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Kinetic Jewels complicati meccanismi per preziose microsculture in movimento

Orafi e designer si cimentano nella progettazione di complicati meccanismi degni di Leonardo, spinti dalla sfida a superare i limiti imposti dalle dimensioni contenute dei gioielli e dai vincoli estetici che obbligano a nascondere punti di giunzione e ingranaggi, traducendo le logiche di meccanismi cinetici in oggetti così piccoli. Ne nascono microsculture in movimento, la cui complessità è data dal dover prestare estrema attenzione alle proporzioni e alle qualità estetiche.

Piaget, anello della collezione Limelight Party
Piaget, anello della collezione Limelight Party

L’obiettivo, infatti, è quello di creare un gioiello che sorprenda con un meccanismo nascosto, una rotazione inaspettata o una magica trasformazione e non la semplice trasposizione su piccola scala di un ingranaggio meccanico. Le complicazioni introdotte dal movimento cinetico devono necessariamente convivere con la bellezza della creazione, l’armoniosità e il piacere di indossarla. L’interesse per il movimento è trasversale alle tipologie di gioiello e coinvolge indistintamente gli orafi così come artisti del gioiello, progettisti e architetti. Spesso i kinetic jewels sono guidati dallo stimolo a pensare al gioiello non come ad un decoro prezioso per il proprio corpo ma come ad un oggetto in sé, a liberarsi dall’idea dell’ornamento, della sua destinazione d’uso, dei materiali preziosi, e per questo si distaccano dal mondo della gioielleria tradizionale.

    Michael Berger, RK022-3 RING, anello in acciaio con elementi mobili, 2005
Michael Berger, RK022-3 RING, anello in acciaio con elementi mobili, 2005

Negli anni Ottanta Michele de Lucchi ha trasposto i propri codici stilistici in una serie di anelli per Cleto Munari, interpretando il movimento con microsculture da indossare come totem, a metà tra il ready-made e il razionalismo decò. Per Piaget invece il movimento è diventato quasi un obbligo, una sorta di marchio di fabbrica. Che si tratti delle fedine minimal che ruotando mostrano e nascondono i diamanti nella collezione Possession o dei dischi in onice e pavé della collezione Limelight Party che strizzano l’occhio ai vinili e al luccicante mondo della discoteca, ogni volta che una nuova stravagante creazione della casa svizzera si affaccia sul mercato, è un gioco a scoprire dove si cela il trucco.

    Michael Berger, RK049-1P RING, anello oro giallo 18kt con elementi mobili e perla di Tahiti, 2006
Michael Berger, RK049-1P RING, anello oro giallo 18kt con elementi mobili e perla di Tahiti, 2006

Anelli che ruotando cambiano faccia, collane che svelano lati nascosti, superfici che si trasformano nel loro opposto: sono gioielli in continuo movimento che diventano parte della gestualità quotidiana, con cui giocare mentre si inganna un’attesa o si parla al telefono, capaci di diventare una sorta di antistress personale, uno strumento di distrazione, un modo per trovare la concentrazione. I kinetic jewels interagiscono col corpo e con chi lo indossa in modo diverso e non convenzionale: se è vero che il gioiello è quel dettaglio che più di qualunque altro accessorio parla di noi e del nostro essere, questi gioielli raccontano di personalità dinamiche e ironiche, di spiriti ludici pronti al gioco o, al contrario, di persone esigenti, attente ai dettagli.

 Se è nell’indole del designer rincorrere sempre nuove sfide per mettere alla prova le proprie capacità, i movimenti cinetici rappresentano sicuramente un campo da gioco imperdibile.


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