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La Cibjo al Pacific Precious Coral Forum: “L’industria del Corallo ha a cuore la sostenibilità ambientale”

Il presidente Cavalieri propone l’istituzione di una Commissione dedicata. Tommaso Mazza (Assocoral): “Posizione in linea con la nostra attività in Europa a favore di un uso sostenibile della risorsa”

Un momento del Pacific Precious Coral Forum. Da sinistra, George Lu; Janice Lu; Pornasawat Watanakul, vicepresidente della Commissione Gemmologica di CIBJO; Gaetano Cavalieri, presidente di CIBJO; Ming-Li Hung, a capo della Taiwan Jewellery Industry Association, e Enzo Liverino, presidente del Gruppo di lavoro CIBJO sul corallo prezioso

L’industria del corallo prezioso non è un business insensibile all’ambiente: al contrario, ha forte consapevolezza ambientale, perché dalla salute di oceani e barriere dipende il suo sostentamento”. Così Gaetano Cavalieri, presidente di Cibjo, ha aperto il proprio intervento al Pacific Precious Coral Forum di Taipei, che si è chiuso ieri in Taiwan. Il Consesso ha riunito funzionari di governo, scienziati e membri dell’industria provenienti da  Taiwan, Giappone, Cina, Hong Kong, Marocco, Italia e Monaco, e si è concentrato sull’uso sostenibile delle risorse. Il Forum è stato organizzato dalla Taiwanese Fisheries Agency e dal Council of Agriculture, insieme alla Taiwan Precious Coral Association e con il supporto della Taiwan Jewellery Industry Association.

“L’industria della gioielleria ha già esperienza di confronto con la società civile, per dimostrare che gli oggetti preziosi che produciamo sono una forza positiva e, se da un lato creiamo prodotti non essenziali, essenziale è invece la nostra industria per l’economia mondiale – ha detto Cavalieri -. Le persone hanno bisogno di associare la gioielleria in corallo ad una buona gestione ambientale: i consumatori consapevoli dal punto di vista ambientale non devono certo evitare di acquistare questi prodotti”.

In seno alla Confederazione mondiale della gioielleria presieduta da Cavalieri è stato costituito un gruppo di lavoro sul corallo prezioso: il presidente della Cibjo ha proposto di elevarlo al rango di Commissione vera e propria, che sarebbe incaricata di proporre norme e nomenclature accettate e condivise a livello internazionale, nel quadro di un nuovo Blue Book. Al Forum ha preso parte anche il presidente del gruppo di lavoro sul corallo, Enzo Liverino, imprenditore del settore nell’azienda di famiglia  fondata nel 1894 a Torre del Greco.

“L’armonizzazione delle norme di settore è sempre stata componente fondamentale della missione di Cibjo – ha proseguito Gaetano Cavalieri – e lo è diventato sempre di più man mano che l’economia mondiale è andata globalizzandosi e il commercio internazionale è diventato l’elemento dominante del nostro business. Molto semplicemente, ciò che viene inteso in un paese o in un mercato deve essere compreso perfettamente anche negli altri”. La proposta del presidente della Cibjo è stata ricevuta con calore da tutti i partecipanti al Forum ed è stata sostenuta in prima persona da Ming – Li Hung, presidente della Taiwan Jewellery Industry Association, che ha accettato di chiedere l’adesione a Cibjo come associazione nazionale, e di lavorare verso l’istituzione di una Commissione durante il prossimo Congresso della Confederazione, in calendario a Mosca dal 19 al 21 maggio.

“Siamo assolutamente in linea con gli obiettivi di Cibjo – dichiara Tommaso Mazza (nella foto a sinistra), presidente di Assocoral, l’Associazione Nazionale Produttori di Corallo, Cammei e Materie Affini che riunisce le aziende orafe dello storico polo di Torre del Greco, dove da due secoli si lavorano corallo e cammeo nel rispetto delle norme nazionali e internazionali  – e ci fa piacere che anche un organismo internazionale si stia impegnando a favore di un uso sostenibile della risorsa. Le evidenze segnalate dal presidente Cavalieri sono perfettamente coerenti con ciò che Assocoral sta portando avanti in Europa. Da sempre l’Assocoral persegue una più esaustiva regolamentazione della pesca del corallo rosso affinché sia definita e resa valida per tutti i Paesi del Mediterraneo per conciliare lo sfruttamento sostenibile della risorsa con il mantenimento dei livelli occupazionali di questa antica arte. Attualmente siamo impegnati nella definizione di un piano di gestione sostenibile della risorsa come proposto dal G.F.C.M. (General Fisheries Commission for the Mediterranean, organismo Fao)”.


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