa le esigenze della nostra clientela e la nostra strategia commerciale”.


Pasquale Bruni

Il 2019 sarà un anno di “sperimentazione” per Pasquale Bruni, che nei mesi scorsi ha annunciato la scelta di non partecipare né a Baselworld né a Vicenzaoro. Quale strategia ha guidato questa valutazione? “La decisione nasce dall’esigenza di intraprendere un approccio innovativo nei confronti della clientela garantendo allo stesso tempo un supporto a tutta la rete wholesale” spiega Pasquale Bruni.

Quale sarà l’approccio della maison per presentare le nuove collezioni? “Accoglieremo clienti e stampa nazionale e internazionale direttamente ‘a casa nostra’ – prosegue -. Da gennaio apriremo le porte dello storico showroom in Via Manzoni a Milano, uno spazio che racchiude fascino ed eleganza. Qui avremo modo di aggiungere quel touchpoint del costumer journey che non potevamo garantire in fiera. Lo show-room sarà il cuore di attività ed eventi dedicati: questo ci permetterà di avere un contatto ancor più diretto con i nostri partners. Dar la possibilità a chi collabora con noi di assaporare ed immergersi nel mondo Pasquale Bruni, diventa un valore aggiunto al prodotto stesso”.

Una decisione ponderata che nulla toglie al valore aggiunto delle fiere, ma semplicemente segna per l’azienda una nuova era: “Queste manifestazioni sono da sempre dei punti focali del settore – conclude Pasquale Bruni -. Il comparto fieristico ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita e nella distribuzione del brand. Ma oggi sentiamo la necessità di distaccarci dai contesti tradizionali, e aprirci anche ad altri mercati”.


Fabrizio Falcinelli

Questo sarà il secondo anno che mancherà da Baselworld anche Falcinelli Italy, azienda aretina attiva fin dalla fine degli anni Sessanta. “La decisione è derivata da una combinazione di fattori – spiega Fabrizio Falcinelli -: il numero degli espositori in costante diminuzione così come quello dei clienti e al contempo i prezzi altissimi.

Purtroppo, negli ultimi anni non era più la Baselworld di una volta, e lo dico con rammarico perché lì c’erano clienti che non si potevano incontrare altrove”. L’azienda sarà presente ad altri eventi quest’anno? “Per ora no – chiude Falcinelli -: sicuramente osserveremo l’andamento del SIHH e di Gem Genève, per capire se possono fare per noi”.


Giuseppe Casillo

Anche Altanus, brand dell’orologeria prodotto nei laboratori ginevrini di Chênebourg la cui distribuzione mondiale oggi parte dalla sede del Tarì di Marcianise, ha fatto le proprie valutazioni e da 3 anni ha rinunciato alla partecipazione a Baselworld.

“Il rapporto costi-benefici non era più favorevole – spiega il Ceo Giuseppe Casillo -: non registravamo più un’affluenza tale da giustificare le spese da sostenere per esserci. Per fortuna, una parte dei clienti esteri era già fidelizzata e quindi non è andata perduta. C’è anche da dire, però, che è l’intero settore a soffrire, non soltanto il segmento fieristico: nel nostro caso, per esempio, le difficoltà delle economie sudamericane (Venezuela e Argentina, in particolare) ci hanno molto penalizzato. Almeno per il 2019, comunque, non saremo presenti alle fiere organizzate in Svizzera, per ora preferiamo puntare su Vicenzaoro, che ci sta dando una discreta soddisfazione grazie a un’ottima posizione nella Hall principale e un prezzo accattivante”.


Enzo Liverino

Ma il “chi va, chi viene” non travolge solo il Salone dell’orologeria di Basilea: gli adattamenti sono all’ordine del giorno anche nelle altre rassegne elvetiche. Lascia Baselworld per restare in Svizzera, alla rassegna Gem Genève, la Liverino 1894, antica tradizione familiare specializzata nella produzione di gioielli in corallo.

“Dovevamo essere presenti tra gli espositori già alla sua prima edizione – spiega Enzo Liverinopoi per un disguido tecnico abbiamo rimandato a quest’anno. L’ho comunque visitata ed è una bella fiera, i tempi sono giusti così come la location: Ginevra offre una ospitalità più comoda e accessibile. Gli stand, inoltre, sono tutti uguali: sono le vetrine a parlare e questo incontra appieno la mia filosofia”.

La presenza fieristica dell’azienda torrese si è molto modificata negli ultimi anni: prima l’addio a Vicenzaoro, dieci anni fa; poi quello alla fiera di Hong Kong, dove l’azienda non espone più tre anni e, infine, quello a Basilea.

È lo stesso Enzo Liverino a spiegarne le ragioni: “La nostra azienda è sempre più rivolta al mercato produttivo, seguiamo sempre meno il dettaglio: ecco perché pian piano abbiamo rinunciato a quelle rassegne più orientate al retail e abbiamo invece preferito Gem Genève. Più nello specifico, a Baselworld è stato chiuso il padiglione dove erravamo, mentre Ginevra non solo è più adatta in relazione alla nostra clientela tipo fatta soprattutto di marchi francesi e italiani, ma è anche stata organizzata secondo una selezione di nomi di qualità che, per poter partecipare, hanno dovuto dimostrare la sussistenza di requisiti individuati secondo le normative della Cibjo, la confederazione mondiale della gioielleria che fornisce standard condivisi per l’intera industria”.

 

 


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