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Nasce Italian Exhibition Group: il primo player italiano per numero di manifestazioni

Da sinistra: Lorenzo Cagnoni, Presidente IEG, Matteo Marzotto, Vice Presidente IEG, Corrado Facco, Direttore Generale IEG, e Roberto Rinaldini
Da sinistra: Lorenzo Cagnoni, Presidente IEG, Matteo Marzotto, Vice Presidente IEG, Corrado Facco, Direttore Generale IEG, e Roberto Rinaldini

Ha il rosso di Fiera di Vicenza e il verde di Rimini il “fiocco” di Italian exhibition group, nato ufficialmente oggi nel quartiere fieristico romagnolo dalla fusione delle due realtà che, con questa operazione, danno vita a un “neonato” che è già il primo player italiano per numero di manifestazioni organizzate direttamente e il secondo per volume di fatturato, con una previsione 2016 di 119 milioni, Ebitda al 19%, pari a 22,1 milioni di euro, posizionandosi al primo posto in termini di redditività, Ebit all’11%, pari a 13,6 milioni e un patrimonio netto di oltre 100 milioni di euro.

Il taglio della torta
Il taglio della torta

Nel suo “corredo” ci sono poi 61 prodotti già in portafoglio, il 90% dei quali di proprietà, nei settori ambiente, tecnologia, intrattenimento, turismo, trasporti, benessere, gioiello e moda, lifestyle & innovazione ed enogastronomia, al quale appartiene appartengono i prossimi due marchi la cui acquisizione verrà annunciata il 3 novembre: Cosmofood e Golositalia, entrambi di proprietà di Mantova In. A questi vanno aggiunti 160 tra eventi e congressi, per un totale di circa 2,5 milioni di presenze tra Vicenza e Rimini nel 2015.

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Matteo Marzotto, Vice Presidente IEG e Lorenzo Cagnoni, Presidente IEG

LA SOCIETÀ
La nuova società ha un azionariato composto dai Comuni, Province e Camere di commercio delle due città, Regione Emilia Romagna e vari soci privati. Presidente è Lorenzo Cagnoni, già presidente della fiera romagnola, con vice il suo omologo veneto Matteo Marzotto, mentre il cda è formato da Barbara Bonfiglioli, Daniela Della Rosa, Maurizio Renzo Ermeti, Lucio Gobbi, Catia Guerrini e Simona Sandrini per Rimini, Luigi Dalla Via per Vicenza. Corrado Facco, direttore generale della fiera berica, rivestirà lo stesso ruolo in Ieg.

LA PRESENTAZIONE
A tenere a battesimo Italian exhibition group, accanto a Cagnoni, Marzotto e Facco, c’erano i sindaci di Vicenza Achille Variati e di Rimini Andrea Gnassi, moderati dal giornalista Paolo Del Debbio.

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«Ciò che ci ha spinti in questa direzione – sottolinea Cagnoni – è che oggi o si aumenta la soglia dimensionale della propria azienda e si diventa uno tra i primi o si è destinati a soccombere. Ora ci aspettiamo un aumento di fatturato e dal nuovo piano industriale un progetto di economie di scala. Da novembre inizierà il lavoro di integrazione vera e propria, nel cui contesto non si può escludere qualche esubero, e saremo nelle condizioni di affrontare mercati internazionali con più capacità e insediarci in Paesi che sono nuove frontiere come Cina, India e Sud America».

«Stiamo aggregando professionalità eccellenti – sottolinea Marzotto – e possiamo competere bene nei nostri quartieri fieristici, ma siamo anche bravi all’estero, al servizio delle filiere del well done in Italy. Oggi c’è un cammino importante, che è quello della quotazione in borsa. Nel nostro logo abbiamo scelto di avere il richiamo all’Italia, il rosso, da sempre in quello di Vicenza, il verde che richiama il “green core” di Rimini e la scritta in inglese, perché siamo rivolti ai mercati di tutto il mondo».

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A ricordare l’importanza di crescere per competere è stato anche Gnassi. «Oggi tra i dieci principali poli fieristici sette sono tedeschi, poi ci sono Parigi, Basilea e solo Milano all’ottavo posto. Crescendo Ieg può entrare tra questi. Avere marchi propri è un valore aggiunto e non dobbiamo dimenticare un indotto di 1-1,4 miliardi di euro. Bisogna poi tenere a mente che il sistema fieristico rappresenta il 50 per cento dell’export italiano, con 60miliardi, ed è l’unico strumento di comunicazione per il 75% delle imprese e l’88,5% delle Pmi».

BORSA E INVESTIMENTI
Tra i prossimi passi c’è la quotazione in borsa, che Cagnoni vede «nella primavera 2018». «La legislazione italiana – evidenzia infatti Variati – mette i sistemi fieristici non quotati in condizioni non competitive». Si è poi parlato anche di investimenti «con un ampliamento di ulteriori 20mila metri quadri del quartiere di Rimini, per 23 milioni di euro», sottolinea il presidente e «riqualificazione infrastrutturale dell’ultima parte di fiera per 20-25 milioni», spiega Facco. Che continua «partiamo da una base solida di professionisti, con cinque sedi: due a Rimini, una a Vicenza, una a Milano e una a Torino. Questa è solo la partenza, ma è una foto dell’Italia che funziona».

ORO
«Per quanto riguarda le manifestazioni di Vicenza – prosegue Facco -, continua l’integrazione con il sistema moda, come richiesto dal ministero: si evolve Dubai, diventando una vera e propria settimana del lusso, estesa ad altri settori, il cui brand principale resta comunque VicenzaOro; abbiamo spostato le date di settembre, in sovrapposizione con la Milano Fashion Week e c’è un dialogo sempre più serrato con Arezzo, dove il Governo spinge perché vi sia una sempre maggiore sinergia e ci invitano a valutare con molto interesse la gestione di OroArezzo da parte del team di Vicenza. L’accordo con Arezzo che deve essere chiuso entro un mese al massimo, sotto l’egida del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e del viceministro Scalfarotto, dovrebbe portare a individuare una chiara pipeline di governance anche dell’evento OroArezzo. Questo dovrebbe far sorgere un team unico di gestione e una valorizzazione del brand a livello internazionale.

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FUTURO
Quello di oggi, però, è appunto solo l’inizio. Il futuro è che altri soggetti possano entrare a far parte di Ieg. A partire dai “vicini” emiliani. «C’è una dichiarazione di interessi tra Rimini, Bologna e Parma, che rappresentano il sistema fieristico emiliano romagnolo – spiega Facco – questa può essere un’ipotesi di ampliamento, come non si preclude, anzi si auspica un dialogo con altre realtà italiane, che stanno guardando con interesse alla nostra aggregazione». E la porta non sarebbe chiusa nemmeno a Verona. «Se manifestassero interesse – conclude Variati – si potrebbe aprire un dialogo, ma è chiaro che oggi il contesto e le condizioni sono cambiati».


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